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Il giorno del Pride
Tutta la cronaca e le immagini della manifestazione omosex di questo pomeriggio. Il silenzio su viale dei Martiri e la bandiera Arcigay sul Generale Giardino. Momenti di tensione, controllati dalle forze dell'ordine, al passaggio vicino al Ponte
Pubblicato il 30 giu 2012
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C'è anche la drag queen bionda platino che danza sopra il camioncino che apre la sfilata, con la musica che sprizza dagli amplificatori. Per il resto è tutto un miscuglio di bandiere e striscioni, e di persone desiderose di trascorrere un pomeriggio in un clima di festa annunciata.
Il segretario provinciale di Rifondazione Comunista Giuliano Ezzelini Storti, che ha fatto la naja negli alpini, sfila - come promesso - col suo cappello con la penna nera del 7° Reggimento. C'è anche, fra i tanti, il prof. Vittorio Andolfato, presidente dell'associazione 26 Settembre. Dice che ha deciso di partecipare “dopo le parole dell'assessore Elena Donazzan”. E ancora la Rete Genitori Rainbow, l'Agedo (Associazione Genitori di Omossessuali), Arcigay, Sinistra Ecologia Libertà, Amnesty International di Cittadella: solo alcune delle varie e diversificate sigle che hanno risposto all'invito del Circolo Tondelli Glbt di Bassano.
Seguito da una selva di fotografi e telecamere, e guardato a vista da un corposo servizio d'ordine, il Bassano Pride - primo omosex Pride di Bassano del Grappa, e il secondo in assoluto nel Veneto - prende il via poco prima delle 18 dal viale della stazione. Al passaggio in viale delle Fosse, il colorito corteo si comincia ad animare, a beneficio della gente che dai tavolini dei bar, dai marciapiedi del boulevard e dagli usci dei negozi assiste curiosa, commentando sottovoce.
Foto Alessandro Tich
Ma c'è anche chi durante la manifestazione, sporadicamente, la voce invece la alza: qualche automobilista di passaggio e qualche gruppetto di giovani gridano cose come “malati” oppure “andate a casa”, beccandosi come risposta risate ed applausi.
Il primo vero e proprio happening - e in quanto tale, inatteso - avviene al Generale Giardino. Un esponente dell'Arcigay, seguito poco dopo da altri partecipanti, sale sul monumento con la bandiera dell'“Associazione lesbica e gay italiana” che appoggia attorno la cinta dell'incolpevole Generale.
La scena provoca l'indignata reazione di alcuni bassanesi che osservano quanto sta accadendo dal Caffè Italia. “E' un monumento storico, non va bene - ci dicono -. Che facciano pure la festa, ma i monumenti si devono rispettare, e le forze dell'ordine stanno lì a guardare.”
E' l'ingresso al punto sensibile del percorso: viale dei Martiri. Attraversata la Porta delle Grazie, la rumorosa sfilata, in segno di rispetto, zittisce. Il camioncino apripista spegne gli altoparlanti: saranno riaccesi, con la ripresa di musiche e danze, all'imbocco di piazzetta Zaine.
“Orgoglio, orgoglio, orgoglio gay. Fiero di essere quel che sei”: è lo slogan che accompagna il popolo omosex al suo arrivo in piazza Libertà. E' il preludio al secondo punto caldo del percorso del Pride: il passaggio vicino al Ponte degli Alpini, escluso come noto al transito dei manifestanti.
Mentre il corteo è ancora a metà di discesa Gamba, all'ingresso del Ponte lato Nardini si schierano gli agenti del pronto intervento della Polizia. Sul posto anche il dirigente del Commissariato di PS di Bassano, David De Leo. Contemporaneamente, un gruppo di persone che si qualificano come appartenenti a “diversi movimenti politici” blocca simbolicamente l'accesso al Ponte esponendo uno striscione con la scritta “Famiglia e tradizione contro la vostra perversione. No al gay pride”. E' il momento di massima tensione: al passaggio del Pride, volano i gesti e le parole grosse dei contestatori corrisposte, dall'altra parte, da urla e fischi di replica. Il cordone di sicurezza predisposto dalla Polizia di Stato evita il peggio e il Pride bassanese può concludere senza incidenti la sua sfilata - immortalata anche dalla nostra photogallery - in piazzotto Montevecchio.
Giuseppe Sartori, presidente del Circolo Tondelli Glbt, inizia la serie degli interventi sul palco. “Il Pride è di tutti e per tutti - afferma al microfono -. Bassano è una città plurale e colorata, che ci vede insieme uniti contro le esclusioni e le divisioni. L'unica cosa che crea inquietudine non è il Pride, ma la violenza dell'omofobia nel linguaggio, nei luoghi di lavoro, nelle strade. E da Bassano oggi sta nascendo il Coordinamento Veneto Glbt. Chiediamo pari dignità e il riconoscimento giuridico di tutte le forme di amore.”
“Quando la critica assume il sapore di censura preventiva o volontà di vietare - sottolinea nel suo intervento il vicesindaco Carlo Ferraro, riferendosi alle polemiche di questi giorni - un umore oscurantista evidentemente la pervade. Questa città è ospitale, accogliente e libera.”
Seguono altre testimonianze al microfono, al termine delle quali ripartono le musiche. E la sigla finale del Bassano Pride, che riecheggia dal piazzotto Montevecchio, non può che essere “I Will Survive”: la canzone di Gloria Gaynor riconosciuta come inno universale del movimento Glbt, simbolica anteprima della festa di questa sera al Monte Crocetta.
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