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Nel mezzo del cammin di nostro Ponte
Dalle foto “dantesche” di Marco Sartori per Bassano Fotografia emerge la poliedricità della città di Bassano come luogo ispiratore delle espressioni della creatività
Pubblicato il 28 ott 2021
Visto 10.618 volte
Nel mezzo del cammin di nostro Ponte passa la bellissima Beatrice mentre Dante, il Sommo Poeta che l’ha resa immortale, appoggiato alla balaustra del poggiolo la ammira estasiato.
Eh già: tecnicamente la superficie del monumento dove transitano i pedoni si chiama “piano di calpestio”, ma immaginarlo come il “piano del cammin” è tutta un’altra cosa. E chissà come il buon Alighieri avrebbe descritto il lungo e travagliato restauro del Ponte medesimo e chi - tra i protagonisti politici, burocratici e tecnici dell’infinita vicenda - avrebbe rispettivamente collocato all’Inferno, al Purgatorio e in Paradiso.
Ora però che il nostro Monumento Nazionale è tornato a riveder le stelle, dopo il taglio del nastro di domenica 3 ottobre, possiamo anche giocare un po’ sulla sua natura di suggestiva “location” per iniziative artistiche e culturali che si fondono con le sue architetture. Esattamente come ha giocato, per l’edizione 2021 di Bassano Fotografia che si concluderà lunedì prossimo 1 novembre, il fotografo di Arsiero, nato a Thiene e oggi residente a Bassano, Marco Sartori.
Marco Sartori: Dante 2021 - Incontro sul Ponte
La scena fotografica di Dante che dal Ponte di Bassano si gode la visuale nobilitata dal passaggio di Beatrice, è infatti opera sua. Sartori ha estrapolato le figure dall’immagine public domain di un dipinto (“Dante e Beatrice”, di Henry Holiday), con studiata inquadratura ha quindi scattato una foto di quotidiana normalità dall’interno del Ponte e infine ha unito le due cose.
Risultato: guardate l’immagine pubblicata sopra.
Questa e altre cinque fotocomposizioni di Marco Sartori sono ben visibili al pubblico bassanese, essendo esposte sulle vetrine della galleria d’ingresso della Biblioteca Civica.
E non possono non attirare l’attenzione, perché irradiano la curiosità dell’insolito.
C’è Caronte, il traghettatore di anime ritratto da Gustave Doré, che rema con energia sulle acque impetuose e a noi ben note del fiume Brenta, col campanile della Cappella Mares di Villa Ca’ Erizzo Luca sullo sfondo. C’è ancora Dante, ripreso dal celebre affresco quattrocentesco di Andrea del Castagno conservato agli Uffizi, che decide di fare un salto alla Libreria di Palazzo Roberti, ricordandosi all'ingresso di igienizzare le mani. Mentre Paolo e Francesca, ritratti nel dipinto di Jean-Auguste-Dominique Ingres esposto al Musée Condé nel castello di Chantilly, si scambiano effusioni amorose sotto l’influsso romanticamente benefico della statua del “Bacin d’amor” di Severino Morlin in piazzetta Angarano.
Strepitosa l’immagine, ambientata nuovamente sul Ponte, di “Dante che fugge dalle Tre Bestie”, plastica figura dell’autore della Divina Commedia tratta dall’acquarello del grande poeta (soprattutto) e pittore inglese William Blake: al posto della lonza, del leone e della lupa, però, a far fuggire il Poeta sono tre piccoli cagnolini mentre il loro proprietario, personaggio noto in città, corre invece in direzione opposta.
Conclude il sestetto di fotografie fantasy la foto intitolata “Sante donne”: l’istantanea di quattro suore che per il caldo si rinfrescano i piedi nell’acqua del Brenta, in mezzo alle quali “posa” la Beatrice ritratta nella tela “Dante e Beatrice” del pittore napoletano tardo-ottocentesco Salvatore Postiglione. È l’unica opera in mostra che rielabora una fotografia che Marco Sartori aveva già nel suo archivio. Tutte le altre sono state pensate “ad hoc” e realizzate appositamente per Bassano Fotografia 21, dedicata quest’anno al tema “L’essenziale”.
E ciò che emerge di essenziale, scoprendo queste immagini, è la poliedricità della nostra città di Bassano come luogo ispiratore, e insieme come luogo ospitante, delle espressioni della creatività. Ovvero, come in questo caso, della creatività fotografica.
“Queste foto io le chiamerei “un gioco”, un collage dal punto di vista tecnico con una post-produzione - mi spiega Marco Sartori -. È una cosa che per me è quasi strana, perché in generale non sono un appassionato di fotoritocco. Sono molto tradizionalista per quanto riguarda la fotografia. Prediligo la fotografia di strada, l’attimo colto ma che abbia un significato che va al di là, che sia una metafora. In questo caso però, quando sono stato contattato dal curatore di Bassano Fotografia Mario De Marinis per esporre in Biblioteca, avevo un grande punto di domanda in testa, non sapendo cosa esporre. Perché tra il lockdown, eventi a cui non ho partecipato e poche occasioni di uscire l’unico soggetto a cui facevo le foto era mio figlio. Pensavo a che cosa poter pescare dal repertorio.”
“Poi - continua il fotografo - il direttore della Biblioteca Stefano Pagliantini mi ha ricordato che quest’anno cadono i 700 anni dalla morte di Dante, in contemporanea c’era anche una mostra di un illustratore per bambini sulla Divina Commedia, sarebbero stati esposti anche dei libri sul tema e quindi mi ha detto che sarebbe stato carino fare qualcosa su Dante. Ci siamo salutati e mi sono chiesto: “e io adesso cosa faccio?”. Non volendo cadere nel cliché di prendere dei figuranti, vestirli e quant’altro, non sapevo bene come interpretare il tema e mi sono trovato di fronte al solito dilemma “del foglio bianco”.”
Si rischiava un caso di “blocco del fotografo”. Ma, come dice il solito saggio: “Al fianco di un grande creativo c’è sempre una grande donna”.
“Mi è venuta in soccorso, quasi all’ultimo, mia moglie Elena - racconta infatti Sartori -. Che mi ha detto: “perché non fai qualcosa come nei sogni, come quando sogni dopo avere letto un libro che ti ha appassionato, o hai visto una serie Tv eccetera, prendi un personaggio e lo inserisci nel contesto dove vivi?”. È qui che mi si è accesa una lampadina e ho pensato di prendere i personaggi della Divina Commedia, un’opera che è una allegoria totale, per poter fare un’allegoria con dei personaggi di Dante e inserirli nel contesto urbano di Bassano.” “Mi sono focalizzato sui dipinti e l’ostacolo principale è stato quello di trovare dei dipinti che fossero liberi da diritti d’autore - prosegue -. Sono riuscito alla fine a trovare dei soggetti che sono liberi da copyright, da poter usare come “figurine” per queste foto. La cosa invece divertente è stata quella di trovare gli scenari dove inserire questi personaggi. Una volta trovati anche i quadri, la cosa è stata facile. Ho realizzato le foto nel giro di una settimana, in tempo utile per l’inaugurazione di Bassano Fotografia.”
Ma, fotograficamente parlando, per un fotografo come Marco Sartori la città di Bassano è più un Inferno, un Purgatorio o un Paradiso?
“Bassano io la vedrei più un Paradiso - mi risponde -. Anche Caronte che attraversa il Brenta in realtà fa sorridere. Io a Bassano ci vivo da cinque anni, quindi dico che sono quasi ancora un turista e quindi ho forse l’occhio un po’ più innocente rispetto a chi ci vive da sempre. Sono più portato a cercare le cose che mi piacciono, che magari qualcuno dà per scontate come succede a tutti. Bassano, effettivamente, è un’oasi rispetto a tanti altri posti. Quindi, dal punto di vista estetico, panoramico, architettonico, ha degli scorci veramente suggestivi e delle icone, come la statua dell’alpino tra Angarano e il Ponte Vecchio.” “Sono posti che comunque sono sotto gli occhi di tutti, ci passano tutti, residenti e turisti - conclude Sartori -. Non è una “ruffianata” nei confronti della città, secondo me Bassano è un Paradiso ed è un biglietto da visita in più, con un’accezione positiva.”
Forse sarebbe d’accordo anche Dante, appoggiato alla balaustra del Ponte, estasiato davanti alla sua Beatrice magari dopo aver anche sorseggiato un “mezzo e mezzo del cammin di nostra vita”.
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