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Dopo le polemiche per la defezione di Marostica, la presidente degli Albergatori Caterina Bonotto sposa la causa del Marchio d'Area Territori del Brenta. “Passare dal turismo del “proprio orticello” al Turismo Internazionale di Destinazione”

Pubblicato il 30-04-2019
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Ci sono talvolta notizie che sbucano dalla porta di servizio. È il caso della defezione del Comune di Marostica dal progetto Marchio d'Area Territori del Brenta.
Una notizia che l'Amministrazione comunale marosticense, retta dal giovane sindaco leghista Matteo Mozzo, non aveva fatto oggetto delle proprie comunicazioni alla stampa. Né tanto meno - e vorrei dire comprensibilmente - la rilevante news è stata resa nota dal direttivo dell'iniziativa di marketing territoriale targata TdB.
A rompere le uova nel paniere ci ha pensato il candidato sindaco bassanese del centrosinistra Angelo Vernillo, che trasmettendo alle redazioni lo scorso 24 aprile un comunicato stampa in tema di turismo ha svelato gli altarini, prendendo di mira “l'isolazionismo della Lega” che a Marostica “ha abbandonato il progetto”.

Foto Alessandro Tich

Poi il sindaco Mozzo, sul Giornale di Vicenza, ha dichiarato che “il Marchio d'Area non dovrebbe essere l'ennesimo carrozzone da finanziare a beneficio di pochi” e che la sua Amministrazione ha sollevato perplessità, fino adesso “non ancora chiarite”, soprattutto “in merito alla gestione economica” del progetto. Poi la madre di tutte le dichiarazioni: “Marostica non ha mai aderito formalmente e quindi non può nemmeno essersi ritirata”. Da qui la decisione, da parte del Comune scaligero, “di non aderire al Protocollo di Intesa generico per la costituzione del Marchio d’Area Territoriale che riteniamo una complicazione dell’esistente quadro istituzionale, preferendo operare in organismi già attivi, come l’Ipa Pedemontana Veneta e l’Ogd Terre Vicentine”.
Eppure era stata proprio l'Ipa (Intesa Programmatica d'Area) Pedemontana del Brenta - e non Ipa Pedemontana Veneta, come la chiama Mozzo - ad accogliere nel 2016 la proposta dell'associazione Territori del Brenta alias TdB di promuovere il famoso “tavolo di marketing territoriale”, progetto di falegnameria turistica che ha tra i suoi obiettivi prioritari quello di elevare l'attrattività locale con lo strumento del Marchio d'Area.
E tra i 17 Comuni aderenti all'Ipa Pedemontana del Brenta (più altri due che fanno parte del progetto Marchio d'Area) c'è anche Marostica. E allora Marostica, tramite l'organismo sovracomunale, aveva aderito formalmente a TdB oppure no?
Permane, per il momento, uno dei misteri del Brenta.
Nel frattempo la notizia - che dal campo turistico-economico ha trasbordato in quello politico - ha inevitabilmente provocato movimenti ondulatori e sussultori nella più ampia tematica di quella “leadership del territorio” di cui in molti, in questa campagna elettorale, si riempiono la bocca. Oggi tuttavia la questione rientra nei ranghi del dibattito più consono agli addetti ai lavori, attraverso un comunicato stampa trasmesso alle redazioni dalla presidente della categoria Albergatori di Confcommercio Bassano Caterina Bonotto.
“La categoria Albergatori di Confcommercio Bassano, senza voler minimamente entrare nelle dinamiche politiche attuali, vuole, se mai ve ne fosse ancor necessità, intervenire per sottolineare l’importanza strategica del Marchio d’area Territori del Brenta - afferma la nota della referente di categoria -. Ciò che più sta a cuore è capire quali saranno i piani di sviluppo turistico, non solo della nostra città ma anche di quelle limitrofe, convinti che nessuna politica economico-turistica possa avere una qualche possibilità di successo chiudendosi all’interno delle proprie mura cittadine.”
“Per questo motivo - prosegue la presidente degli Albergatori - la nostra Associazione ha sostenuto fin dall’inizio il progetto Marchio d’Area Territori del Brenta, di cui sono promotori gli operatori locali, le Associazioni di categoria e i 19 Comuni del nostro territorio. Dal nostro punto di vista, il progetto, a prescindere dagli esiti elettorali, deve essere collegialmente sostenuto perché è da considerarsi a lungo termine nonché necessario all’indotto economico del territorio al fine di uscire dall’anonimato turistico, presentandosi al mercato come “Destinazione” e con un proprio Brand.”
“Visti gli ultimi accadimenti - aggiunge -, esprimiamo la nostra preoccupazione in ordine al futuro del Marchio d’Area e ci auguriamo che per il bene di tutta la comunità dei Territori del Brenta, si faccia fronte comune con l’obbiettivo di passare dal turismo “del proprio orticello” al Turismo Internazionale di Destinazione.”
“Auspichiamo - conclude Caterina Bonotto - che il Direttivo del Marchio d’Area Territori del Brenta, rappresentativo di 150 mila abitanti, continui la propria attività informativa verso le imprese e le Istituzioni per far capire quanto importante sia la promozione turistica coordinata in un unico brand. Il tutto nel pieno rispetto della Legge regionale 11 e delle direttive della Comunità Europea. Solo così il nostro territorio potrà sperare di avere un futuro e l’attenzione che merita.”
TdB, Tvb.

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