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Il malloppo
Dossier di 569 pagine del consigliere regionale Sergio Berlato su presunte “destinazioni distorte” dei fondi regionali per la formazione professionale. L’assessore alla Formazione Donazzan: “Berlato ce l’ha con me, è un fatto personale”
Pubblicato il 16 ott 2015
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Un bel malloppo. 569 pagine in tutto, corredate di materiali, segnalazioni e documenti. E’ il contenuto del voluminoso dossier raccolto dal consigliere regionale vicentino di Fratelli d’Italia Sergio Berlato su presunte “destinazioni distorte” dei soldi stanziati dalla Regione Veneto per la formazione professionale.
Secondo le accuse di Berlato, circa due terzi dei fondi destinati dal Veneto a questo specifico comparto (e cioè circa 80 dei 120 milioni di euro di risorse regionali, statali ed europee erogati dalla Regione agli enti di formazione) non finanzierebbero i corsi, ma sarebbero dirottati “altrove” dentro il sistema, oliando i meccanismi interni del mondo della formazione tramite un meccanismo sotterraneo di consulenze “obbligate”.
Berlato afferma che la documentazione gli è stata recapitata “da alcuni operatori della formazione professionale che hanno deciso di denunciare un presunto sistema esistente in questo settore mirante ad utilizzare in modo distorto i fondi pubblici”.
Il presidente della Terza Commissione Consiliare "Istruzione e Formazione" Sergio Berlato e l'assessore regionale alla Formazione Elena Donazzan
Con una lettera destinata al presidente della Regione Luca Zaia, al presidente del consiglio regionale Roberto Ciambetti e al presidente della Quarta Commissione Consiliare “Valutazione delle politiche pubbliche” Giampiero Possamai, Berlato ha trasmesso una sintesi della corposa documentazione raccolta, nell’auspicio che le tre autorità politiche “dopo aver fatto le opportune verifiche sulla corrispondenza dei fatti, confermino la piena regolarità della gestione dei fondi pubblici destinati alla formazione professionale in Veneto”.
“Come è successo anche per la denuncia del malaffare nel sistema delle opere pubbliche nel Veneto di cui il Mose parrebbe essere solo una significativa testimonianza - commenta Sergio Berlato in un comunicato stampa trasmesso in redazione -, mi sono limitato a consegnare alle autorità competenti la documentazione pervenutami da alcuni operatori del settore, limitandomi a fare alcune precise domande.”
Tra le domande poste da Berlato, in veste anche di presidente della Terza Commissione Consiliare, che tra le sue competenze ha anche quella sulla formazione professionale: “se i fondi destinati alla formazione professionale vengano tutti destinati alla formazione dei giovani in cerca di opportunità lavorative o se invece una parte consistente degli stessi venga utilizzata solo a beneficio dei formatori”; “se il sistema delle consulenze sia uno strumento per la distrazione delle risorse pubbliche”; “se il sistema preveda strane commistioni tra controllori e controllati, tanto da far coincidere e sovrapporre ruoli e funzioni che invece dovrebbero rimanere ben distinti”; “se il criterio di riconoscimento dei costi sostenuti dagli enti di formazione, in base ai costi standard o in base ai costi reali, sia uno strumento per selezionare i destinatari dei fondi pubblici”; “se la giunta regionale sia al corrente di quanto accade nelle proprie strutture tecniche o se si limiti ad avallare scelte fatte esternamente alla giunta stessa”.
Il dossier descrive un presunto meccanismo di “abusi” che la struttura regionale interessata nasconderebbe “tra le “regolarità” formali delle disposizioni normative”. Nel corposo faldone, come si legge oggi sul “Gazzettino”, “si fanno nomi, cognomi, dettagli professionali e anche personali”.
“Alla luce della documentazione pervenutami non attraverso una lettera anonima, ma attraverso missive firmate da persone che si assumono la paternità e la responsabilità di quello che scrivono, si chiede alle autorità competenti di fare piena luce sul settore della formazione professionale” - aggiunge il coordinatore regionale di Fratelli d’Italia , che si riserva di consegnare la documentazione anche alle autorità giudiziarie.
Il dossier è incentrato su un presunto sistema di gestione poco trasparente del settore che sarebbe stato messo in piedi dal dirigente regionale della Formazione Santo Romano, coadiuvato da alcuni suoi collaboratori collocati negli uffici “strategici”.
Il dirigente Romano - come riporta oggi sempre il quotidiano “Il Gazzettino” - preferisce non rilasciare dichiarazioni in merito e dice di “essere tranquillo”.
Ma è inevitabilmente chiamata in causa anche l’assessore regionale alla Formazione Elena Donazzan, di Forza Italia, già storica pupilla di Berlato e oggi sua dichiarata avversaria “interna” nel centrodestra.
La quale liquida la questione in poche parole: “Berlato ce l’ha con me, è un fatto personale - ha dichiarato la Donazzan ancora al “Gazzettino” -. Non ha accettato la rottura politica e passa il suo tempo a fare del danno all’amministrazione regionale, tra l’altro al settore della formazione che è un fiore all’occhiello.”
In data odierna la giunta regionale ha intanto provveduto a trasmettere alla Procura della Repubblica il dossier raccolto da Berlato.
“La giunta regionale, nel corso degli ultimi anni - dichiara un comunicato della Regione trasmesso nel pomeriggio in redazione -, ha provveduto a trasmettere copioso materiale alle competenti Autorità (Guardia di Finanza, Procura della Repubblica e Corte dei conti) in merito alle indagini di Polizia Giudiziaria in corso, scaturite dalle denunce effettuate dalla stessa giunta nei confronti degli Enti Agenzia Formazione Lavoro di Padova, Accademia la Parigina di Treviso e Cfp Ipea di San Donà di Piave, formulate da ottobre 2014 fino ad oggi.” “Relativamente all’attività di formazione iniziale - conclude la nota da Palazzo Balbi a Venezia - si è provveduto ad effettuare controlli di attività ispettiva sul 100% dei progetti e degli enti di formazione.”
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