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L'assenza a Carpanè, il ruolo dei Comitati, i rapporti con Chisso, le responsabilità della Regione. Intervista al sindaco di Romano Olivo, attaccata dalle minoranze, sulla Nuova Valsugana: “Chiedere la posizione dei sindaci non porta a nulla”
Pubblicato il 26 gen 2015
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Rossella Olivo? “Assente”.
La mancata partecipazione del sindaco di Romano d'Ezzelino all'incontro con le Amministrazioni di mercoledì 21 gennaio, organizzato a Carpanè di San Nazario dall'Assemblea dei Cittadini e dei Comitati contro la Superstrada a pagamento Nuova Valsugana, ha dato fuoco alle polveri delle opposizioni del suo Comune.
Maurizio Carlesso, capogruppo di minoranza di Romano Libera, intervenendo tra il pubblico a Carpanè ha definito “scandaloso” il fatto che il sindaco del suo Comune non sia intervenuto alla serata, promossa dai Comitati per ascoltare in viva voce la posizione dei primi cittadini sul project dell'infrastruttura.
Il sindaco di Romano d'Ezzelino Rossella Olivo (foto: archivio Bassanonet)
Mentre Cuore Civico, il movimento che in consiglio comunale a Romano esprime l'omonimo gruppo di minoranza, nel suo sito internet ha postato un intervento - intitolato “Valsugana: le mirabolanti peripezie di Rossella Olivo” - che criticando l'assenza del primo cittadino romanese all'incontro pubblico sulla superstrada e le sue successive dichiarazioni alla stampa riesuma al contempo, con tanto di video, l'assemblea pubblica del febbraio 2012 convocata dal sindaco a Romano sul progetto Valsugana con l'allora assessore Renato Chisso, oggi indagato a seguito dello scandalo Mose. Assemblea che - sostiene Cuore Civico - invece di essere “sede di contrapposizione, di lotta” si è svolta “tra sorrisi e tarallucci e vino”, essendo Chisso “appartenente “alla sfera Galan” di Forza Italia, la stessa area di riferimento di Rossella Olivo”.
Ancora il post del gruppo politico rimarca che sull'infrastruttura “l'Amministrazione Olivo è sempre stata favorevole”, salvo cambiare “dal SI Valsugana di ieri al NO Valsugana di oggi” (www.cuorecivico.it/index.php?option=com_content&view=article&id=404:peripezie&catid=24&Itemid=307).
Fin qui l'attacco delle opposizioni. Sentiamo quindi le ragioni del sindaco di Romano, che nel dichiararci di “non essere mai stata favorevole alla Nuova Valsugana” ma di “aver lavorato, come richiesto dalla Regione, su un progetto che era stato dichiarato di pubblica utilità”, ribadisce “l'inutilità di chiamare in causa i sindaci in questa questione” rispondendo alle nostre domande nell'intervista che segue.
Dunque, sindaco Olivo, può dirci una volta per tutte perché non ha partecipato alla serata di Carpanè?
“Sono stata invitata solo per conoscenza e non ho ritenuto di essere presente per due ragioni. La prima è una ragione di forma: o un sindaco viene formalmente invitato per dargli la possibilità di intervenire oppure non lo si invita. Ricordo che a Romano c'è stata una riunione indetta da uno dei Comitati nella sala parrocchiale di Romano capoluogo, a cui non ero stata invitata. In quella occasione ho ritenuto di intervenire come sindaco e come cittadino. Mi è stato espressamente chiesto di non intervenire, perché non ero stata invitata, né come sindaco né come cittadino. Ho rispettato la richiesta anche se avrei voluto replicare ad alcuni interventi pressapochisti e denotanti una non conoscenza della questione. La forma va rispettata, e la persona che a Carpané ha gridato allo scandalo perché non c'ero è la stessa persona che avrebbe gridato allo scandalo se fossi stata presente, accusandomi di “mania di protagonismo”. Le basse provocazioni politiche a me non piacciono, ci vuole chiarezza nel fare le cose. Ricordo anche che i due capigruppo di minoranza Mauro Pozzobon di Cuore Civico e Maurizio Carlesso di Romano Libera, pur avendo portato loro in consiglio comunale un Ordine del Giorno contro il progetto della Valsugana, al momento del voto si sono alzati e se ne sono andati, ed è stata la maggioranza a votare contro la Valsugana.”
E la seconda ragione?
“La seconda ragione per cui non ho partecipato è evidente, e logica anche.
Devono essere chiari per tutti, anche per i Comitati, i compiti e i ruoli.
Perché non è di nessuna competenza la scelta di una strada del genere da parte dei sindaci. Possiamo dire “sì” o “no” ma è solo un'opinione nostra, addirittura personale, che non ha alcun valore. Chi ha voce in capitolo su questa questione è la Regione. Allora mi chiedo come mai i comitati non abbiano mai invitato ai tavoli di discussione i rappresentanti regionali, almeno quelli eletti nella nostra provincia. Solo loro possono dire i “sì” e i “no”. A me non va neanche di sostituirmi a chi deve assumersi le responsabilità. Faccio fatica anche a capire i colleghi sindaci che non mettono i puntini sulle “i”. Non lo dico io, lo dice la legge: l'organo che emette un atto è l'organo che può revocarlo. La Regione Veneto può togliere la pubblica utilità della Nuova Valsugana perché è l'organo che l'ha anche posta. E sull'eventuale sanzione che viene annunciata nel caso del ritiro della delibera sul project, tranquillizzo tutti i cittadini. Se la sanzione ci fosse, è la giunta regionale che risponderà a questa e che si esporrà a danno erariale, e quindi alla Corte dei Conti. Noi sindaci non rispondiamo niente di questo, non abbiamo firmato nessun atto sulla Valsugana. Chiedere la posizione dei sindaci è una cosa che non porta a nulla. Chiedano la posizione alla Regione, questa decide.”
Però la Regione, nella figura dell'allora assessore Renato Chisso, lei a suo tempo l'ha portata a Romano in tema di Valsugana...
“Quando è partito il progetto, come ha detto anche il collega Ferazzoli di Cismon, il territorio non era stato consultato. Ci è stato presentato il progetto, una volta che la giunta regionale lo aveva dichiarato di pubblica utilità, e su quello ci è stato chiesto di presentare le nostre migliorie sulle quali abbiamo lavorato. Ricordo anche che il progetto è stato presentato tra dicembre 2011 e gennaio 2012. Io non mi sono nascosta dietro a niente e nulla ho tenuto nascosto. Nel maggio del 2012 ci sarebbero state le elezioni amministrative a Romano e da sindaco io avrei potuto, per evitare critiche politiche, tenere in sordina l'argomento. E invece già a febbraio ho ritenuto di fare un incontro pubblico con la cittadinanza, con la struttura tecnica della Regione e con l'assessore Chisso presentando il progetto e quali sarebbero state le opportunità e le problematiche per il Comune. Nei mesi successivi ho affrontato la questione della superstrada in maniera dettagliata, con più incontri tra la cittadinanza e i tecnici della Regione, frazionati per zone. Ci sono state otto riunioni pubbliche sulla Valsugana, con la massima trasparenza. Ho sempre lavorato sul progetto perché è stato detto, non solo a me ma a tutti i Comuni, che era di pubblica utilità e su questo si doveva lavorare.”
E la sua “vicinanza” a Chisso?
“E' evidente che all'incontro in febbraio ha partecipato anche Chisso. Sarebbe stato ridicolo se io avessi invitato l'assessore regionale ai Servizi Sociali per un tema di infrastrutture. Era normale la mia confidenza con l'assessore Chisso, perché da quando sono sindaco, e cioè dal 2004, visto che il mio Comune è interessato da infrastrutture importanti, Pedemontana in primis, ho sempre tenuto i contatti con Chisso e la Regione. Quando sono arrivata io la Pedemontana divideva in due la frazione di Sacro Cuore e con un lavoro intenso con la struttura regionale e con l'assessore Chisso sono riuscita a far capire che era necessario e meno problematico spostare il tracciato più a sud. Quindi è ovvio e naturale che in questi anni hai dei rapporti personali, pur sempre nell'istituzionalità, con persone con cui hai a che fare continuamente. Non capisco lo scandalo. Scandaloso sarebbe stato se io non avessi neppure conosciuto l'assessore, il che significa che non avrei fatto nulla per il mio Comune. Poi se qualcuno, assessore compreso, nella vita personale commette atti illeciti, risponderà a chi di dovere, e cioè alla magistratura.
Credo che andare oltre è solo una pura strumentalizzazione politica di chi non ha nulla da dire.”
Come si spiega dunque il “no” del Comune di Romano, votato dalla sua maggioranza, riguardo al project della Valsugana? Cerchiamo di chiarirlo...
“Il nostro “no” è stato contro l'idea di risolvere il problema della Valsugana. La mia posizione l'ho chiarita a Pove all'incontro con l'assessore Donazzan. La Regione deve essere chiara nel suo intento. Se nella sua programmazione generale di viabilità e infrastrutture la Regione ritiene che la Trento-Venezia debba passare attraverso la Pedemontana, è chiaro che è inevitabile che passi da noi, e quindi su questo si lavora. Se invece la Regione ritiene che l'intervento debba essere solo ed esclusivamente per risolvere il problema del semaforo di Carpanè, allora il problema non può essere del sindaco di Romano e io dico “no”. La Regione deve dire cosa vuole. Al momento non è chiaro, perché dalle dichiarazioni di Zaia la Valdastico Nord non si sostituisce alla Valsugana, ma le porta avanti entrambe. Dalle dichiarazioni della Donazzan sembra invece che la Valsugana, se c'è la Valdastico Nord, la Regione non è più intenzionata a farla. Quindi a questo punto è la Regione che lo deve chiarire, e non il sindaco di Romano o gli altri colleghi sindaci.”
Quanto ritiene che la questione della superstrada Valsugana sia sentita oggi nel suo Comune?
“Rispondo ricordando ai cittadini di Romano che a fine anno abbiamo fatto quattro assemblee pubbliche, una per frazione, dedicate a vari argomenti, tra i quali anche la Valsugana. E l'argomento non ha destato un grande interesse in queste assemblee. Se è certo che alla manifestazione contro il traforo la partecipazione dei cittadini di Romano, a detta degli organizzatori stessi, è stata bassissima, allora chiedo ai Comitati di Romano se vogliono fare soltanto una loro propaganda politica e elettorale sull'argomento. Farebbero bene, invece, ad essere sinceri, leali e onesti con la cittadinanza. Devo però dire anche una cosa sul suo portale, direttore...”
La dica pure...
“E' innegabile che io sono una lettrice di Bassanonet, che dà anche spazio a un'agorà di commenti e opinioni. Però c'è una cosa che mi dà molto fastidio: l'ipocrisia di quelle persone che commentano i vari articoli e non hanno il coraggio di mettere il loro nome e cognome. Io la mia faccia ce la metto sempre, a costo anche di ricevere qualche critica anche pesante. Ma quale considerazione si può avere di quelle persone che non hanno il coraggio di esprimere con trasparenza assoluta, e quindi firmandoli con il loro nome, i loro commenti?”
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