Alessandro Tich
bassanonet.it
Pubblicato il 14-09-2013 00:39
in Cronaca | Visto 2.298 volte
 

The End

L'ultima sera del Tribunale di Bassano, tra lumini accesi e magliette bruciate. Cronaca della “veglia funebre” organizzata dall'Ordine degli Avvocati per decretare “la morte della giustizia”

The End

Foto Alessandro Tich

Le ultimissime notizie da Roma parlano ancora di spiragli e di residue speranze, ma l'avvocato Francesco Savio - presidente dell'Ordine degli Avvocati di Bassano, appena rientrato dall'ennesima trasferta nella capitale - lo dice chiaramente: “Oggi a Roma si è parlato ancora di possibili ripescaggi, ma non mi faccio illusioni.”
Dalla mezzanotte, il Tribunale di Bassano del Grappa non esiste più. Il suo nome adesso è Tribunale di Vicenza, conseguenza di un accorpamento che per gli addetti ai lavori, sul piano operativo, resta ancora un'incognita.
Dopo l'ammainabandiera di questo pomeriggio della Procura della Repubblica, tocca adesso al palazzo di giustizia di via Marinali - per quanto tenuto ancora in vita col motore e col personale al minimo per il solo smaltimento delle vecchie cause civili - constatare la propria fine. Per la quale in serata viene organizzata una simbolica “veglia funebre” preceduta da un'assemblea degli avvocati che si svolge a porte chiuse nell'aula delle udienze penali del Tribunale, ormai svuotata della sua funzione.
Mentre gli avvocati discutono, i primi lumini accesi nel cortile del palazzo introducono la cupa atmosfera di questo strano e quasi irreale venerdì 13.
Sui cancelli del Tribunale, dei volantini affissi da questa mattina recitano: “Tribunale di Bassano del Grappa, chiusura per svendita della giustizia. I cittadini e gli avvocati di Bassano ringraziano il ministro e tutti coloro che si sono adoperati per raggiungere questo “epocale” risultato.”
Alle 21, con puntualità, le toghe escono dal loro incontro e raggiungono la sala consiliare del municipio dove le stanno attendendo, tra gli altri, i sindaci del comprensorio per la conclusione pubblica dell'assemblea.
La seduta in municipio - con l'intero consiglio dell'Ordine degli Avvocati schierato sui banchi della giunta comunale - dura pochi minuti, perché è solo l'anteprima del vero motivo che trova tutti convenuti nell'occasione: il corteo in centro storico, con i lumini accesi, che dal palazzo del Comune confluirà nuovamente in Tribunale, per una collettiva presa d'atto della “giustizia che muore”.
“Ho sentito di persone indispettite per questa cosa del funerale - afferma in sala consiliare il presidente Savio -. Il Tribunale esiste a Bassano dai tempi della Serenissima, ci è stato tolto solo sotto il fascismo. E' una cosa gravissima ed è giusto che si protesti, perché da oggi questo Tribunale non esiste più.”
“Questa cerimonia - aggiunge il sindaco Cimatti - non vorrei considerarla un funerale. Non si è capito fra la popolazione quanto questo Tribunale fosse importante per tutto il Veneto e non solo per Bassano, ora con questi accorpamenti gli altri Tribunali vanno fuori dai numeri. Mentre assistiamo all'intransigenza assoluta di una parte della politica e del governo.”
“Non è una cerimonia funebre - riecheggia l'avv. Roberto Pozzobon, rappresentante bassanese dell'Organismo unitario dell'avvocatura -, ma dobbiamo essere consapevoli che questa sera si spegne la giustizia.”
Quindi tutti giù, in via Matteotti, punto di partenza (vicino a quella che fu la sede della Pretura di Bassano) del corteo coi lumini accessi.
Sindaci con fascia tricolore nelle prime file, quindi gli avvocati, con le toghe indossate e alcuni con famigliari al seguito, assieme a tutti gli altri. Ovvero, in gran parte, assessori e consiglieri comunali oltre a qualche rappresentante delle categorie. Assenti nell'occasione i politici: unica eccezione, l'on. Erika Stefani della Lega Nord.
Mancano come sempre - salvo qualche eccezione - i cittadini comuni, ovvero quel popolo nel cui nome viene esercitata la giustizia italiana: ma questa sera, e giunti a questo punto, non è oramai la cosa più importante.
Da piazza Libertà, la colonna dei manifestanti silenziosi passa in via Verci davanti alla Procura e quindi, da piazzetta delle Poste, raggiunge via Marinali.
Il corteo termina il suo percorso nel cortile del Tribunale dove, su un piccolo palco davanti all'entrata, sono previsti i discorsi.
Parla per primo, in rappresentanza del personale del palazzo di giustizia, il coordinatore della cancelleria civile Giacomo Abbattista che esprime tutta l'incertezza dei dipendenti dell'amministrazione giudiziaria.
“Alle 20 di oggi - dice - non c'è una conferma della chiusura, che è stata solo annunciata dal ministero. A fine mattinata di oggi il presidente del Tribunale di Vicenza ha dato delle disposizioni temporanee per permettere il regolare svolgimento del lavoro e delle soluzioni-tampone che prevedono per il momento il trasferimento del personale di Bassano nella sede di Contrà Corona. Ma mancano tre ore all'inizio della riforma e nessuno di noi sa quali affari tratterà a partire da lunedì.” “Sui pacchi postali - continua Abbattista - c'è almeno l'acquiescenza di mettere un indirizzo. Noi non abbiamo neanche la dignità di un pacco postale, perché non sappiamo in quanti saremo e che lavoro andremo a svolgere, con grandi disguidi per l'utenza.”
Interviene quindi la mamma di un ragazzo disabile grave, di cui è il tutore e amministratore di sostegno. “Parlo a nome dei genitori che non hanno voce - dichiara -. E mi autodenuncio: sono stata messa in grado di non assolvere i doveri giuridici nei confronti di mio figlio di 24 anni. Vengano pure i carabinieri a prendermi, gli darò anche mio figlio.”
Parla anche Elide Bellotti, animatrice culturale a Bassano da più di 60 anni, che afferma “il momento di grande senso di perdita dei cittadini, che onorano le istituzioni e che sentono sconforto e dispiacere.”
Segue un altro topico momento: l'avv. Nereo Merlo, uno degli irriducibili del comitato per la salvezza di Tribunale e Procura, versa dell'alcol su una maglietta con la nota effigie del bidone tricolore e le dà fuoco. In pochi secondi il simbolico indumento si riduce in cenere.
Il presidente dell'Ordine forense Francesco Savio conclude la veglia funebre invitando a “non mollare, non gettare la spugna” e chiede quindi a tutti i presenti di spegnere i lumini “nella speranza di riaccenderli”.
E con la scena al buio e in un silenzio irreale, l'avvocato Giuseppe Picerni - uomo del Sud, e uno dei decani delle toghe bassanesi - recita a memoria e con trasporto “'A Livella”, la celebre poesia di Totò che parla della morte.
Applauso finale: è proprio The End.
Pubblicato da ml69 il 14 set 2013 08:17 | Segnala abuso
È solo l'inizio ,il tribunale rappresenta bassano fra qualche anno .
Pubblicato da ele71 il 14 set 2013 09:39 | Segnala abuso
infatti si è dato il colpo, l'effetto domino è partito...ahimè!!!
Pubblicato da franci58 il 14 set 2013 14:51 | Segnala abuso
.......... e cosa mi dite della VERGOGNOSA sceneggiata che ho visto questa mattina in viale dei Martiri ????.............. Quattro manichini , uno dei quali con toga , con un cappio al collo ed un cartello appeso al busto del manichino, Una scena disgustosa, senza un rispetto per i poveri Martiri,tutto ripreso da una volante del commissariato, che poi ha rimosso questa inutile pagliacciata. Cari Signori non avete fatto una bella figura.
Pubblicato da sienavenezia il 14 set 2013 15:33 | Segnala abuso
in italia tutti vogliono riforme, purché fatte dagli altri, tutti vogliono le grande opere, purché passino altrove, tutti vogliono le novità, purché non disturbano i vecchi campanili e le vecchie consorterie corporative
Pubblicato da michelebrunelli il 15 set 2013 16:31 | Segnala abuso
«Si tratta di diritti e doveri di fedeltà inviolabili, e tra questi c'è il rispetto delle leggi.» Come ci si deve comportare quando la legge va contro la giustizia? A chi deve essere fedele il cittadino? In altri termini, la fedeltà inviolabile alle leggi impone di violare la giustizia? Grazie in anticipo per il chiarimento.
Pubblicato da uno il 16 set 2013 11:34 | Segnala abuso
che avrebbe chiuso lo si sapeva da sempre, non c'erano speranze di avere un cambiamento d'opinione. purtroppo è un paese che va avanti con la legge della giungla: il debole muore sempre. bassano doveva puntare i piedi e pestare i piedi anni fa, quando avrebbe dovuto chiedere di diventare provincia e invece... e invece... seppur grande bassano non è provincia e ora che quel titolo ci avrebbe fatto comodo ne paghiamo il prezzo. in ogni caso il governo cercerà altri soldi e quando verrà bloccato dai parititi finirà col ripiegare verso altre entrate. il tribunale è solo la prima cosa che salta e non sarà l'ultima.
Pubblicato da marco85 il 17 set 2013 12:39 | Segnala abuso
C'è un metodo (quello di opporsi a qualsiasi cosa comporti un sacrificio per il proprio territorio di riferimento) che opera in modo uniforme, dal nord al sud del paese. Con "colorazioni" diverse forse (al nord c'è resistenza ma solo fino a un certo punto) ma con la stessa logica di repulsione, frutto dell'abitudine di fare gli interessi propri in barba a quelli della comunità più grande di nome Stato. Gli italiani sono abituati ad avere a che fare con uno stato ingovernabile (quindi inesistente), dove basterebbe uno starnuto per bloccare ogni tentativo cambiare lo status quo. Quando la gente strilla, è perché (miracolosamente) si verificano dei barlumi di Stato.
Pubblicato da michelebrunelli il 17 set 2013 16:38 | Segnala abuso
@marco85 Il caso Bassano ha delle caratteristiche ben precise. 1) Lo Stato dimostra inefficienza poiché il governo ha chiuso un Tribunale efficiente, uno dei più rapidi (poi ci lamentiamo di lentezza?). 2) Il potere esecutivo (governo) è andato contro il legislativo (parlamento) perché la legge delega di riforma parlava espressamente di incrementare l'efficienza, mentre il governo l'ha chiusa. 3) Lo Stato SI E' FATTO MALE DA SOLO perché il Tribunale di Bassano generava un attivo, detto in altre parole: el ghe dava schei al Stato A soli due giorni dalla chiusura c'è già un'udienza spostata al 23 luglio 2014: c'è già un ritardo di dieci mesi. Non so se questo disastro politico (Governo che ignora il Parlamento) e professionale (si tagliano gli sprechi, non ciò che funziona) per te rientri nei «barlumi di Stato». Di sicuro, marco85, capisci anche tu che qui non si tratta di «opporsi a qualsiasi cosa comporti un sacrificio per il proprio territorio». Vedi bene che si tratta di difendere un servizio efficiente e di costringere il governo a rispettare la legge.
Pubblicato da marco85 il 17 set 2013 16:58 | Segnala abuso
Il servizio efficiente non c'entra nulla con l'ubicazione territoriale. Per anni Bassano è stata priva di un giudice dell'esecuzione: i creditori piangevano e debitori ballavano. Quindi? Quindi si abbia l'onestà di dire che chi fa girare il tribunale non è il territorio dove il tribunale si trova, ma chi lo gestisce. Al limite promuovi lui, non il tribunale in sè.
Pubblicato da michelebrunelli il 17 set 2013 17:12 | Segnala abuso
Sono dati: 1) Se chiudi una cosa che funziona non stai creando efficienza. 2) Se chiudi una struttura che ti dava soldi, fai un danno a te stesso (oltre che danneggiare il territorio) 3) Il Governo ha agito diversamente da quanto previsto dal Parlamento. 4) A poche ore dalla chiusura c'è già una prima udienza in ritardo di dieci mesi. Le riforme possono essere utili. Ma le riforme vanno fatte dove e quando serve. Non si sega una struttura efficiente tanto per fare una riforma a tutti i costi.
Pubblicato da marco85 il 17 set 2013 17:26 | Segnala abuso
Sono discorsi che non cambiano di una virgola il concetto base e cioè: l'efficienza non sta nel luogo dove il servizio viene erogato, ma in chi lo gestisce in modo efficiente. Si piange il morto per l'unico tribunale chiuso in Veneto quando in Piemonte ne chiudono 7 (sette), in Lombardia 3, in Sicilia e Campania pure, solo per far paragoni con regioni dalle dimensioni rapportabili. Se lo Stato funzionasse davvero come uno Stato, questi discorsi e queste proteste nemmeno esisterebbero: gli amministratori avrebbero puntato dritto sull'unico obiettivo davvero conseguibile, che peraltro alla fine la Cancellieri ha concesso: dare più servizio a chi lo aveva efficiente, tenendo aperte ancora un pò le vecchie strutture, di modo da non rendere eccessivamente traumatico il passaggio. Da qui però a sostenere che la riforma della circoscrizione non si debba fare, solo perché in un determinato periodo il tuo servizio è efficiente, beh ce ne corre.
Pubblicato da michelebrunelli il 17 set 2013 17:40 | Segnala abuso
Uno Stato, anche uno funzionante, ha comunque bisogno di strutture dislocate sul territorio. Ad ogni modo ho già espresso le mie ragioni. Ripeterle sarebbe noioso. Ciao.
Pubblicato da marco85 il 17 set 2013 17:45 | Segnala abuso
Ha sicuramente bisogno di strutture sul territorio, ma non distribuite con la logica con cui furono fatte nel 1860, dove le province venivano ritagliate in base al tempo che serviva per percorrerle a cavallo in un giorno. La stessa idea del "Tribunale dai tempi della Serenissima", come motivazione per il suo mantenimento, in realtà è una motivazione a favore della soppressione: si può immaginare di superare l'assetto dei tribunali che serviva per quei tempi, se oggi in auto o con un treno puoi fare comodamente molta piú strada? La risposta a me pare scontata.
Pubblicato da michelebrunelli il 17 set 2013 18:10 | Segnala abuso
Il treno o la macchina li paghi tu o i cittadini di Enego, Cismon, Pove ecc... finché il governo si vanta di risparmiare. La Serenissima non l'ho nemmeno nominata nei punti (1)-(4) perché non pertinente a questa discussione, però è un dato di fatto storico. Com'è oggettivo il fatto che il Tribunale di Bassano è già stato chiuso da Mussolini e poi riaperto. Sono considerazioni aggiuntive che non mi dà fastidio leggere. Se a te crea problemi anche solo sentire nominare la Serenissima, allora la questione è di preferenze tue personali. Ma c'entra ben poco con quello di cui parlavo sopra.
Pubblicato da marco85 il 17 set 2013 18:15 | Segnala abuso
Invece c'entra. Lei mi parla di distribuzione territoriale del servizio. Io le dico che in questi giorni si è invocata l'esistenza del Tribunale dai tempi della Repubblica di Venezia come motivazione per il suo mantenimento: ma è in realtà una motivazione a sfavore perché la distribuzione che serve oggi non è quella che serviva allora. Esattamente come molti anni fa, chi non era di Bassano doveva utilizzare il proprio mezzo per andare a Bassano, allo stesso modo faranno gli avvocati o i cittadini bassanesi per evadere le loro pratiche giudiziarie. Non mi sembra assolutamente uno scandalo.

Più visti