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The End
L'ultima sera del Tribunale di Bassano, tra lumini accesi e magliette bruciate. Cronaca della “veglia funebre” organizzata dall'Ordine degli Avvocati per decretare “la morte della giustizia”
Pubblicato il 14 set 2013
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Le ultimissime notizie da Roma parlano ancora di spiragli e di residue speranze, ma l'avvocato Francesco Savio - presidente dell'Ordine degli Avvocati di Bassano, appena rientrato dall'ennesima trasferta nella capitale - lo dice chiaramente: “Oggi a Roma si è parlato ancora di possibili ripescaggi, ma non mi faccio illusioni.”
Dalla mezzanotte, il Tribunale di Bassano del Grappa non esiste più. Il suo nome adesso è Tribunale di Vicenza, conseguenza di un accorpamento che per gli addetti ai lavori, sul piano operativo, resta ancora un'incognita.
Dopo l'ammainabandiera di questo pomeriggio della Procura della Repubblica, tocca adesso al palazzo di giustizia di via Marinali - per quanto tenuto ancora in vita col motore e col personale al minimo per il solo smaltimento delle vecchie cause civili - constatare la propria fine. Per la quale in serata viene organizzata una simbolica “veglia funebre” preceduta da un'assemblea degli avvocati che si svolge a porte chiuse nell'aula delle udienze penali del Tribunale, ormai svuotata della sua funzione.
Foto Alessandro Tich
Mentre gli avvocati discutono, i primi lumini accesi nel cortile del palazzo introducono la cupa atmosfera di questo strano e quasi irreale venerdì 13.
Sui cancelli del Tribunale, dei volantini affissi da questa mattina recitano: “Tribunale di Bassano del Grappa, chiusura per svendita della giustizia. I cittadini e gli avvocati di Bassano ringraziano il ministro e tutti coloro che si sono adoperati per raggiungere questo “epocale” risultato.”
Alle 21, con puntualità, le toghe escono dal loro incontro e raggiungono la sala consiliare del municipio dove le stanno attendendo, tra gli altri, i sindaci del comprensorio per la conclusione pubblica dell'assemblea.
La seduta in municipio - con l'intero consiglio dell'Ordine degli Avvocati schierato sui banchi della giunta comunale - dura pochi minuti, perché è solo l'anteprima del vero motivo che trova tutti convenuti nell'occasione: il corteo in centro storico, con i lumini accesi, che dal palazzo del Comune confluirà nuovamente in Tribunale, per una collettiva presa d'atto della “giustizia che muore”.
“Ho sentito di persone indispettite per questa cosa del funerale - afferma in sala consiliare il presidente Savio -. Il Tribunale esiste a Bassano dai tempi della Serenissima, ci è stato tolto solo sotto il fascismo. E' una cosa gravissima ed è giusto che si protesti, perché da oggi questo Tribunale non esiste più.”
“Questa cerimonia - aggiunge il sindaco Cimatti - non vorrei considerarla un funerale. Non si è capito fra la popolazione quanto questo Tribunale fosse importante per tutto il Veneto e non solo per Bassano, ora con questi accorpamenti gli altri Tribunali vanno fuori dai numeri. Mentre assistiamo all'intransigenza assoluta di una parte della politica e del governo.”
“Non è una cerimonia funebre - riecheggia l'avv. Roberto Pozzobon, rappresentante bassanese dell'Organismo unitario dell'avvocatura -, ma dobbiamo essere consapevoli che questa sera si spegne la giustizia.”
Quindi tutti giù, in via Matteotti, punto di partenza (vicino a quella che fu la sede della Pretura di Bassano) del corteo coi lumini accessi.
Sindaci con fascia tricolore nelle prime file, quindi gli avvocati, con le toghe indossate e alcuni con famigliari al seguito, assieme a tutti gli altri. Ovvero, in gran parte, assessori e consiglieri comunali oltre a qualche rappresentante delle categorie. Assenti nell'occasione i politici: unica eccezione, l'on. Erika Stefani della Lega Nord.
Mancano come sempre - salvo qualche eccezione - i cittadini comuni, ovvero quel popolo nel cui nome viene esercitata la giustizia italiana: ma questa sera, e giunti a questo punto, non è oramai la cosa più importante.
Da piazza Libertà, la colonna dei manifestanti silenziosi passa in via Verci davanti alla Procura e quindi, da piazzetta delle Poste, raggiunge via Marinali.
Il corteo termina il suo percorso nel cortile del Tribunale dove, su un piccolo palco davanti all'entrata, sono previsti i discorsi.
Parla per primo, in rappresentanza del personale del palazzo di giustizia, il coordinatore della cancelleria civile Giacomo Abbattista che esprime tutta l'incertezza dei dipendenti dell'amministrazione giudiziaria.
“Alle 20 di oggi - dice - non c'è una conferma della chiusura, che è stata solo annunciata dal ministero. A fine mattinata di oggi il presidente del Tribunale di Vicenza ha dato delle disposizioni temporanee per permettere il regolare svolgimento del lavoro e delle soluzioni-tampone che prevedono per il momento il trasferimento del personale di Bassano nella sede di Contrà Corona. Ma mancano tre ore all'inizio della riforma e nessuno di noi sa quali affari tratterà a partire da lunedì.” “Sui pacchi postali - continua Abbattista - c'è almeno l'acquiescenza di mettere un indirizzo. Noi non abbiamo neanche la dignità di un pacco postale, perché non sappiamo in quanti saremo e che lavoro andremo a svolgere, con grandi disguidi per l'utenza.”
Interviene quindi la mamma di un ragazzo disabile grave, di cui è il tutore e amministratore di sostegno. “Parlo a nome dei genitori che non hanno voce - dichiara -. E mi autodenuncio: sono stata messa in grado di non assolvere i doveri giuridici nei confronti di mio figlio di 24 anni. Vengano pure i carabinieri a prendermi, gli darò anche mio figlio.”
Parla anche Elide Bellotti, animatrice culturale a Bassano da più di 60 anni, che afferma “il momento di grande senso di perdita dei cittadini, che onorano le istituzioni e che sentono sconforto e dispiacere.”
Segue un altro topico momento: l'avv. Nereo Merlo, uno degli irriducibili del comitato per la salvezza di Tribunale e Procura, versa dell'alcol su una maglietta con la nota effigie del bidone tricolore e le dà fuoco. In pochi secondi il simbolico indumento si riduce in cenere.
Il presidente dell'Ordine forense Francesco Savio conclude la veglia funebre invitando a “non mollare, non gettare la spugna” e chiede quindi a tutti i presenti di spegnere i lumini “nella speranza di riaccenderli”.
E con la scena al buio e in un silenzio irreale, l'avvocato Giuseppe Picerni - uomo del Sud, e uno dei decani delle toghe bassanesi - recita a memoria e con trasporto “'A Livella”, la celebre poesia di Totò che parla della morte.
Applauso finale: è proprio The End.
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