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Esploriamo il mondo di “Frequenze Sostenibili”, la rassegna sul consumo responsabile. Dal lavoro creativo a progetto alle sementi antiche, dai tavoli creati col rifiuto secco all'impronta ecologica: ecco i nuovi stili di vita generati dalla crisi
Pubblicato il 14 ott 2012
Visto 4.432 volte
“Sviluppo sostenibile” (dal dizionario online del Corriere.it): “Il progresso tecnologico e industriale compatibile con la difesa dell'ambiente e con una equa distribuzione della ricchezza”.
Bellissimo a parole, molto più arduo da mettere in pratica. Ma la “sostenibilità”, volenti o nolenti, è una delle parole chiave del vocabolario della crisi. La quale, come tutte le crisi che si rispettino, è anche e soprattutto una fase di cambiamento: di usi, costumi, abitudini e mentalità.
Lo sanno bene gli organizzatori di “Frequenze Sostenibili”, la rassegna sulla sostenibilità allestita oggi in piazza a Bassano del Grappa.
Dalla plastica e metalli "non riciclabili" possono nascere oggetti di arredo (foto Alessandro Tich)
Una vetrina “a chilometri zero” sui più diversi aspetti del consumo responsabile, con stand e laboratori che oltre a dare utili indicazioni sull'ottimizzazione e sul risparmio delle risorse scattano anche una realistica fotografia dell'attuale momento sociale ed economico. Un ritorno al futuro, nelle normali attività della vita quotidiana, che ricupera in chiave attuale anche le buone pratiche del passato.
Avreste ad esempio mai pensato, fino a pochi anni fa, di partecipare a una “mostra scambio di sementi antiche”? Eppure uno dei laboratori delle “Frequenze” è dedicato proprio a questo tema.
Le sementi antiche, mi viene spiegato, sono le sementi classiche e originarie - e quindi non “ibride” - delle diverse varietà dei prodotti della nostra terra.
Hanno dei nomi curiosi (“Cinquantino del Cadore” o “Mais rosso di Treviso”) e sono le stesse sementi che venivano coltivate dai nonni dei nostri nonni.
Perché riproporle nel 2012? “Perché rispetto alle ibride non hanno bisogno di trattamenti o concimi chimici - mi risponde il gruppo bellunese “Coltivare Condividendo” -. E' uno stimolo a farsi l'orto in casa, senza cambiare sementi ogni anno, e quindi all'autoproduzione e all'autonomia alimentare.”
Chiaro, limpido. La new economy del terzo Millennio è fatta anche di queste cose, promotrici di una nuova “autarchia” contro il costo della vita, facendo di necessità virtù.
Ma ad ogni angolo della rassegna bassanese trovo esempi concreti di una nuova sensibilità rispetto all'era del consumismo sfrenato.
A partire dalle scuole (presenti alla rassegna le primarie di Sacro Cuore di Romano, di Casoni di Mussolente e di Cusinati di Rosà) con i loro progetti educativi - come “I frutti dell'orto” o “Orto in condotta” - che dimostrano l'attenzione e la capacità dei bambini di “sporcarsi le mani” coltivando in classe le giuggiole, le mele cotogne o le pannocchiette per fare il pop corn.
Ma gli stimoli per uno stile di vita consapevole sono tanti: da Slow Food che educa all'uso dei cinque sensi per accostarsi al cibo, all'associazione CasaClima Network che indica la strada del “costruire sostenibile”, all'associazione Veneto Stellato che spiega le linee guida per risparmiare nel consumo della luce e per combattere l'inquinamento luminoso.
Un universo di idee e di proposte nel quale la cultura dell'“usa e getta” è clamorosamente out.
A dimostrarlo è il progetto “Obiettivo: Riciclo 100%” del Bassano del Grappa Meetup che lancia una sfida interessante: quella di riciclare i rifiuti classificati come “non riciclabili” e destinati pertanto alle discariche e agli inceneritori.
Non ci credete? Con la frazione di “plastica e metalli” classificata come rifiuto secco (e cioè tutti gli oggetti di plastica e metallo che non siano imballaggi) e come tale non riciclata, è possibile invece realizzare panchine, tavoli, cestini, pavimenti, recinzioni e quant'altro.
Nulla si crea e nulla si distrugge, direbbe il saggio, e un'azienda trevigiana del settore ha già lanciato una linea di prodotti in “plastica eterogenea riciclata”.
Lavoro creativo, legno responsabile e vecchi computer
E che dire dei vecchi computer, che molti di noi hanno ancora a casa e che rispetto agli iPad, smartphones e laptop di ultima generazione sembrano reperti del Jurassic Park?
A loro si rivolge l'attenzione del GrappaLUG (Linux User Group) di Bassano del Grappa, che opera per la diffusione e conoscenza del sistema operativo libero GNU/Linux. Si tratta di un software “sostenibile” perché, mi viene sempre spiegato, “si può installare anche in un computer vecchio 6-7 anni o anche 10 anni”. L'“old PC” finisce così di essere un ingombrante soprammobile, da buttare via alla prima occasione, e in questo modo “si permette la riduzione dei rifiuti elettronici”.
Geniale.
Ma le nostre scoperte non finiscono qui. C'è l'“Innovation Project”, dell'omonima e neonata associazione bassanese, che attira la nostra curiosità.
E' un “progetto di collegamento tra cittadini e aziende” per promuovere le abilità e competenze delle persone “aiutando a trasformarle in possibilità lavorative”.
Un'azienda lancia un'idea, la gente la realizza e tra i partecipanti viene selezionato un “vincitore” che ottiene un contratto a progetto presso l'azienda proponente.
La prima iniziativa di Innovation Project sarà un “concorso di ceramica”, in collegamento con un'azienda del settore, per la decorazione di un piatto.
Ma le opportunità arrivano anche dal tessile: e oggi in piazza le persone hanno avuto l'opportunità, con un set di tessuti e di macchine da cucire, di confezionare un capo personalizzato. “E' un'idea per stimolare la creatività e portare lavoro ai cittadini” - mi confermano i rappresentanti dell'associazione.
Encomiabile.
E c'è anche il “legno sostenibile”. A proporlo è il gruppo FSC, che promuove la conoscenza tra i cittadini del marchio FSC (Forest Stewardship Council), assegnato dall'omonima Ong internazionale ai prodotti, carta compresa, contenenti legno proveniente “da foreste gestite in maniera responsabile” in tutti gli aspetti della filiera produttiva: dalla gestione legale e corretta del taglio degli alberi al non utilizzo e sfruttamento di personale in nero.
“Il marchio FSC è sempre più diffuso - mi spiegano allo stand -. Lo troviamo nelle risme di carta Fabriano o Favini, nei prodotti venduti dalla Coop, negli scontrini fiscali, nei biglietti di Trenitalia, nella carta delle bollette dell'Enel e di Telecom."
Davvero? Alla prossima bolletta che mi arriva a casa, ridurrò la mia dose di maledizioni.
La nuova frontiera del “legno responsabile”, intanto, si chiama arredamento: e in piazza viene esposto un paravento-libreria, realizzato tutto in legno certificato FSC dalla designer Stella Berton, 1° classificato per la categoria “giovani professionisti” al concorso “La Foresta in una Stanza” promosso da FSC Italia.
Notevole.
Il gran finale? L'impronta ecologica
Non posso lasciare il campo di “Frequenze Sostenibili”, con il bloc notes già ricco di appunti, prima di aver trovato una risposta alla domanda lanciata dallo stand dell'associazione La Pervinca: “Cammini pesante o cammini...pensante? Calcola la tua impronta ecologica!”.
Impronta ecologica? E che sarà mai? E' presto detto: “E' la misura in termini di ettari di terreno dello stile di vita di ciascuno di noi - mi delucida un addetto dell'associazione -. L'impronta permette di calcolare la superficie produttiva del pianeta utilizzata da ciascuno di noi ogni anno in base alle proprie abitudini. Viene calcolata in base ai consumi, ai mezzi di trasporto utilizzati e ad altri parametri. Mediamente, in Italia, ogni persona ha un'impronta ecologica di 4 ettari di terreno. Per poter garantire la sostenibilità dei consumi a tutte le persone del pianeta, ciascuna dovrebbe avere un'impronta ecologica di 2 ettari.”
E allora calcoliamola, questa impronta ecologica. Il test è divertente e istruttivo: mi viene dato un questionario e io devo barrare una delle risposte, collegata a un determinato punteggio, a una quindicina di domande su casa, alimentazione, acquisti, trasporti e rifiuti.
Concludo il test e il mio risultato complessivo è di 405 punti. Corrispondono a un'impronta ecologica dai 4 ai 6 ettari di terreno.
Mannaggia: sono sopra la media nazionale. Mi sa che dovrò convincermi ad andare a lavorare in bicicletta.
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