Pubblicato il 17-04-2011 08:21
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Libri e TV

Nel racconto di Enrico Vaime al Caffè dei Libri il passato di un’Italia vera e viva rappresentata con umanità dai libri e dalla TV

Libri e TV

Nel palinsesto giornaliero del Caffè dei Libri ieri è comparso un appuntamento speciale. Si è un po’ sentita all’inizio la mancanza di un’annunciatrice Rai, una di quelle storiche che si ricordano, che dicesse “va ora in onda A Vicolo Gamba in compagnia di Enrico Vaime”, - Lorenzo Parolin ha fatto del suo meglio per far dimenticare questa assenza - ma per il resto pareva di stare davvero in un salotto televisivo, uno di quelli simpatici, che ci piacciono. Vaime rappresenta un pezzo della storia della nostra TV, e di quella TV che ricordiamo con affetto, una compagnia accolta in salotto di quelle che radunava sul divano in tanti e non la scatola piatta col cuore drogato dal(la) digitale che impera oggi in tutte le stanze delle nostre case. Al Caffè Vaime ha parlato sì delle sue pubblicazioni, ma lo ha fatto senza tanti jingle pubblicitari, e con inquadrature in panoramica. In realtà l’invito garbato è stato: leggeteli, se credete. Di Era ormai domani, quasi ha detto “può anche sembrare un quasi giallo perché c’è un morto all’inizio, ma per fortuna non lo è, io non sopporto i gialli, sono poco italiano in questo, in realtà parla solo di amore e di morte”. E a proposito del libro in cui racconta un popolo di Santi, poeti, naviganti, evasori e badanti ha parlato per aneddoti, componendo un collage fatto di episodi della sua vita, incontri, amicizie, fenomeni di costume che crea da solo un profilo noto dai tratti italiani. E nel collage sono comparsi pezzi importanti, Vaime ha nominato spesso Federico Fellini, Ennio Flaiano, ma citandoli non ha strizzato l’occhio ai salottieri, con tono elitario, ha parlato di amici. Un esempio in un ricordo che non ha nulla di altezzoso, che fa simpatia: “La spiaggia che frequentavamo era l’unica dove si potevano portare i cani, c’era anche uno che aveva addomesticato un cormorano gigante che ogni tanto strideva spaventando tutti, lì non c’era mondanità, c’erano solo intellettuali e cani”. A una domanda sul mondo che cambia e cambiato, e sul suo rapporto con Perugia, la sua città natale, Vaime ha risposto che non crede che tante cose siano poi così diverse oggi, e ha aggiunto “ma io sono sempre di parte e fazioso”. E sa che così incuriosisce, è impopolare l’affermazione di questi tempi dove il regno della par condicio pare il girone più alto del Paradiso. “Sì, sono fazioso, scelgo, nelle questioni sono di parte e so di esserlo, e allora mi attrezzo cercando l’aiuto della logica”. Anche qui nessuna presunzione, molti al posto suo se la sarebbero permessa. Al termine dell’incontro Vaime ha dato appuntamento ai mattinieri per il suo programma della domenica alle 8 su Radio2, una trasmissione che conduce dal 1980. Sigla e applausi, sinceri.

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