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Laura Vicenzi
Giornalista
Bassanonet.it
Pinhdar e Nocturne, nella notte in musica del Vam
Un doppio concerto, in apertura la tribute band bassanese, ha accolto il pubblico amante di certe note atmosfere a San Zenone
Pubblicato il 01 lug 2024
Visto 5.393 volte
Al Vam di San Zenone degli Ezzelini una di queste ultime notti di giugno lo scorso sabato ha portato la firma de “Il Bandito”, ovvero Gianfranco Gandolfi con sodali annessi, e ha proposto in un doppio concerto ospitato nel cortiletto degli artisti i Nocturne, tribute band bassanese, seguiti dai Pinhdar, quotato duo di stanza a Milano esibitosi dal vivo in trio che ha presentato al pubblico il nuovo album: A Sparkle On The Dark Water.
Un ritorno per i Nocturne, già sul palco di Villa Albrizzi Marini lo scorso inverno, gruppo che offre all’ascolto, ma anche alla visione, un degno tributo in vero accattivante anche nelle sue connotazioni teatrali alla band britannica Siouxsie and the Banshees. Nata sei anni or sono, la formazione prende il nome dal doppio album registrato dal vivo uscito nel 1983 realizzato da quelli che sono considerati i pionieri del post-punk, con la collaborazione alla chitarra di Robert Smith dei The Cure — in questo 2024 è stato rieditato in vinile.
i Pinhdar al Vam (foto di Pietro Stilli)
Il gruppo bassanese è salito sul palco nella formazione composta da Ombretta Rossi, alla voce, Cosimo Mitrugno, che ha sostituito da poco Mario Greco alla chitarra, Marco Venzo-Mark Hook al basso e Luca Baggio alla batteria, quest’ultimo subentrato a Maurizio Battista Battistella, storico batterista anche dei Frigidaire Tango.
Nell’aria e tra le genti accorse belle atmosfere dai toni dark, a testimoniare che certa musica in circolo dagli anni Ottanta non ha mai smesso di esercitare il suo fascino, la cover band ha proposto dodici brani del repertorio di Siouxsie and the Banshees, diversi tratti da Nocturne.
L’apertura è stata affidata a Israel, primo brano anche del doppio album, collocato dopo l'introduzione che omaggia l’orchestrazione classica e Stravinsky.
Tra le canzoni scelte per il tributo: i testi cantano figure naviganti inquietamente sospese tra paradisi e inferni; proiettano giochi d’ombre e tristezze “che guardano con occhi di scorpione”; offrono incontri con animali notturni dall’andamento sinuoso, insieme dolce e feroce; introducono in case abitate dagli spettri del malessere e dell’ipocrisia (Happy House).
Una visione buia e poetica delle cose piena di immagini caleidoscopio, come quella che racconta la malattia mentale in Christine, o quella rabbiosa che denuncia la condizione di schiavitù delle donne in Medio Oriente; si viaggia su fiumi di note in città dannate ricoperte dalla polvere Cities in Dust e in giardini d’Oriente galleggianti in acque inquinate, in Hong Kong Garden; i fluidi ardenti d’amore si mescolano con immagini alate che solo l’inglese sa dire così, in apparenza pronunciate guardando altrove: “Only at night time... I see you”.
Brava Ombretta Rossi, “indossata” la sua maschera, interpreta Siouxsie Sioux, icona per antonomasia del dark-punk, corpo, travestimento e voce con la giusta intensità e con partecipazione autentica. L’aspetto visivo-teatrale della performance fa la sua parte e i musicisti, la chitarra chiamata a fare gli onori di casa, rinnovano con tono ed energia il battito d’ala scura partito quattro decenni orsono.
Spazio e tempo poi ai Pinhdar, anche qui, il nome scelto evocativo di voli creativi e di universi paralleli. Al duo milanese formato da Cecilia Miradoli, voce e tastiere, e Max Tarenzi, alla chitarra, si è unito il polistrumentista Alessandro Baris, impegnato alla batteria. In passato fondatori della rock band Nomoredolls e del festival internazionale di stanza in Piemonte A Night Like This, i Pindhar muovono i loro progetti artistici “fra Elettronica, Trip-Hop e Dark-Wave”, e hanno fatto ascoltare brani tratti dal loro nuovo album uscito lo scorso marzo, prodotto che ha già raccolto numerosi apprezzamenti dalla critica del settore, intitolato: A Sparkle On The Dark Water.
Voce femminile molto bella, quella alla guida tra i pezzi interpretati, malinconica e distante ma con grazia, senza alterigia né alterità. Il canto di Miradoli tocca note cupe a vette cristalline, e si sente che ha da dire anche quanto non pronuncia parole ma vocalizzi e suoni, come accade in alcuni momenti del concerto. In vero visionario, ipnotico, a tratti anche disturbante nel suo portare deciso da qualche altra parte, l’amalgama creato da tastiere e arpeggi alla chitarra dona al fluire delle canzoni una cifra ben riconoscibile, che la batteria con l’elettronica ingaggiata contribuisce a connotare e a vivacizzare.
La scaletta allestita per spaziare tra i brani del disco fa incontrare regni abitati da rose congelate in passati distanti, luoghi costellati di abissi del tutto umani (Humans è anche il singolo che ha preceduto l’uscita dell’album), mondi rischiarati da piccole luci di vicinanza, narrati in Little Light, tempi che scorrono anche senza suonatore (At The Gates Of Dawn).
Murderers Of A Dying God imprime altre note interpretative e di mistero, ma d’altra parte l’inquietudine serpeggia in molti angoli, anche in apparenti boschi verdi, nei paesaggi di In The Woods, o in strani contenitori dall’aspetto famigliare che dovrebbero essere ma non sono Home. Il tutto è immaginifico ma nello stesso tempo fermamente ancorato al reale, e valorizzato artisticamente da arrangiamenti curati e raffinati.
The Hour of Now, un lungo pezzo tratto dal lavoro precedente del duo, intitolato Parallel, album concepito nel periodo della pandemia, ha chiuso un concerto in cui il pubblico si è lasciato trasportare nell’universo dei Pinhdar senza riserve, sentitosi indefinitamente cullato.
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