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Romanzo Populista
Il sindaco di Pove in mezzo al fango in Emilia-Romagna, il sindaco di Bassano che canta in mezzo ad Al Bano e Sgarbi. Esercizio di confronto populista a distanza su due diversi modi di interpretare lo stesso ruolo
Pubblicato il 28 mag 2023
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Ogni editoriale ha una sua fonte di ispirazione.
Per queste righe che adesso leggerete, la lampadina si è accesa a seguito di un messaggio che ho ricevuto da una persona che ha letto il mio articolo “#SiCanta”, relativo alla performance canora del sindaco Pavan assieme ad Al Bano e a Vittorio Sgarbi sul palco de La Milanesiana in città.
Nel messaggio ricevuto, questa persona spara a zero sull’evento di giovedì scorso che - ispirata dal mio titolo, dal mio testo “alla Sanremo” e riferendosi ai costi sostenuti dal Comune per la serata - ha ribattezzato #Castro-caro.
Il sindaco Francesco Dal Monte (primo a sinistra) con volontari da Pove del Grappa e Vigili del Fuoco nel Comune alluvionato di Castel Bolognese (da Facebook / Salviamo il sentiero del Brenta)
In sostanza, il nostro lettore contesta il fatto che quanto visto e accaduto in Sala Da Ponte contrasta con la situazione drammatica in cui si trovano in questi giorni i nostri vicini dell’Emilia-Romagna, alle prese con i postumi dell’alluvione.
“So che non si devono confondere i piani - mi scrive -, ma di fronte a certe calamità, avremmo fatto una più bella figura se avessimo dirottato i fondi a chi ha davanti un altro spettacolo, forse sconfortante allo stesso modo rispetto a quello andato in scena a Bassano.”
Rispondo subito al nostro affezionato utente che a mio modo di vedere ha esagerato nei termini di paragone.
Sull’opportunità di spendere 22.000 euro di soldi pubblici, più la spesa per i permessi Siae, per ospitare in città l’evento di un’organizzazione privata possiamo discutere fino a domani (e io personalmente reputo che non sia opportuno). Ma non fino al punto di imputare al sindaco e alla sua amministrazione di avere ospitato - e di avere pagato per questo - una serata di intrattenimento culturale e musicale mentre a poco più di un paio d’ore di autostrada si contano i danni e si piangono lutti.
Oltretutto, gli accordi con la produzione del festival itinerante di Elisabetta Sgarbi sono stati presi a tempo debito, quando nessuno poteva sapere che la serata del 25 maggio a Bassano avrebbe coinciso con i giorni successivi al disastro in Emilia Romagna.
Bloccare tutto, azzerare i contratti con l’organizzazione e chiedere ad Al Bano e a Sgarbi di restarsene a casa per dirottare i 22.000 euro a sostegno dei territori alluvionati avrebbe comportato altre migliaia di euro di uscite dalle casse pubbliche in spese legali.
In più non possiamo sparare sul pianista, pardon sulla cantante, per il fatto che Elena Pavan abbia gorgheggiato sul palco assieme ad Al Bano e Vittorio Power.
Al netto di ciò che ciascuno può liberamente pensare al riguardo, è stata una situazione estemporanea da cui la sindaca non ha potuto tirarsi indietro e lo ha fatto in modo disinvolto, potendo anche vantare - come ho già scritto - il physique du rôle per un fuori programma del genere.
Insomma: con l’evento de La Milanesiana l’amministrazione Pavan ha voluto esibire ancora una volta il suo lato spettacolare e festoso, per il quale non è seconda a nessuno a partire dall’anno dell’inaugurazione del Ponte. Ma non possiamo incolparla di mancata sensibilità nei confronti di chi, invece che cantare “Felicità”, deve spalare fango.
Eppure, fatte valide tutte le premesse di cui sopra, la concomitanza temporale tra la serata delle ventimila leghe (più Iva al 10% = 22.000) sotto i mari e i giorni del post alluvione si presta ad un interessante esercizio di confronto a distanza sul diverso modo di interpretare il ruolo di sindaco nello stesso territorio e nella fattispecie tra due Comuni limitrofi.
E si tratta di un confronto populista, dal momento che, sia in un caso che nell’altro, si tratta di due situazioni di sicura presa popolare.
Proprio giovedì sera e proprio in contemporanea con lo show de la Milanesiana e con l’esibizione improvvisata di Romina Pavan & Friends, il gruppo Facebook “Salviamo il sentiero del Brenta” ha pubblicato foto e video della delegazione del Comune di Pove del Grappa, capitanata dal sindaco Francesco Dalmonte, recatasi martedì scorso nel Comune alluvionato di Castel Bolognese in Provincia di Ravenna per consegnare i pacchi di generi alimentari raccolti il giorno prima a seguito dell’appello sulla carenza di viveri lanciato su un’emittente radiofonica nazionale da Luca Della Godenza, il sindaco della cittadina del Faentino messa in ginocchio dall’inondazione del fiume Senio.
Nelle foto il sindaco Dalmonte, alcuni Alpini di Pove e gli altri volontari povesi del Monte Grappa Bike Day sono ricoperti di fango dopo aver aiutato la popolazione locale a spalare la melma alluvionale.
“Esperienza unica e commovente - si legge nel post -, un’esperienza che lascia il segno, che ti rimane dentro, questo il commento dei nostri “Angeli del Fango”, e visto che ora hanno imparato la strada, si stanno preparando per una nuova missione ai primi di giugno.”
Eccolo qua, il confronto populista: da una parte il sindaco Pavan che si schiarisce la voce per la compiaciuta sorpresa del pubblico presente e, dall’altra, il sindaco Dalmonte che si sporca le mani per la compiaciuta gratitudine della gente del luogo.
“Felicità” versus “Solidarietà”.
Non sono due “performance” direttamente paragonabili. Ma se vogliamo proprio sottilizzare sulla valenza dell’una e dell’altra, il vero termine della questione è un altro.
Per l’amministrazione comunale di Bassano del Grappa il problema non è il fatto di non aver dirottato i soldi per La Milanesiana alle comunità alluvionate dell’Emilia-Romagna, che come ho già scritto non era una strada percorribile.
Il problema è quello di non aver fatto nulla di effettivamente concreto, come amministrazione pubblica, nei primi giorni di emergenza e di richiesta di aiuto da parte dei Comuni alluvionati della Regione confinante.
A dire il vero, non è che l’amministrazione di Bassano non abbia fatto proprio niente di niente. Come riferiscono fonti bene informate, il sindaco Pavan ha trasmesso una lettera al sindaco di Faenza Massimo Isola esprimendo al collega faentino “la più totale solidarietà e vicinanza” a titolo suo personale e a nome della città “in qualità di sindaco di Bassano del Grappa, Città della Ceramica”. A proposito: non eravamo la Città degli Alpini?
Diciamo che il primo cittadino bassanese, nel campo dei rapporti istituzionali con i Comuni alluvionati, si è limitato al minimo sindacale.
Tuttavia, così come non è opportuno mettere sullo stesso piano i soldi spesi per una serata di intrattenimento paracadutata da Milano e i soldi che si sarebbero potuti spendere per aiutare le popolazioni dell’Emilia, sarebbe altrettanto ingiusto soppesare sui due piatti della stessa bilancia lo stile di un sindaco che va a consegnare i viveri e a spalare personalmente il fango a Castel Bolognese e quello di un sindaco che, seppure chiamata sul palco senza che ciò fosse stato previsto, si mette a cantare “Felicità” senza problemi.
Sono due diversi modi di intendere e di interpretare lo stesso ruolo, perfettamente in sintonia con la rispettiva immagine pubblica dei due personaggi e generatori per entrambi di “like” e commenti positivi nel rutilante mondo dei social.
Sostanza contro apparenza? Fate voi.
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