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I whisky del mestiere
Pesante intervento del presidente regionale di Italia Nostra Carmine Abate sul concept progettuale “Hub” per la Scuola Mazzini: “Quando gli architetti esagerano con il whisky”
Pubblicato il 16 mag 2021
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Dice ancora una volta il saggio: comunicato lungo, premessa corta. Vi dico solo - e qui mi fermo - che l'argomento di cui nuovamente si parla è il futuro delineato per la Scuola Mazzini dal concept progettuale dell'Hub Urbano per la Cultura e l'Innovazione, presentato mercoledì scorso in commissione. Sulla questione riceviamo oggi un finanche troppo pesante intervento del presidente del consiglio regionale dell'associazione Italia Nostra, l'architetto bassanese Carmine Abate, che si concentra in particolare sugli aspetti architettonici dell'ipotesi progettuale, come dal comunicato stampa che segue:
COMUNICATO
Il rendering dell'ipotesi della passerella ciclo-pedonale e della breccia vetrata centrale alla Mazzini, presentata in commissione a Bassano (fonte immagine: grisdainese.it)
ISTERESI: quando gli architetti esagerano con il whisky!
Isteresi è un fenomeno di “ereditarietà”, è la caratteristica di un sistema di reagire in ritardo alle sollecitazioni applicate e in dipendenza dello stato precedente.
Il termine, derivante dal greco ὑστέρησις (hystéresis, "ritardo"), fu introdotto nel senso moderno da James Alfred Ewing nel 1890 ed è usato in generale nella teoria dei sistemi dinamici, quindi non solo in fisica, ma anche in biologia e in economia.
In economia propriamente l'isteresi è l'incapacità del tasso di disoccupazione di tornare al livello iniziale dopo uno shock avverso, anche dopo il superamento dello stesso.
Mentre è conosciuta nella termodinamica nelle transizioni di fase del passaggio da uno stato all'altro che non avviene linearmente con l'energia fornita o assorbita.
Isteresi da non confondere con “isterismo”, dal greco Hystera, utero, utilizzato nella psichiatria ottocentesca per indicare un tipo di attacchi nevrotici molto intensi.
Ma io ricordo l’isteresi associata ai miei studi di fisica strutturale, legata più al fenomeno di ereditarietà, del crollo tardivo post terremoto: il fabbricato mantiene la memoria delle scosse precedenti e prima o poi rivela il suo stato critico strutturale anche dopo anni, oppure in seguito anche ad una piccola scossa successiva ad un grande evento sismico avvenuto molti anni prima.
Forse l’ing. Daniele Donghi (ingegnere capo alla municipalità di Venezia), che nel 1904 progetta la nuova “Casa della Scuola” (costo complessivo dell’opera circa 186.000 lire dell’epoca oggi varrebbero circa 760.000,00 euro, fonte Il Sole 24ore) assistendo alla presentazione del “concept progettuale dell’Hub Urbano per la Cultura e l’Innovazione” (che in realtà vuol dire concetto- idea-proposta progettuale per il Centro per la Cultura e l’Innovazione), si rivolterà più e più volte nella tomba pensando che il suo edificio viene sventrato e affettato come un salame!
Perché spendere 1.260.000,00 euro per una passerella ciclopedonale collocata a 6 metri di altezza tra le due scuole, quando invece si dovrebbe finalmente chiudere l’annosa questione del traffico su salita Brocchi per andare finalmente a piedi attraversando il Foro Boario? Facendo in modo che i ragazzi possano camminare, sostare e socializzare in uno spazio collettivo che tenga insieme le due scuole, la piazza ed il giardino/orto botanico.
E poi, dove vado a farmi male con la bicicletta a 6 metri dal suolo, da dove vengo e dove vado? Ma soprattutto come ci arrivo a quella altezza?
Perché invece non si è preferito fare un concorso di idee (con 100 mila euro se ne fanno almeno 3!) rivolto ai giovani progettisti dando loro un decalogo ed una griglia dove muoversi e non “carta bianca” …fate quello che volete … spendete quello che volete!”.
Sicuramente bisogna sfruttare al massimo le risorse esistenti senza indebitare le generazioni future! Se avessimo a disposizione 21 milioni di euro forse metteremmo in sicurezza (da un punto di vista sismico e sanitario) tutte le scuole della città, metteremmo a disposizione dei nostri ragazzi dei pc o tablet (quello che molte famiglie non hanno potuto avere in questi lunghi mesi di isolamento), metteremmo a disposizione personale dedicato e psicologi per tutte le scuole per affrontare i disagi causati dall’isolamento e dalla frustrazione per la pandemia, costruiremmo nuovi campi sportivi nei quartieri, attiveremmo un sistema completo e sicuro di ciclopiste per i percorsi delle persone fragili (mamme con bambini, studenti, anziani, disabili ).
La “suggestione” (o se volete l’isterismo) di realizzare “l’elemento centrale che è una breccia vetrata nella quale si andrebbe a creare un nuovo atrio a doppia altezza” ….. ma c’è già l’atrio a doppia altezza! Quale sarebbe quello nuovo? L’unica breccia a memoria cittadina (isteresi) fu fatta sulle mura trecentesche per far proprio posto alle nuove scuole del giovane Regno, e il vulnus della breccia in Viale delle Fosse fu chiuso con una corretta anastilosi alla fine degli anni novanta !
Oggi la sensibilità per i beni comuni e per la l’eredità culturale fortunatamente (o quasi, a parte i cubi di cristallo che sorgeranno in città!) orienta una comunità alla cura del nostro territorio e dei nostri paesaggi urbani.
Il patrimonio culturale costituisce un insieme di risorse ereditate dal passato, una comunità patrimoniale (forse è meglio costruita su presupposti culturali?) è costituita da persone che attribuiscono valore a degli aspetti specifici del patrimonio culturale, che essi desiderano, nel quadro di un’azione pubblica, sostenere e trasmettere alle generazioni future.
Tutto scritto nell’art. 8 “Ambiente, patrimonio e qualità della vita”, e art. 9 “ Uso sostenibile del patrimonio culturale” della Convenzione di Faro (Convenzione quadro del Consiglio d'Europa sul valore del patrimonio culturale per la Società (Faro, 27.10.2005).
Il 23 settembre 2020 la Camera dei Deputati ha approvato in via definitiva la ratifica della Convenzione di Faro, l’Italia aveva firmato il trattato nel febbraio del 2013.
La Convenzione, ad oggi ratificata da 19 Paesi membri del Consiglio d'Europa, si fonda sul presupposto che la conoscenza e l'uso dell'eredità culturale rientrino pienamente fra i diritti umani, ed in particolare nell'ambito del diritto dell'individuo a prendere liberamente parte alla vita culturale della comunità e a godere delle arti, come previsto dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948 e dal Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali del 1966.
Nello specifico la Convenzione di Faro intende promuovere una comprensione più ampia del patrimonio culturale e del suo rapporto con le comunità che lo hanno prodotto ed ospitato, riconoscendo il "patrimonio culturale" come l'insieme delle risorse ereditate dal passato, riflesso di valori e delle credenze, e la "comunità patrimoniale" quale insieme di persone che attribuiscono valore a quel patrimonio.
Sostanzialmente la Convenzione rimarca il valore e il potenziale del patrimonio culturale come risorsa per lo sviluppo durevole e per la qualità della vita e individua il "diritto al patrimonio culturale", riconoscendo la responsabilità individuale e collettiva nei confronti del patrimonio culturale e sottolineando l'importanza della sua conservazione ed il suo ruolo nella costruzione di una società pacifica e democratica.
Così i beni comuni sono in genere beni ambientali, storico culturali, materiali, immateriali e del paesaggio di interesse comune attorno ai quali si può identificare una comunità che si attiva per la loro manutenzione e gestione, e che caratterizzano il territorio. Sono beni che appartengono al patrimonio culturale e alla comunità patrimoniale.
La Casa della Scuola, oggi Scuola Mazzini, è un bene comune!
Parlando ancora sui nascenti musei: ma che fine hanno fatto le collezioni di libri, fotografie, disegni, diari, oggetti d’uso, testimonianze che furono allestite all’interno di alcuni locali al piano terra e nel mezzanino in occasione delle celebrazioni per il centenario della scuola Mazzini (ottobre 2010) racchiusi nella pubblicazione che si intitolava "La scuola Mazzini di Bassano del Grappa. Cent'anni di educazione alla vita" ?
Quello sì mancava e manca alla città: un Museo dell’Educazione interattivo, come ce ne sono pochi in Italia e in Europa, dove si possano trovare libri e giocattoli, foto e quaderni, sussidi didattici e arredi scolastici, registri e pagelle, diplomi di laurea e papiri, inchiostri e pennini non solo semplicemente raccolti scientificamente e selezionati per documentare come dal passato ad oggi le giovani generazioni siano state “educate” dalla nascita all’ingresso nella vita adulta, ma anche con esperimenti, dimostrazioni e tecniche di produzione che possano essere messi a disposizione del visitatore piccolo o grande che sia! Per una scuola ritrovata.
Carmine Abate
Presidente Consiglio Regionale Veneto
Italia Nostra
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