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Il giallo e il rosso, come ben si sa, sono i due colori della bandiera di Bassano del Grappa.
Giallo e rosso come il colore dei peperoni che ho fotografato al reparto della frutta e verdura del supermercato.
Sono anche i due colori della politica bassanese, sempre più pepata, come una bella peperonata piccante, man mano che si avvicinano le elezioni comunali di giugno 2024.
Foto Alessandro Tich
Siamo all’ultimo semestre dell’amministrazione Pavan e dobbiamo prepararci alle gesta politiche ed amministrative più interessate a raccogliere il consenso dell’ultimo minuto che non a gestire a medio e lungo termine le questioni della città, visto che per queste, in questa legislatura, siamo ormai fuori tempo massimo.
Quella di Elena Pavan doveva essere l’amministrazione del #SiCambia.
Spetterà ai cittadini riconoscere se dal 2019 al 2024, dal punto di vista del modo di governare la città e dei risultati conseguiti, #Siècambiato oppure no.
Bisognerà poi vedere se #SiCambia sarà anche lo slogan segreto della coalizione di centrodestra nell’indicare l’anno prossimo il proprio candidato sindaco, proponendo agli elettori un altro nome al posto del sindaco attuale.
Non è un’ipotesi peregrina, ma una prospettiva molto concreta.
Come ho già avuto modo di evidenziare anche in un’altra occasione, l’anticamera degli aspiranti successori della Pavan in ambito centrodestra, e anche nella stessa Lega, è piuttosto affollata. Alcuni nomi di “papabili” che si favoleggiavano fino all’anno scorso sono usciti di scena, altri invece stanno bussando insistentemente alla porta.
Tra questi, anche un nome leghista di rilievo regionale.
Tenetevi pronti: botti di fine anno in arrivo.
C’è poi Fratelli d’Italia che fa pressing per conquistare una sempre maggiore visibilità pur non esistendo formalmente all’interno dell’attuale amministrazione bassanese, ma contando sulle tessere di partito che può esibire in giunta e nel gruppo di maggioranza che continua a chiamarsi, nonostante tutto, #PavanSindaco.
A Bassano FdI, a sua volta, deve fare i conti con gli equilibri di potere interni che hanno visto rafforzarsi la posizione della sempiterna Elena Donazzan, la cui corrente è uscita vincitrice dalla tornata congressuale del partito svoltasi domenica scorsa nelle Province del Veneto.
Tra queste Vicenza, dove è stato eletto come coordinatore provinciale il deputato Silvio Iovine, delfino dell’assessore regionale, con un 84% delle preferenze che non ammette repliche rispetto alla candidatura di Piero Puschiavo, che era sostenuto dalla corrente oggi ampiamente minoritaria di Sergio Berlato.
Voci accreditate riferiscono che la Donazzan avrebbe giocato un ruolo rilevante nella “parte sommersa dell’iceberg” per l’elezione del presidente del consiglio comunale di Bassano, dando il suo imprimatur politico alla candidatura di Antonio Guglielmini.
È certo che al momento che conterà di più - e cioè alla formazione delle liste e soprattutto alla nomina del prossimo candidato sindaco del centrodestra - farà nuovamente sentire la sua voce, con buona pace degli iscritti a FdI, alcuni dei quali presenti nell’attuale consiglio comunale, che non si riconoscono nella sua leadership ma in quella di un'altra figura regionale del partito. Quale figura? Vi do un messaggio subliminale.
Vi scatto idealmente una foto e sorridete: “Cheese!”.
Comunque sia, nei prossimi sei mesi la stagione politica al peperone piccante, foriera di possibili ulteriori ripercussioni all’interno della maggioranza, riguarderà il composito universo della coalizione di centrodestra, con l’impepata supplementare del contrasto per la supremazia di schieramento tra la Lega e Fratelli d’Italia.
Ci verranno poi a raccontare i vari Giangregorio dei “tavoli del centrodestra” per giungere d’amore e d’accordo all’appuntamento di giugno con gli elettori, ma saranno tavoli dagli spigoli dolorosi per chi ci andrà a sbattere la testa.
All’interno della maggioranza Pavan in imminente scadenza, rimane poi ancora imperscrutabile la posizione futura dell’attuale oggetto misterioso per antonomasia e cioè la lista civica Impegno per Bassano: più opposta all’amministrazione cittadina, pur facendone formalmente ancora parte, delle stesse opposizioni.
La civica di Marin, così facendo, può aspirare a correre da sola oppure a far pesare la sua percentuale di consensi rientrando all’ultimo momento - come già fece quattro anni fa - nei ranghi dell’alleanza con Lega & C. e sconfessandosi così davanti a tutti.
O persino anche a svolgere il ruolo indipendente di ago della bilancia, o di qua o di là, in caso di ballottaggio al secondo turno.
Impegno per Bassano dovrà tuttavia tenere conto del fatto che un eventuale spostamento di voti nell’alveo del centrodestra non significherà automaticamente una corrispondente conquista di voti a suo favore.
La sua condotta politica “indefinita” dell’ultimo anno, con un piede dentro e l’altro piede fuori, potrebbe rivelarsi infatti un’arma a doppio taglio, portatrice tanto di possibili consensi quanto di potenziali bocciature da parte dell’elettorato di centrodestra anche più critico nei confronti dell’amministrazione Pavan.
E il centrosinistra? In questo momento è una “X”, un’incognita matematica.
La sortita in ampio anticipo di Bassano per tutti ha sparigliato le carte nei banchi dell’attuale opposizione (escluso il Movimento 5 Stelle, a patto che a Bassano esista ancora) che non potrà più ripresentarsi unita come quattro anni fa a meno di una assai improbabile accettazione del candidato sindaco di Bassano per tutti Paolo Retinò quale candidato sindaco di coalizione.
Al di fuori dell’odierna rappresentanza in consiglio comunale, anche Italia Viva e Azione sembrano voler andare separatamente e per conto proprio, alla faccia dell’unità di intenti tra i due partiti che veniva sbandierata fino a quasi un anno fa e a fronte di una volontà di allearsi con il resto del centrosinistra che fino ad oggi non è stata mai espressa.
L’asse di riferimento Vernillo & C. - Partito Democratico, con la possibile - ma non scontata - amichevole partecipazione di una lista formata dall’attuale Gruppo Misto di Campagnolo & C., rischia così di trovarsi con un bacino di consensi assottigliato dalle fughe in avanti e in autonomia delle altre componenti del centrosinistra.
Il consiglio non richiesto all’universo vernilliano e dintorni è quello di non restare troppo alla finestra ad assistere all’evoluzione dei problemi della coalizione avversaria ma di cominciare a lavorare già da adesso per costruire un’alternativa, candidato sindaco compreso, che sia credibile.
E soprattutto per elaborare una proposta di governo della città che sia illuminata di luce propria e non di contenuti riflessi, ovvero che non si fossilizzi sull’improduttiva ossessione della critica ai cinque anni di amministrazione di Elena Pavan.
Oggi sulla politica giallorossa mi fermo qui. Troppi peperoni in una sola volta rischiano di essere indigesti.
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