Alessandro Tich
Direttore responsabile
Bassanonet.it
Pubblicato il 21-07-2020 13:03
in Attualità | Visto 809 volte

Il trillo del Covid

Promossa a pieni voti la serata di apertura di Operaestate Festival con le misure di sicurezza anti contagio. Sul palco il grande violinista Uto Ughi coi Solisti Veneti: giù le mascherine e su la voglia di arte e cultura

Il trillo del Covid

Foto di Jacopo Tich

Il quarantennale con quarantena di Operaestate Festival Veneto 2020 si apre al teatro all'aperto Tito Gobbi del Castello degli Ezzelini a Bassano con il concerto di Uto Ughi assieme ai Solisti Veneti. È una prima in assoluto: si tratta infatti non solo della serata di esordio del festival, ma soprattutto di un evento che dal punto di vista organizzativo è senza precedenti in città. Per la prima volta, nella capiente arena all'aperto bassanese, vengono messe in pratica le misure di sicurezza anti-assembramento previste in questa fase storica per i luoghi di pubblica frequentazione. Il timore iniziale è che a fronte del “tutto esaurito” registrato al botteghino si rischi di assistere, più che a uno spettacolo, a un rito collettivo di prigionia da prevenzione. La cosa invece non accade e la serata scorre anzi armoniosa come un violino, senza code in maschera da ufficio postale e soprattutto senza stress.
Merito della perfetta organizzazione dello staff di Operaestate, che ha previsto ed effettuato la gestione delle misure di emergenza in ogni dettaglio.
Tre ingressi separati dividono i flussi di entrata dagli spettatori, che vengono gentilmente invitati dalle addette dell'avamposto per la distribuzione dei biglietti a dirigersi verso uno o verso l'altro dei tre distinti accessi in base al numero della fila dei posti a sedere.
All'interno dell'arena viene applicato il distanziamento logistico: posti attaccati concessi solamente agli spettatori congiunti/conviventi (una distinzione resa possibile in anticipo grazie alla prenotazione obbligatoria), altrimenti le postazioni del pubblico sono intervallate dalle sedie col cartello di divieto di seduta. Alla fine la pizza a metro della distanza minima imposta tra gli esseri umani è totalmente garantita e ci si può finalmente liberare dalle mascherine, l'indumento meno indicato per godere del clima di queste sere d'estate.
Si alzi dunque il sipario! Anzi, no: perché il sipario nell'arena estiva non c'è.

Come ogni serata di esordio che si rispetti, anche l'opening di Operaestate Festival 2020 è un appuntamento sospeso tra cultura e mondanità. Diversi come sempre i volti noti mescolati tra gli spettatori, tra cui alcuni membri di spicco del CdA della Fondazione Banca Popolare di Marostica-Volksbank, che figura tra gli sponsor della manifestazione, venuti anche a rendere omaggio alla loro collega di CdA Giovannella Cabion, neo assessore bassanese alla Cultura e non solo, impegnata nella sua prima uscita pubblica da amministatore comunale per assistere all'evento e vedere di nascosto l'effetto che fa.
Il sindaco e non più assessore alla Cultura Elena Pavan, appena rientrata dalle vacanze e vestita in mise a tubino lungo da Grande Soirée, si ritaglia invece il ruolo da brava presentatrice e sale sul palco per il suo saluto iniziale al pubblico.
La Pavan afferma che “la progettazione del festival era stata fatta per stupire” e che nonostante i cambiamenti di programma imposti dall'emergenza Covid “la programmazione è speciale perché la possiamo fare”.
“Non era affatto scontato che riuscissimo a farlo - aggiunge la sindaca -. Un mese e mezzo fa brancolavamo nel buio, ma grazie al lavoro incessante di Rosa Scapin e di tutto il suo team è stato rifedinito il programma che era già pronto il 31 gennaio, che è la scadenza imposta dal Ministero.” “Il mio pensiero - dichiara la Pavan nel passo più ecumenico del suo discorso - va ai sindaci e agli assessori alla Cultura che mi hanno preceduto e che hanno portato avanti questo importante festival. Un pensiero va anche ai sindaci del territorio, che hanno creato le “Città Palcoscenico” del festival, dando vita alla prima forma di collaborazione in rete.”
Parole di stima e di gratitudine, dunque, per tutti i suoi precedessori a Bassano e per tutti i suoi colleghi del territorio di ieri e di oggi. Del resto, in una serata che vede protagonista un grande maestro del violino, una bella sviolinata non guasta.

L'ingresso sul palcoscenico dei Solisti Veneti è semplicemente epico.
L'intera formazione orchestrale, limitata nell'occasione ai soli archi, entra in scena con le mascherine addosso, strappando un primo applauso di eroica solidarietà da parte del pubblico socialmente distanziato. Poi i musicisti ovviamente se le toglieranno, ma quella loro apparizione coi volti imbavagliati resta un'immagine simbolo dei nuovi tempi che coinvolgono anche il mondo delle arti performative. La prima mezz'ora del concerto vede in azione i Solisti di nome e di fatto: sul palco cioè ci sono solo loro, impegnati - con gradimento del pubblico - nell'esecuzione del Concerto in fa maggiore op. 5 n. 2 per archi di Tomaso Albinoni, della Sinfonia in sol maggiore per archi di Giuseppe Tartini e della Terza Sonata in do maggiore per archi di Gioachino Rossini. È una sorta di preludio in musica prima dell'apparizione del “grande nome” dello spettacolo di apertura di Operaestate 2020: come le support band che danno il via ai concerti rock, riscaldando il pubblico prima dell'attrazione principale della serata.
A metà serata Uto Ughi, superstar dell'archetto ma anti-divo per eccellenza, compare sul palco tranquillo e sereno, come una persona che entra per caso dalla porta di servizio.
La prima cosa che fa è quella di accordare il suo prezioso strumento: operazione delicata che fa subito scemare il grande applauso levatosi spontaneamente dal pubblico alla sua apparizione. Insomma: Ughi è finalmente qua, ma deve prima intonare il la.

Non è la prima volta che il celebrato violinista di origini istriane calca le scene del festival a Bassano: c'era già stato altre volte, l'ultima delle quali nel 2016, accompagnato sempre dai Solisti Veneti che erano diretti dal compianto maestro e fondatore Claudio Scimone.
In quell'occasione Ughi aveva inserito nel programma il famoso “Trillo del Diavolo” di Giuseppe Tartini, istriano come lui, uno dei pezzi sommitali del virtuosismo violinistico.
Quest'anno Uto Ughi inizia ancora con Tartini (di cui nel 2020 ricorre il 250esimo della morte) ma col Concerto in la maggiore D 96 per violino e archi, contraddistinto dallo struggente movimento finale “Largo-Andante”. Poi il programma prosegue col Concerto in la minore BWV per violino e orchestra di Johann Sebastian Bach. Gran finale con “Carmen Fantasy”, op. 25 per violino e archi di Pablo de Sarasate, trascrizione per violino dei temi della Carmen di Bizet nella quale il protagonista della serata sfodera le arti magiche del suo virtuosismo esecutivo. Lungo applauso finale che porta naturalmente - come sempre - alla concessione del bis: il Largo dell'“Inverno” de “Le Quattro Stagioni” di Antonio Vivaldi, nel quale, come spiega Uto Ughi al pubblico, il pizzicato degli archi rappresenta la grandine che sta cadendo mentre il violino solista esprime la gioia dei contadini, “felici di essere a casa, al caldo”.
Termina così, con promozione a pieni voti, la serata di esordio di Operaestate Festival Veneto, 40^ edizione, con le misure di sicurezza anti contagio. Tutto è già pronto per il doppio appuntamento di stasera e domani, sempre al Teatro al Castello di Bassano e sempre “sold out”, con Marco Paolini e Mario Brunello che assieme a Sara Anglana e Andrea Marcon presentano lo spettacolo di narrazione, musica e canto “Senza Confini_No Border”.
Il festival parte con il piede giusto e Bassano del Grappa, grazie alle magie del violino di Uto Ughi, si scopre essere un Comune virtuoso.

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