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Quello che ci Lega
Ma che ci fa il presidente dell'associazione Destra Brenta nella lista della Lega per le amministrative? Intervista a Gianluca Pietrosante
Pubblicato il 13 apr 2019
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Rieccolo qua. Gianluca Pietrosante, 26 anni, laurea triennale in Storia a Ca' Foscari, con specializzazione conseguita in Storia Medievale, presidente dell'associazione culturale Destra Brenta di Bassano del Grappa. Segni particolari: correrà alle prossime elezioni amministrative bassanesi come candidato nella lista della Lega.
Allora, Pietrosante: ma che ci fa uno di Destra Brenta nella Lega?
Gianluca Pietrosante (foto Alessandro Tich)
“Innanzitutto, Destra Brenta è un'associazione culturale che comunque si occupa e guarda con interesse alla politica perché pensiamo che la politica sia cultura, in quanto etica. Abbiamo guardato con interesse la nuova svolta della Lega a livello nazionale da un anno a questa parte e le sue istanze verso il ritorno alla tradizione e verso certi principi che per noi sono importantissimi. Difatti noi abbiamo appoggiato e apprezzato il recente Congresso Mondiale delle Famiglie che è stato effettuato a Verona, nel quale il ministro Fontana si è esposto in prima persona, andando anche contro certi diktat del pensiero dominante, del pensiero mondialista, dove si attesta che, come noi siamo fermamente convinti, la famiglia è quella composta da una madre e da un padre. E dopo anche la nuova etica dello Stato imposta dal ministro degli Interni Salvini che non ha fatto altro che attuare le norme di sicurezza per quanto riguarda l'immigrazione e anche la sua apertura internazionale verso certi paesi dell'Europa, in particolare quelli dell'Est, per quanto riguarda certe politiche. Quindi anche a livello locale e regionale noi abbiamo sempre guardato con interesse a questa politica della Lega e a questa nuova svolta. Con la sezione locale della Lega, col segretario Roberto Gerin, abbiamo sempre avuto da un anno a questa parte dei buonissimi rapporti. E quindi c'è stata questa possibilità, l'ho accettata volentieri e adesso parte questa collaborazione.”
Ha “accettato volentieri” per fare cosa? Che contributo vuole dare alla lista e quindi alla coalizione?
“Penso intanto di essere il più giovane o comunque uno dei più giovani rappresentanti di un gruppo politico della coalizione e mi viene anche da ridere perché sono il più giovane ma anche il più “vecchio”, per quanto riguarda certe idee tradizionali, visto che tanti mi definiscono “bigotto”, tanti epiteti che comunque vengono dati da quelli di sinistra a quelli che non la pensano come loro. Quello che voglio dare per Bassano, parlando concretamente, è un nuovo tipo di idea culturale, vista la politica culturale che è stata effettuata in questi ultimi cinque anni dall'attuale amministrazione, che si rifaccia alla tradizione, guardando comunque anche al benessere della città. Per esempio noi vogliamo far sì che la cultura si colleghi col turismo, con delle politiche culturali che attirano i turisti, con la collaborazione delle varie categorie cittadine: i commercianti, gli esercenti, gli artigiani che sono stati comunque un po' abbandonati da questa amministrazione per mancanza di dialogo. Sento spesso e volentieri esponenti delle varie categorie che hanno sempre lamentato la mancanza di dialogo con l'amministrazione, di conseguenza si crea un abisso con le richieste soprattutto dei commercianti e le esigenze dei turisti. In particolare, secondo il mio punto di vista, Bassano deve ritornare ad essere quel capoluogo territoriale che in questo momento non è. Come? Attuando delle politiche culturali che valorizzino prima di tutto i “geni locali”, con la collaborazione di tutti quanti i Comuni limitrofi.”
Lei è presidente di Destra Brenta e ha un passato in Forza Nuova. Lei è un “fascistello”?
(Risata dell'intervistato...NdR)
“Io sono nato nel 1992. Non posso definirmi “fascista”. Non posso definirmi “ghibellino”, non posso definirmi “guelfo”, non posso definirmi quant'altro. Io sono semplicemente un ragazzo che ama la politica, penso di avere dei valori che sono retaggio della nostra civiltà. Mi definisco un ragazzo sì giovane, ma dai valori tradizionali che però guarda anche verso il futuro. All'assessore che ha tirato fuori la parola “fascistelli” io gliel'ho detto di non basare la campagna elettorale sulla dicotomia ideologica. Ironicamente e anche provocatoriamente, ho rovesciato la battuta spregiativa di un altro assessore comunale che definiva tutta la destra come “l'avanzata dei barbari”, ricordando che, dal punto di vista storico, i “barbari” hanno rialzato la civiltà decadente dei Romani per instaurare un nuovo tipo di ordine istituzionale. Piuttosto quindi mi definisco un “barbaro”. Abbiamo preso la battuta spregiativa e l'abbiamo rigirata a nostro favore. Ma per tornare all'attualità, definirsi “fascistelli”, “partigiani”, “compagni”, lascia il tempo che trova. Sono cose ormai anacronistiche e superate, bisogna guardare all'attualità e non fossilizzarsi su cose che non interessano ormai più per niente al cittadino.”
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