Radici Future 2030
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Alessandro TichAlessandro Tich
Direttore responsabile
Bassanonet.it

Attualità

Ponte di Ferragosto

Contraddizioni e discrepanze degli ultimi sviluppi e dichiarazioni riguardanti il cantiere senza inizio

Pubblicato il 14-08-2018
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Radici Future 2030

Coincidenze del momento. Oggi mi sono ripromesso di scrivere alcune amenità d'estate sul Ponte di Bassano, anche se le notizie di queste ore relative a un altro ponte, quello crollato a Genova, le fanno apparire fuori luogo.
Comunque sia, scrivo lo stesso. Perché ieri un mio amico ha voluto scrollarmi un po' di dosso la pigrizia vacanziera agostana mandandomi via WhatsApp il link a un servizio del telegiornale di un'emittente locale postato su YouTube.
Titolo in sovraimpressione: “Ponte Vecchio, nuovo deterioramento dei legni: colpa delle ture?”. Interessante l'incipit del servizio, secondo il quale il controllo subacqueo effettuato alla fine di luglio sulla terza e sulla quarta stilata del Ponte di Bassano, lato Angarano (dalla società Idra Srl di Venezia, per un corrispettivo di 4880,00 euro Iva compresa NdR), ha evidenziato che non c'è “nessun abbassamento delle stilate, nessun ulteriore cedimento, ma l'ennesimo e preoccupante deterioramento dei legni”. Interessante proprio perché, solamente il giorno prima, un quotidiano locale aveva pubblicato un articolo intitolato “Ponte, terzo pilastro giù di 9 centimetri. Sos lavori urgenti”.

Le stilate 3 e 4 del Ponte di Bassano

A dire il vero, tale supposto cedimento di ben 9 centimetri non appare evidente a vista d'occhio. Se così fosse, camminando sul Ponte all'altezza dell'ottava colonna a partire da Angarano, corrispondente alla stilata n. 3, il piano di calpestio e la balaustrata presenterebbero un nuovo importante avallamento, così come è accaduto e ancora oggi è ben visibile all'altezza della seconda stilata che tra la fine del 2014 e la prima metà del 2015 era ceduta di 10 centimetri e che non si è ulteriormente abbassata solo grazie alle puntellazioni di sostegno di emergenza allestite in autonomia dalla Vardanega nel luglio 2017 e non ancora riconosciute, ovvero autorizzate, dalla Direzione Lavori.
Così, invece, non è: al momento attuale il pavimento e la balaustrata del Ponte, sopra la stilata numero 3, non presentano segni di collasso e anzi la parte più “rialzata” dell'area di transito pedonale corrisponde proprio al tratto sovrastante le ultime due stilate verso Angarano.

Dunque il cedimento del terzo pilastro altro non sarebbe che l'ennesima discrepanza e/o contraddizione della comunicazione sul Ponte ad opera del Comune, ora sostituita dal non meglio specificato allarme di un ulteriore “preoccupante deterioramento dei legni” sempre in corrispondenza della terza e anche della quarta stilata.
Al microfono del tiggì locale il sindaco Riccardo Poletto addebita la causa del problema allo stesso motivo che era stato indicato all'origine del presunto, e poi implicitamente “smentito”, nuovo cedimento. Vale a dire il perdurare delle ture di cantiere tra le pile n.1 e n. 2 che, restringendo il corso del Brenta, hanno provocato una maggiore “pressione” dell'acqua del fiume sulle strutture sommerse delle pile 3 e 4, erodendone le componenti lignee. Il Poletto in Tv ha infatti dichiarato che “mesi prolungati di ture, peraltro improduttive, sicuramente non hanno fatto bene alle stilate n. 3 e n. 4”, aggiungendo che “sicuramente un qualche sostegno, un qualche aiuto in vista dell'autunno dovremmo metterlo in atto”. Il deterioramento dei legni sarebbe stato quindi provocato dal passaggio in strettoia del fiume “con maggiore quantità d'acqua, con maggiore velocità”.
“Questo sicuramente non ha fatto bene a quei legni - ha ancora detto il sindaco -. Un conto è fare le ture per tre-quattro mesi, un conto è fare le ture per il doppio della durata. Sicuramente quello è stato un fattore di ulteriore deterioramento.”
Dunque, secondo le dichiarazioni televisive del primo cittadino, le ture inverali di cantiere, compreso il prolungamento del periodo di tura-e-molla con Vardanega per la questione della loro rimozione, sarebbero durate addirittura “il doppio” di quanto previsto.
Ma a Bassano la matematica, anche in questo caso, è un'opinione.

Il Piano di Sicurezza dell'intervento di ripristino e consolidamento statico del Ponte di Bassano riporta infatti, a pagina 44, che i due periodi dell'anno in cui è possibile lavorare in alveo con la protezione delle ture sono: 1 gennaio - 30 aprile (finestra invernale) e 10 giugno - 10 settembre (finestra estiva). Le ture “rialzate” come da progetto, per la scorsa finestra invernale, sono state realizzate tra la fine di gennaio e i primi di febbraio e smantellate dalla Brenta Lavori, su ordinanza contingibile e urgente e conseguente incarico del Comune, tra la metà di maggio e giugno.
La presenza effettiva della diga di cantiere ammonta pertanto a circa cinque mesi: un mese in più (e non certamente il doppio) rispetto al quadrimestre previsto per la finestra invernale, comprendendo peraltro anche un mese, come giugno, inserito addirittura nella finestra lavorativa estiva. Parlare dunque, come fa il sindaco, di “mesi prolungati di ture” e persino di un “raddoppio” dei tempi di permanenza delle barriere di asciutta non corrisponde oggettivamente alla realtà delle cose.
Se pertanto è stato realmente evidenziato un deterioramento dei legni nelle due stilate non interessate dalle ture invernali, a causa dell'azione erosiva della “maggiore quantità d'acqua, con maggiore velocità”, qualche responsabile tecnico dovrebbe allora chiedersi se magari il problema sia generato non tanto dalla durata della permanenza in alveo delle ture, quanto dalla presenza stessa delle ture di progetto che per la prima volta formano una barriera di restringimento del fiume così alta (3 metri di elevazione sopra il livello dell'acqua in condizioni idrometriche normali) a ridosso dello storico manufatto.
Ma si sa: il progetto esecutivo, per l'ente pubblico che ha commissionato l'intervento di restauro, va benissimo così e così sia.
Buon Ponte di Ferragosto a tutti.

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