Alessandro Tich
bassanonet.it
Pubblicato il 30-04-2018 22:43
in Attualità | Visto 5.113 volte
 

Chi la tura la vince

La Direzione Lavori ordina a Vardanega la rimozione totale delle ture. L'impresa chiede la quantificazione dei volumi in opera e il prezzo del conferimento in discarica. Rimarcando l'inutilità dell'opera per l'indisponibilità della spalla sinistra

Chi la tura la vince

Foto Alessandro Tich

“Si ordina all'impresa di procedere con l'immediata rimozione delle ture, nella loro interezza.” L'ordine di servizio del Direttore dei Lavori del restauro del Ponte Viviana Bonato e del RUP (Responsabile Unico del Procedimento) Diego Pozza, indirizzato alla Nico Vardanega Costruzioni Srl, è finalmente arrivato con una comunicazione trasmessa in data odierna alla ditta appaltatrice. Era quello che comunque la Vardanega aveva richiesto nei giorni scorsi, con due diverse lettere di sollecitazione alla DL (Direzione Lavori) nelle quali si chiedevano precise indicazioni sulla modalità di rimozione - in tutto o parzialmente - della diga di cantiere. “In assenza di un preciso ordine di servizio - scriveva l'impresa esecutrice lo scorso 20 aprile - le ture non saranno rimosse.”
È l'ennesima puntata dell'estenuante braccio di ferro tra Comune e appaltatore su uno dei tanti aspetti sui quali le reciproche versioni dei fatti cozzano l'una contro l'altra.
Per la struttura comunale “il progetto non ha previsto la possibilità di lasciare le ture in alveo al di fuori delle due finestre di lavoro in alveo”. Lo sbarramento in mezzo al fiume va quindi completamente smantellato al termine della finestra di lavoro e completamente ricostruito alla finestra di lavoro successiva. La qual cosa, come ha rilevato l'appaltatore, non corrisponde invece alle indicazioni della relazione idraulica del progetto esecutivo, secondo la quale “si dovrebbero rimuovere solo le parti fusibili laterali e una parte iniziale della tura longitudinale”.
Ora l'ordine di servizio è stato emesso e l'impresa, dal momento che il contratto di appalto è ancora in essere, è chiamata ad eseguirlo. E dovrebbe certamente eseguirlo, con l'intervento affidato in subappalto alla Brenta Lavori Srl di Fontaniva: nella comunicazione di interruzione lavori dello scorso 27 aprile con richiesta al Comune di Bassano di chiusura del contratto in autotutela, la Vardanega ha comunque specificato “la disponibilità ad eseguire qualsiasi attività esplicitamente richiesta dalla DL attraverso ordini di servizio” finché non si arriverà alla risoluzione del rapporto contrattuale.
Ma il verbo al condizionale è d'obbligo perché anche in questo caso - per usare un eufemismo - non saranno rose e fiori.
Sempre in data odierna l'azienda di Possagno ha replicato all'ordine di servizio comunale puntualizzando che “la realizzazione delle ture e la successiva rimozione sono lavorazioni comprese nel contratto che dovranno essere compensate”. Vale a dire: tot materiale costruito e poi rimosso, tot da pagare. L'impresa ricorda di aver “più volte richiesto alla DL per le vie brevi e infine formalmente con lettera del 18/04/2018 la misurazione delle quantità poste in opera, attività che è di stretto obbligo della DL (art. 180 DPR 207/2010), purtroppo senza alcun esito”. Pertanto, come rimarca la ditta possagnese, prima di procedere con la rimozione delle ture è necessario che la Direzione dei Lavori esegua in contraddittorio la misurazione dei volumi di materiale da asportare.
Ma non basta. “A fianco della necessaria quantificazione dei volumi in opera - aggiunge la nota di “richiesta di precisazioni” della Vardanega - è necessario che codesta DL definisca il prezzo per il conferimento in discarica del materiale scavato.” L'esecutore rammenta che la normativa individua come rifiuto “qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi o abbia deciso o abbia l'obbligo di disfarsi”. E sottolinea che il materiale delle ture “dovrà essere conferito a soggetti abilitati di cui non c'è traccia nel prezzo di elenco”. “L'assenza del prezzo per il conferimento del materiale scavato - incalza la ditta - rappresenta l'ennesimo errore del progetto che porta come conseguenza degli oneri aggiuntivi che certamente non potranno essere posti in capo all'impresa.”
Da qui la richiesta “che codesta DL defibisca perfettamente l'intero ventaglio dei prezzi che dovranno essere applicati per la successiva contabilizzazione”.
E non è ancora tutto. Nell'ordine di servizio del Comune di Bassano si sottolinea che l'appaltatore “sarà obbligato a risarcire i danni, a privati ed enti, determinati da un ritardo nello smantellamento delle ture presenti in sinistra Brenta”. Con riferimento ai “danni temuti”, l'appaltatore “restituisce al mittente l'affermazione in quanto già dal 16 aprile veniva richiesta l'emissione della disposizione”. “Tutto questo tempo andato perduto - aggiunge - non potrà certo essere posto in capo a questa impresa e costituisce invece l'ennesima verifica sulla capacità ed operatività dell'ufficio della DL.”
E si arriva quindi, sempre a riguardo dello sbarramento di cantiere previsto dal progetto, alla questione centrale. Le ture in sinistra idrografica sono state infatti progettate e costruite per consentire le lavorazioni sulla spalla sinistra del Ponte (l'ormai celeberrima “spalla Nardini”) e sulle prime due stilate lato Bassano, col previsto appoggio della trave Bailey sempre sulla spalla sinistra per il sollevamento e riallineamento della stilata (o pila) numero 1. Ma non essendo la spalla sinistra disponibile al cantiere, per i noti e restrittivi vincoli dell'accordo tra Comune e proprietà Nardini, per l'impresa la costruzione della tura si è rivelata di fatto un'operazione inutile. “Forse la DL, unica a conoscenza dell'indisponibilità della spalla lato Bassano - contesta l'esecutore -, poteva, o potremmo aggiungere doveva, emettere un ordine di servizio per non fare le ture.”
“Da parte nostra, a diretta richiesta della disponibilità della spalla - continua la Vardanega Costruzioni -, venivamo redarguiti dall'assessore competente e invitati a non occuparci della vicenda visto “che era tutto a posto”. Purtroppo abbiamo scoperto la verità solo al termine della costruzione delle ture con il danno economico ormai compiuto.”
“Visto che codesta amministrazione era la sola a conoscenza dell'impossibilità delle lavorazioni sulla spalla lato Bassano (...) - rimarca l'appaltatore -, doveva sì, emettere un ordine di servizio, ma per spostare il lavoro sulla spalla lato Angarano e ad oggi avremmo avuto la messa in sicurezza dell'intero ponte con i puntellamenti delle pile n. 3 e n. 4 e molto probabilmente il completamento dei lavori sulla spalla in destra idraulica.” “Certamente - è il botto finale della Vardanega - i lavori non si fanno con i “se”, ma forse possono agevolare nell'accertamento delle responsabilità.”
L'istanza di precisazioni della ditta si conclude con la richiesta “con carattere di urgenza” del completamento dell'ordine di servizio, comprensivo della quantificazione dei volumi in opera, e dell'estensione dell'autorizzazione al subappalto alla Brenta Lavori Srl per complessivi 998.154,45 euro.
Chi la tura la vince: e non finisce qui.

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