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Un giorno sull’Altipiano
Oggi ad Asiago il Presidente della Repubblica Mattarella, nel Centenario della Grande Guerra. “Le sfide di oggi, dal terrorismo all’emigrazione, si vincono tessendo collaborazioni”. Il ministro Pinotti: “No a nuove fratture con l'Austria”
Pubblicato il 24 mag 2016
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24 maggio 2016: è una data importante per Asiago, imbandierata a festa per la visita del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Viale Vittoria, il rettilineo che porta al sacrario del Leiten, è il luogo del primo momento ufficiale della visita presidenziale.
L’orario del programma viene rispettato al minuto: mancano pochi minuti alle 10 quando sbuca nel cielo l’elicottero militare con cui arriva il ministro della Difesa Roberta Pinotti.
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al sacrario di Asiago. Dietro a lui il ministro Roberta Pinotti (foto Alessandro Tich)
E alle 10, all’Aeroporto di Asiago, è già atterrato il Falcon dell'Aeronautica militare con il Capo dello Stato.
I veri protagonisti di questa fase dell’intensa mattinata sono gli alunni più piccoli di alcune classi dell’Istituto Comprensivo di Asiago: una festa di grembiuli e bandierine tricolori che si apprestano a incontrare quell’importante signore con i capelli bianchi che arriva dal Quirinale.
Non c’è molta gente nei pressi del sacrario: sono già tutti assiepati dietro le transenne in piazza Carli, dove alle 11.30 si terrà la cerimonia pubblica.
Colpisce la coreografia approntata per l’occasione: una schiera di soldati, sull’ampio terrazzo del sacrario, vestiti con elmi e uniformi come i loro colleghi, e allora coetanei, di cento anni fa. Perché è il centenario della Grande Guerra - e nella fattispecie del Profugato degli altopianesi dopo i bombardamenti e l’offensiva della Spedizione Punitiva austro-ungarica del 1916 - la ricorrenza grazie alla quale, per la prima volta, un Presidente della Repubblica in carica mette piede sull’Altopiano.
Mattarella, accompagnato dal corteo di sicurezza e costantemente tutelato da un cordone di forze dell’ordine e guardie del corpo, arriva in auto direttamente dall’aeroporto. Saluta le autorità che lo attendono ai piedi del Sacrario e gli scolari che lo accolgono con lo striscione tricolore “Benvenuto Presidente”: ma non è ancora il momento di intrattenersi con i bambini.
Perché il protocollo prevede che il Capo dello Stato salga i gradini del Leiten - dove riposano i resti di quasi 55mila caduti della Grande Guerra, 35mila italiani e 20mila austroungarici - per deporre una corona in loro onore sul cippo commemorativo del sacrario. Preceduto da due corazzieri e seguito dal ministro Pinotti, il Presidente esegue il compito con impeccabile e silenziosa solennità. Quindi Mattarella, dopo il saluto ai politici che lo attendono in fila, scende alla base del monumento dove per alcuni minuti - al riparo da fotografi e telecamere - visita l’interno dell’ossario per rendere omaggio ai loculi.
Dopodiché, finalmente, è il momento dell’incontro ravvicinato coi più piccoli: e tra “nonno Sergio” e i suoi nipotini per un giorno - prima di proseguire col programma ufficiale - si instaura subito, seppure per pochi attimi, un contatto entusiasmante.
“Viva il presidente, viva il presidente” gridano i bambini, che cantano anche l’inno di Mameli.
La cerimonia in piazza
E’ innanzitutto una parata militare di grande effetto, con gli onori alle medaglie e ai gonfaloni di città e battaglioni distintesi nella Grande Guerra, la cerimonia pubblica del Centenario in piazza Carli ad Asiago. Con l’accompagnamento della fanfara della brigata alpina Taurinense vengono resi gli onori, in particolare, al gonfalone della Città di Bassano del Grappa.
La gente - almeno 6-7000 persone dietro le transenne, oltre a una folta platea di sindaci e rappresentati politici e istituzionali assiepati nel palco d’onore - attende il momento fatidico dell’uscita del presidente Mattarella, impegnato per circa un quarto d’ora a presenziare in Municipio a un veloce consiglio comunale straordinario a porte chiuse con i sindaci degli otto Comuni dell’Altopiano.
Quando finalmente il Presidente - attorniato dal solito cordone di security - compare sulla piazza, viene accolto dal pubblico come una rockstar: applausi ed espressioni di simpatia che accompagnano il suo passaggio in rassegna, per l’ennesimo obbligo protocollare, di reparti e gonfaloni schierati.
Il sindaco di Asiago Roberto Rigoni Stern, nell’aprire i discorsi istituzionali , ringrazia il Capo dello Stato “la cui presenza è un segno di attenzione per la comunità, in una ricorrenza che vuole esprimere un sentimento riflessivo più che celebrativo”.
Dopo la rievocazione della tragica epopea della Strafexpedition, affidata allo storico bassanese prof. Paolo Pozzato, il ministro della Difesa Roberta Pinotti, ricordando la frattura tra i Paesi belligeranti di cento anni fa, sottolinea che “nuovi tipi di fratture tra Italia e Austria rischiano oggi di promuovere differenze e separazioni tra il Nord e il Sud del mondo, muri e barriere che noi non vogliamo.”
E’ lungo e circostanziato l’intervento del Presidente della Repubblica, che ricorda luoghi e momenti delle battaglie sull’Altopiano.
Grandi applausi quando afferma che il Profugato dei civili altopianesi “è stato per lunghi anni trascurato dalla memoria storica” e quando cita, quali narratori delle assurdità della guerra, Mario Rigoni Stern ed Ermanno Olmi.
Una ricostruzione storica che si riflette nell’attualità: “Ogni guerra - dichiara il Presidente - è un moltiplicatore di lutti e sofferenze. Le grandi sfide di oggi, terrorismo, emigrazione, cambiamenti climatici, lotta alla fame e alle malattie, si vincono tessendo collaborazioni e costruendo ponti.”
“A fenomeni globali - afferma ancora Mattarella - è impossibile dare risposte solo nazionali. E’ stato il dialogo, e non lo scontro, a permettere le conquiste culturali, economiche e sociali di questi settant’anni.”
Parole che fanno riflettere anche alla fine della cerimonia, quando il Capo dello Stato - rompendo il rigido cerimoniale - si concede finalmente a un piccolo bagno di folla. Saluti e strette di mano prima di partire per l’ultima tappa della sua giornata altopianese: la visita riservata in elicottero all’area monumentale dell’Ortigara sul monte Lozze, nota alle pagine di storia come “il Calvario degli Alpini”.
Goodbye mr. President, è stato un piacere.
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