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C'era una volta il PDL
Elena Donazzan attacca il suo partito (“Penoso, Delirante, Lontano”), diventato “il partito delle Minetti e dei Fiorito". Accusando “la sclerotizzazione su Berlusconi premier” rispetto “al bell'esempio delle primarie del centrosinistra”
Pubblicato il 30 nov 2012
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PDL: ovvero “Penoso”, “Delirante” e “Lontano”.
E' il nuovo acronimo, che sostituisce e getta alle ortiche il “Popolo della Libertà” di berlusconiana memoria, coniato dall'assessore regionale Elena Donazzan in un intervento al fulmicotone pubblicato ieri dalla stessa sul “portale dei patrioti” posizione.org.
“Penoso: ridurre un partito che solo nel 2008 aveva convinto 13.957.513 italiani, il 37,5 per cento, a dare fiducia, non solo ad un uomo pur carismatico, ma ad un progetto politico chiaro e ambizioso, ad un fallimento colossale - è il durissimo incipit dell'ex esponente di AN -. Abbiamo perso 2 elettori su 3, abbiamo disgustato nei modi e nello stile comportamentale, abbiamo deluso chi ha creduto nel cambiamento dell’Italia per incapacità ed incoerenza. Delirante: quanto ho visto ieri sera a Porta a Porta. Tre esponenti noti: Lupi, Gelmini e Santanchè il cui unico argomento era Ilpresidentesilvioberlusconicisalverà.”
Elena Donazzan: "Abbiamo disgustato nei modi e nello stile comportamentale e deluso chi ha creduto nel cambiamento dell'Italia per incapacità e incoerenza" (foto: archivio Bassanonet)
“Peccato che - continua la pasionaria di destra, riferendosi all'incontro pubblico a Cassola col leader del movimento “Fermare il Declino”, Oscar Giannino - a chilometri di distanza, non solo fisica, in quel del bassanese si consumava la negazione di questo mantra ad opera di circa ottocento persone, accorse per sentire parlare di politica economica e che all’affermazione del fallimento politico di Berlusconi da parte del relatore, hanno fatto scoppiare un boato in sala. Ecco perché il PDL è lontano. Distante dai problemi della gente, delle imprese, delle famiglie, dei lavoratori, delle emergenze nazionali, delle questioni internazionali che tanto contribuiscono alle dinamiche interne.”
“Voce fuori dal coro, nello studio patinato di un Vespa in visibilio per il solo parlare di Berlusconi, Giorgia Meloni che appariva disorientata dall’autoconvincimento dei tre colleghi di partito - è ancora un passo dello “sfogo” online -. E’ anche il mio disorientamento e quello di coloro che da stamattina mi chiamano, scrivono, lanciano appelli affinché queste primarie si facciano. Credo che le primarie vadano fatte non solo per un incaponimento su uno strumento, che pur se utile resta uno strumento, ma perché avevamo finalmente intravvisto una speranza per questo Popolo della Libertà di un cambiamento vero. Perché di questo c’è bisogno. Siamo diventati il partito delle Minetti, dei Fiorito, dei Cosentino, delle feste e della poca serietà, degli “amici del Presidente” e della poca politica, delle tessere false e dei congressi farsa, delle priorità del partito e non del popolo.”
“Per Giorgia Meloni - prosegue l'invettiva di Donazzan - hanno firmato in tanti, soprattutto ex elettori del PDL che ancora si fidano di qualcuno di noi perché abbiamo detto loro che volevamo raddrizzare il PDL, costruire un nuovo centrodestra, che volevamo veramente il cambiamento. Non possiamo prendere in giro la buonafede delle persone, non possiamo prenderci in giro. La strada è tracciata e se non la seguiremo sarà il popolo italiano a seguirla. L’amarezza è che i segnali del disagio gli italiani li hanno dati tutti a questa classe dirigente dedita solamente a salvare la propria rendita di posizione, immaginando forse che il 16%,che i sondaggi ci attestano ora, sia lo spazio sufficiente per sopravvivere.”
“La rabbia è - afferma ancora l'assessore regionale - che al bell’esempio delle primarie del centrosinistra, noi contrapponiamo l’assenza del dibattito politico e la sclerotizzazione su Berlusconi premier. Per fare che cosa? Santanchè dice sempre con Berlusconi, ma contro Monti. Gelmini sempre con Berlusconi, ma con Monti e Lupi sempre con Berlusconi, perché è amico di Angelino e io sono amico di Angelino, poi vedremo con chi stare….Io invece non starò mai con Monti, con la tecno finanza, con chi ha peggiorato tutti i fondamentali dell’economia, perché sto con le imprese e con i lavoro.”
“Quando ci saranno i programmi per il Governo dell’Italia - conclude Elena Donazzan -, il mio voto sarà per chi dirà e farà questo. Non si dia per scontato che per un partito lontano, una classe dirigente delirante e una immagine penosa qualcuno ci metta più la faccia. Non la mia.”
Inevitabile, a seguito della pubblicazione della “Avvelenata” dell'esponente pidiellina (ancora per quanto?) di Pove, lo strascico di reazioni in campo politico.
“Meglio tardi che mai - dichiara oggi in merito alla Donazzan il deputato di FLI Giorgio Conte -. Si potrebbero commentare così le dichiarazioni di un (ex?) autorevole esponente locale del PDL, in particolare ex AN, che annuncia il 'de profundis' di un partito che ha tradito il suo elettorato e gli impegni che il centrodestra aveva assunto con gli Italiani. Non meraviglia l'analisi politica oramai ampiamente condivisa; sorprende invece che provenga da chi, fino a ieri, non risparmiava invettive e insulti a chi ha sostenuto gli stessi argomenti e le stesse tesi quasi tre anni fa.”
“Per essere più chiaro - aggiunge l'esponente di Futuro e Libertà -, il nostro giudizio politico sulla deriva del PDL e la scelta conseguente di uscire da quel partito, veniva bollato, proprio da chi oggi si straccia le vesti, come il 'tradimento di Fini'. Ora, folgorati sulla via di Damasco che avrebbe portato alla inevitabile sciagura elettorale, si accorgono che il PDL si è nel tempo trasformato in un covo di personaggi inqualificabili del calibro di Cosentino, Dell'Utri e Fiorito e abbandonano la corazzata berlusconiana che affonda, per salire sulle scialuppe di salvataggio."
"La tardiva intuizione di costoro - conclude Conte - sarebbe credibile solo se fosse affiancata a un autentico gesto di autocritica e umiltà (che non avverrà), riconoscendo che c'è stato “chi l'aveva detto” in altra epoca, senza alcun interesse personale o convenienza elettorale.”
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