Pubblicato il 15-09-2010 20:47
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A tu per tu con il Direttore Artistico di AsoloArtFilmFestival

Luciano Zaccaria, Direttore Artistico del Festival internazionale di Asolo traccia un bilancio della rassegna 2010 appena conclusa

A tu per tu con il Direttore Artistico di AsoloArtFilmFestival

particolare del manifesto della XXIX edizione di AsoloArtFilmFestival

Diverse le sezioni a concorso e molte le produzioni italiane premiate: Premio Migliore Film Sezione Biografie d’Artista a “Maria Lai – Ansia d’Infinito” di Clarita di Giovanni; Premio Migliore Film sull’Architettura a “Lettera22” di Emanuele Piccardo; Premio Migliore Film sul Design a “Lino Sabattini” di Gianluca Migliarotti; Premio Migliore Film Sezione Armonia e Territorio a “Murgia – Tre Episodi” di Cosimo Terlizzi; Premio Migliore Film di Videoarte e Computer Art a “Dimmi chi sono” di Andrea Biagioni; Premio Speciale della Giuria a “Poesia che mi guardi” di Marina Spada; Targa del Presidente della Repubblica a “Basilicata Coast to Coast” di Rocco Papaleo. E’ forte in Italia la voglia di raccontare utilizzando questo linguaggio efficace?

In effetti quest’anno i premi Italiani sono superiori rispetto alle scorse edizioni. Il motivio? Forse lapalissiano, la qualità media dei film italiani si è alzata e la giuria presieduta da Vittorio dalle Ore lo ha registrato. Il motivo per il quale si è alzata la qualità? Non si sa. Forse dipende dalle macchie solari.

Il tema di quest’edizione era “Metamorfismi. Identità e alterità”. C’è una verosimile conformità di espressione o nella scelta dei temi da parte delle opere italiane pervenute al festival, si legge una drammaturgia comune?

Metamorfismi. Identità e alterità, è qualcosa che ha a che fare con il punto di vista, un modo per metterci in relazione con noi stessi. I pittori usano l’autoritratto. I punti di vista sono in generale molteplici, variano da persona a persona secondo carattere, educazione, formazione, sesso di appartenenza, dna, paese d’origine e altro ancora.
Quello che può piacere o divertire (un quadro, una musica… un film) all’interno di un gruppo omogeneo per affinità culturali può suscitare l’effetto opposto all’interno di un altro gruppo. Per questo il concetto di bello è altamente opinabile. Per affinità si possono fondare partiti politici, matrimoni, correnti artistiche, amicizie, imprese economiche… un festival. Per mancanza di affinità si può rompere tutto, a volte anche per mancanza di affinità con se stessi. È una questione di identità, è una questione di sensibilità, di comunicazione. È un problema affettivo. Tutti vogliono essere amati e apprezzati preferibilmente per quello che sono.
Un uomo, un artista… un festival, non sono quello che fanno ma quello che sono, la conseguenza è quello che esprimono e come lo esprimono.
La comunicazione comporta responsabilità e la cultura è lo strumento per metterci in relazione con noi stessi, con la vita e con gli altri. Banalità? Banalità. La vita e le relazioni sono influenzate anche da queste banalità.
L’obiettivo che sta davanti a una macchina fotografica, una macchina da presa o telecamera si chiama così perché è… “obiettivo”, lascia “obiettivamente” transitare attraverso le sue lenti l’immagine che noi inquadriamo, la pellicola, il nastro, un hard disk o una scheda di memoria, ubbidienti registrano. Il regista però può intervenire sull’immagine spostando gli attori o cambiando la scelta dell’obiettivo. L’operatore anche lui può intervenire mettendo davanti alle lenti un filtro che modifichi la cromaticità dell’immagine, lo scenografo può creare lo sfondo reale o digitale e anche il montatore può intervenire modificando in montaggio la lunghezza dell’inquadratura, spostarla da una posizione del montaggio ad un’altra oppure… non usarla per niente. Obiettivi crediamo tutti di esserlo, quasi mai lo siamo.

Quest’anno AsoloArtFilmFestival ha inserito nel circuito del Festival Fuori la prima edizione di MovieCamp un’innovazione realizzata qualche giorno prima del MovieCamp veneziano della 67^ Mostra del Cinema. L’argomento della “non conferenza” di Asolo è stato “Cinema e Social Media”. Alcune osservazioni sui contributi, sugli interventi, sul nuovo strumento che è stato utilizzato

E’ evidente che il web ha migliorato la qualità della comunicazione. Il Movie Camp deriva dai Bar Camp conferenze sul web nelle quali ciascuno può iscriversi e dare il proprio contributo e naturalmente fruibili nel web. Cinema e Social Media - si è trattato delle nuove importanti possibilità di finanziamento che esistono sul web ad esempio il Crowd Funding introdotto da Stefano Kurtz Adami e di cinema in 3D a cura di Jordan River.

L’evento del festival ha richiamato come sempre ad Asolo un pubblico di appassionati del settore ma anche tanti nuovi visitatori attenti e partecipi alle tante iniziative proposte nella dieci giorni dedicata all’arte del cinema. Il territorio ha risposto in maniera soddisfacente e secondo le aspettative?

Oltre al concorso internazionale del film sull’Arte che si è svolto al teatro Duse, durante i dieci giorni di festival si è svolto parallelamente un Festival Fuori, cioè al di fuori del teatro. Un festival ricco e dislocato nel territorio. “L’Evento Immobile”, una serie di video esposizioni di artisti internazionali dislocate nel centro storico. “Carlo Mazzacurati nelle immagini di Giovanni Umicini a Pederobba nello spazio espositivo di Roberto Nicoletti.
Gli incontri con l’architetto Francesco dal Co, prima ad Asolo assieme a Massimo Cacciari per “Luigi Nono e Carlo Scarpa” e poi alla Gipsoteca Canoviana di Possagno per “I musei di Carlo Scarpa”. Ricordiamo che il 22 settembre sempre a Possagno si terrà un ulteriore incontro con Francesco dal Co “Le Ville di Carlo Scarpa”. E ancora Movie Camp - non conferenza sul cinema. La mostra “Nitsch in Asolo” aperta fino al 19 settembre, Iconoclaste di Alessandro Bellucco presso la Piccola Galleria d’Arte contemporanea e House Guest – Isotta Dardilli, Antonio Guiotto, Giorgia Ricci, Reed Young alla Galleria Browning di Asolo.
E’ evidente che Asolo non è Venezia o Berlino e che il suo bacino d’utenza non è ampissimo. Il pubblico sostanzialmente è quello delle scorse edizioni, numeroso, attento e intenditore con picchi notevoli in occasione di Francesco Dal Co e Cacciari, di Hermann Nitsch oltre che nella serate dedicate alla consegna del premio arte e cultura a Carlo Petrini fondatore di Slow Food.

Come risponde il comitato organizzatore alle forti polemiche che ha suscitato la scelta di dedicare varie iniziative e una mostra all’artista Hermann Nitsch?

Hermann Nitsch è ritenuto uno dei più importanti artisti contemporanei viventi. Le sue opere sono esposte nei più prestigiosi musei di tutto il mondo e sono illustrate in tutti i manuali di storia dell’arte.
È comprensibile e perfettamente legittimo essere in disaccordo con la sua maniera di intendere l’arte. Questo non vuol dire che Nitsch debba essere dipinto come sadico sanguinario che si diverte a fare del male a degli esseri indifesi. La sua visione del mondo è profondamente influenzata dalla tradizione del sacrificio presente in quasi tutte le religioni conosciute. AsoloArtFilmFestival, giunto alla XXIX edizione ha, da sempre, nelle proprie linee guida la difesa della libertà di espressione artistica.
L’arte di Hermann Nitsch è fortemente influenzata dalla sua ammirazione per autori e artisti come de Sade, Friedrich Nietzsche, Sigmund Freud e Antonin Artaud. Nel suo manifesto puntualizza come le sue azioni debbano suscitare nello spettatore disgusto e ribrezzo, per innescare una controreazione di catarsi e purificazione. Il tentativo di Nitsch è quello di portare il singolo ad entrare in contatto con il proprio essere animale più profondo e istintivo, e quindi a toccare gli ambiti più bui e nascosti del proprio essere, che sono normalmente repressi dalla società contemporanea. I partecipanti all’opera di Nitsch vengono costretti a vivere con una presa di coscienza questa totale disinibizione degli impulsi animali, e con questo anche la nostra innata potenzialità e tendenza alla violenza e alla distruzione. La decadenza radicale verso la sensualità ha come risultato una reazione catartica e purificatoria, e quindi l’ascesa alla spiritualità. L’Arte di Nitsch ha a che fare con la vita e non con la morte.
AsoloArtFilmFestival è consapevole della difficoltà di comprensione dell’opera di Nitsch, ma è pronta a difendere la propria decisione di collaborare ad una sua mostra ad Asolo in nome della libertà di espressione.
Ricordiamo che la mostra “Nitsch in Asolo” è stata organizzata dall’Associazione Dialoghi Asolani con la collaborazione di AsoloArtFilmFestival, Box Art GAllery di Verona, Museo Hermann Nitsch di Napoli e Fondazione Morra.

Nella mission del festival si legge che attraverso la rassegna si intende dare credito e visibilità a opere che non troverebbero spazio nella distribuzione broadcast e nell’industria televisiva. Le ragioni più gravi di questa cecità indotta nei confronti della cultura e dell’arte

La ragione sta nel fatto che la televisione è una macchina da guerra che in un certo senso ha imposto un linguaggio ( quello televisivo) anche alle produzioni indipendenti le quali, se vogliono avere una qualche visibilità al di fuori dei circuiti festivalieri, devono in una qualche misura adeguarsi. Esiste comunque una fetta sostanziosa di film che persegue una strada autoriale e sono questi che hanno più bisogno di essere sostenuti e sono sempre questi quelli che il pubblico che frequenta il festival di Asolo preferisce.

Conclusa questa XXIX edizione di AsoloArtFilmFestival con la proclamazione dei film vincitori è possibile tracciare un bilancio conclusivo della rassegna?

I film pervenuti sono stati 610 in rappresentanza di 66 nazioni.
La scorsa edizione contava 930 film di 64 paesi. Evidentemente la crisi è in linea con quella mondiale e non ha risparmiato nessun settore. Fëdor Dostoevskij nell’Idiota ha scritto “La bellezza ci salverà” e non ne faceva solo una questione di estetica, Franz Kafka sosteneva che “L’arte gira attorno alla verità” mentre per Kant “la bellezza ci fa scoprire le forze segrete della natura che altrimenti resterebbero nascoste”.
Si potrebbe continuare a lungo con le citazioni ma è evidente che le riflessioni sulla vita e sull’arte da sempre fanno parte della nostra storia fin da quando cominciammo a graffiare la pietra con segni incerti.
Ci salverà la bellezza? Ci aiuterà l’armonia? Qualcos’altro o qualcun altro?
Bancari, pugili, dentisti, commercialisti, commesse dietro le vetrine, preti, rappresentanti sudati, dottori, piloti, tennisti, casellanti un poco tristi sfiorati per sempre da poveri cristi. Premi Nobel e criminali, fotomodelle e fruttivendoli.
Macellerie, pub, trattorie, autosaloni, supermercati, fioristi, ristoranti, asfaltisti sfiniti con molti rimpianti.
Uomo contemporaneo adesso hai un parrucchiere di fiducia, un barista che ti conosce e cambi un telefono all’anno, sei felice? Una nuova etica e una nuova armonia, anche se alla fine è sempre e solo una questione di anima. Forse non è troppo lontana.
Arthur Clarke, grande scrittore di fantascienza e scienziato, inventore del satellite geostazionario nonché sceneggiatore di “2001 Odissea nello spazio” di Stanley Kubrik terminò così la sua ultima intervista prima di morire nel Marzo 2008 a Colombo - Sri Lanka dove viveva dagli anni cinquanta:
“… Noi dobbiamo scegliere il buono altrimenti ci estingueremo. I dinosauri hanno fatto l’errore di scegliere la corazza come protezione invece dell’intelligenza e per questo si sono estinti, Noi facciamo parte del mondo naturale e se non ci comporteremo da persone naturali finiremo con l’estinguerci.
Per questo dobbiamo scegliere di diventare umani.”
Un film o un festival non possono certo cambiare il mondo ma dare un piccolo contributo si spera di sì.



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