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Laura Vicenzi
Giornalista
Bassanonet.it
Special report
Narrazione: i ferri del mestiere
Al Festivaletteratura, a orientare la rotta conversazioni tra scrittori, Lemaitre e Lucarelli, Carson e Valerio, Barry e Fois, e uno sguardo all'Irlanda
Pubblicato il 12-09-2022
Visto 4.034 volte
Sabato 10 settembre, sono tre gli appuntamenti su cui ha “orientato la rotta” Bassanonet al Festivaletteratura di Mantova.
Il primo al mattino, intitolato Il racconto di un secolo drammatico, ospitato in Piazza Castello, ha visto come protagonisti sul palco Pierre Lemaitre e Carlo Lucarelli. Lo scrittore e sceneggiatore francese, celebre autore di noir e ora di romanzi storici, si è confrontato con il suo collega italiano sul tema dei generi letterari e sulla cassetta degli attrezzi che deve possedere un autore che in questi anni produce libri apprezzati dai lettori e di successo dal punto di vista editoriale.
Lemaitre è più metodico e progettuale, prima pensa il libro che vuole scrivere, compreso il finale, e poi procede con la scrittura; Lucarelli invece è guidato nel lavoro più dall’istinto, gli capita spesso di scrivere per sapere come andrà a finire la storia che gli si affaccia alla mente: due modi di imbastire un romanzo e di raccontare l’officina di uno scrittore molto diversi. Lemaitre e Lucarelli hanno dato vita per il pubblico a una conversazione divertente di quelle che di sicuro appassionano molto ai corsi di scrittura creativa e che d’altro canto ha tolto molte curiosità ai loro lettori più affezionati: Lucarelli ha affermato che nei suoi libri in estrema sintesi intende parlare di un certo modo di essere Italiani, a Lemaitre interessa approfondire tramite la scrittura il rapporto con il mondo, in una sorta di questione morale.
Sebastian Barry con Marcello Fois, al Festivaletteratura di Mantova
Quelli del pomeriggio, sono due appuntamenti che hanno seguito il filo verde del viaggio in Irlanda, paese a cui il festival ha guardato con attenzione e dedicato molte iniziative nella sua 26^ edizione.
Cose inspiegabili accadono a Belfast ha avuto come protagonista Jan Carson, intervistata da Chiara Valerio. L’autrice e mediatrice culturale nordirlandese candidata al Premio Strega europeo per L’incendiario, edito da Perrone, ha presentato incalzata dalle domande piene di pepe di Chiara Valerio The Raptures – di prossima uscita in Italia con il titolo Il giorno del giudizio. Il libro racconta una storia di bambini che vengono colpiti da una misteriosa malattia, fatto che getterà un’intera comunità nel caos. All’autrice è piaciuta la prospettiva di dare voce a un bambino narratore, uno che si muove con gli altri in questa sorta di girone dantesco che in parte parla di ambiente in cui serpeggia l’intransigenza religiosa e in parte parla del magma politico e culturale dell’Irlanda del Nord. «Un inferno senza musica e bambini che fioriscono nella cattiveria», ha sintetizzato Valerio, ma anche un libro divertente, dove si incontra un fantasma che vive nel bagno invece che in un castello, elemento che sembra una critica neanche tanto velata ai dettami di tanta celebre letteratura gotica.
Sempre per “Irlanda.com”, nel Palazzo di San Sebastiano è intervenuto Sebastian Barry, intervistato da Marcello Fois. Drammaturgo e poeta prima di dedicarsi alla narrativa, considerato uno dei maggiori autori irlandesi contemporanei, Barry ha parlato del suo romanzo tradotto in Italia per Einaudi Giorni senza fine, un'epopea americana ambientata negli anni della guerra civile, che racconta la nascita degli Stati Uniti e la migrazione irlandese del XIX secolo seguendo la storia e il destino di due giovani uomini che si amano. Non è il seguito, ha specificato Barry, ma una sorta di narrazione collaterale Mille lune, che prosegue il racconto con il passaggio del testimone come personaggio centrale a Wynona, orfana indigena e figlia adottata dei due.
Lo scrittore, invitato da Fois, ha raccontato al pubblico il suo approccio con l’arte dello scrivere: da bambino, all’età di sei anni, si rifugiava a scrivere in un angolino nella “stanza delle api”, un luogo pieno di magia. Un po' di quel polline d'oro è rimasto attaccato ai suoi passi, che si fanno leggeri e sicuri quando si dirige al lavoro anche oggi che ha sessantasei, un'età in cui «nessuno più ti può deludere se non te stesso».
Parlando al pubblico del rapporto con il figlio, che da ragazzo gli ha dichiarato di essere gay, Barry ha usato frasi bellissime, usando termini come grazia, stella, luce. Come padre e scrittore, fa tesoro di questo vissuto, ma il romanzo non vuole raccontare una storia d’amore tra uomini, parte da lì per parlare della storia di un’America primordiale, anche schiavista, razzista e violenta.
A entrambi questi ultimi autori, a fine incontro, quasi per dovere di cronaca ma di certo non solo, è stata posta una domanda che chiedeva un commento sulla morte della regina d’Inghilterra: ebbene, i due Irlandesi hanno speso parole composte, riguardose guardando alla morte di una vecchia signora e nel contempo rispettose in merito a come ha ricoperto il suo ruolo in vita. Altri mondi.
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