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Marco Polo
Giornalista
Bassanonet.it
Carica Braghin: “Non sarà una giornata sfortunata a fermarci”
“Mi chiedo perché non siamo riusciti ad ingranare prima invece di aspettare la primavera ma ora è troppo importante non perdere le nostre certezze. “Mercante” pieno? Ha influito tantissimo sulla prova dei ragazzi”.
Pubblicato il 30 mar 2010
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Visi stravolti, poca voglia di parlare, tanta rabbia in corpo. È questo il clima in sala stampa al termine dello scacco lucchese ai danni del Soccer Team. La prova è stata di grande coraggio, ma in momenti come questi prevale il rammarico su tutte le restanti considerazioni. Leggi e ascolta il contributo di Matteo Caciagli nel box a destra. Stefano Braghin è il più navigato tra gli esponenti del club bassanese, è lui il primo a metterci la faccia, quasi a voler sollevare l’ingiusto peso che grava sui suoi giocatori. “Faccio una fatica tremenda a ricordare una sconfitta da parte di una squadra che ha messo in campo una prestazione come quella del Bassano contro la Lucchese. Pensare che perfino con l’uomo in meno siamo stati noi a crederci di più, con un cuore e un coraggio immensi. Quello che sono convinto non accadrà è che molleremo la presa: al termine di certe gare è inevitabile andare a casa tristi però fin dal giorno dopo deve subentrare la consapevolezza di aver fatto qualcosa di realmente importante, al di là del risultato. Questa consapevolezza ci restituirà le forze per giocarci le sei partite che mancano con lo stesso spirito ed intensità di oggi. In quel caso possiamo ancora ottenere dei buoni risultati”. Lo smacco morale è pesante, il gruppo dovrà avere la capacità di scovare dentro sé stesso la forza per reagire, ragionare a mente fredda e rendersi conto di aver fatto, nonostante la sconfitta, qualcosa di eccezionale. Anche la dirigenza potrà avere un ruolo decisivo in tale frangente: “E’ chiaro che la squadra andrà rincuorata ma c’è un rapporto tale con quasi tutti i ragazzi che sono convinto che basterà uno sguardo per far capire che siamo sulla strada giusta e che non può essere un episodio così dannatamente sfortunato ad interrompere una rincorsa così importante come quella che stiamo portando avanti. Bisognerà toccare le corde giuste alla ripresa, ripartire dalle cose positive. Un po’ di delusione rimane perché è umano avvertire un po’ di sconforto quando ti viene sottratta una cosa che meriti e che hai lottato con tutte le tue forze per ottenerla. Questo capita nella vita come nel calcio. Ora dovremmo far fronte anche alle defezioni, tra infortuni e squalifiche, per la prossima partita ma sempre pensando che non si può buttare via quanto di buono fatto”.
Ha un rospo Stefano Braghin da sputare. Ha provato a tenerlo dentro ma alla fine non riesce a far finta di niente. “Il più grande rammarico sapete qual è? Più che per la partita in sé non riesco a darmi pace perché, non avendo assolutamente avvertito la sensazione di essere inferiore alla squadra che sta dominando il campionato dall’inizio, non riesco a capacitarmi di come siamo arrivati ad una situazione del genere. Ossia per quello che non siamo riusciti a fare in precedenza, quello che non abbiamo espresso fino a fine gennaio, per capirci. In campo non c’erano 15 punti di differenza e se ci sono è colpa nostra perché non siamo riusciti prima a far emergere il nostro reale valore”. Braghin si sente poi di fare un plauso anche al suo tecnico, Beghetto: “Il mister è stato bravo, come tutti i ragazzi. Beghetto ha preparato davvero un’ottima partita, mi spingo a dire che fino all’espulsione di Grillo avevamo davvero il match in pugno. Troppi episodi ci hanno penalizzato, mai così tanti eventi sfavorevoli in un'unica partita. Oggi non mi sarei stupito nemmeno se ci segnava il guardalinee. Se ci mettiamo in testa questo non perderemo le nostre certezze e questo è troppo troppo importante”.
Stefano Braghin plaude e tenta di rincuorare i suoi (foto Andrea Martinello)
L’ultimo pensiero è rivolto a tifosi che sono accorsi in massa per non perdersi l’incontro della squadra cittadina: “Grande successo della città e della tifoseria. Quando lo stadio è così assiepato di pubblico, rumoroso e caloroso, si nota tantissimo la differenza. Ma la vivono diversamente anche i ragazzi in campo. Io credo che nella prestazione della squadra c’è tanto di quello che il pubblico è riuscito a trasmettere. Se riusciamo a sentirci una cosa sola con chi ci sostiene diventiamo davvero difficili da battere tra le mura amiche. Se invece si lascia spazio a crepe o intemperanze allora siamo più vulnerabili”.
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