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Dal futuro secondo Giovanni
Per i 50 anni della Raasm, l’imprenditore Giovanni Menon ha diffuso una lettera sul futuro. Dai problemi del presente alle prospettive che si possono aprire “se saremo pronti a rimettersi in gioco come se dovessimo cominciare tutto daccapo”
Pubblicato il 23 set 2025
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“Giovanni, ma con tutto quello che sta succedendo nel mondo, vista la tua esperienza, come vedi il futuro?”
È la domanda che Giovanni Menon, imprenditore, titolare dell’azienda Raasm di San Zeno di Cassola, si sente fare sempre più spesso, da più persone e in modo pure sempre più sentito. L’attuale situazione internazionale e le stesse incertezze socio economiche dei tempi che stiamo vivendo impediscono infatti alla nostra sfera di cristallo di immaginare come potrà essere il domani, anche a breve termine: non solo dunque per i nostri figli ma anche per noi stessi.
Ed è una domanda apparentemente semplice, ma in realtà molto profonda, che richiede una risposta ponderata. Per questo Menon, in occasione della festa per i 50 anni della Raasm celebrata sabato scorso 20 settembre, ha diffuso una lunga e articolata lettera rivolta ai dipendenti, ai fornitori e ai clienti nella quale ha tracciato la sua visione del futuro, partendo proprio dal traguardo raggiunto del mezzo secolo di vita della sua azienda.
L'imprenditore Giovanni Menon
E questo perché, come sottolinea nella lettera, “la storia insegna che per un’azienda (e ciò vale per ogni realtà economica) non esiste un traguardo tale che possa permetterle di rilassarsi senza avere più problemi nel futuro”.
Un futuro che dovrà tener conto che “la società contemporanea con i suoi pro e contro è molto cambiata rispetto a quella di 30-50 anni fa”.
“Per fare azienda - scrive Menon -, ci si dovrà rapportare anche con la crescente demotivazione e “sfiducia” che da alcuni anni stanno impregnando sempre più la società di oggi. Le cause sono dovute principalmente alla caduta dei rassicuranti riferimenti.”
Una società nella quale “la parola data non ha più nessun valore, sempre più persone sono investite da un crescente senso di insicurezza e una depressiva solitudine, si è invasi da una sempre più diffusa maleducazione, stiamo diventando pure tutti più cattivi e non c’è più rispetto per niente”.
Per non parlare della sfiducia nei riferimenti istituzionali, dalla “nostra debole Europa” alle “politiche del nostro Paese”. “Famiglie sempre più spezzate e fragili, giovani che hanno sempre più timore a formare una famiglia, sempre meno fiducia della giustizia, insicurezza nelle nostre città, criminalità sempre più diffusa anche tra i più giovani”.
“Abbiamo un livello di istruzione molto più alto rispetto al passato - rimarca l’imprenditore -, ma abbiamo perso la capacità comunicativa e, causa anche alla sempre più diffusa disinformazione, abbiamo poca cognizione del mondo che ci circonda.”
È la cruda fotografia del presente dalla quale cercare di sviluppare, come il fotografo in una camera oscura, un’immagine del futuro.
Nella sua lettera, Giovanni Menon punta il dito su quella che potremmo definire la “svendita” dell’industria manifatturiera italiana e sulle “politiche istituzionali sempre meno avvedute e sindacalismi vari che in particolare negli ultimi decenni hanno esasperato l’animo del fare azienda”.
“Di conseguenza sempre più imprenditori, quando non trasferiscono le aziende oltre confine, preferiscono vendere. Senza fare una lunga lista, sono già stati venduti moltissimi dei migliori brand ad altri Paesi. Altri imprenditori hanno venduto le aziende a fondi e società finanziarie che, guardando solo alla loro immediata redditività, spesso le frazionano, distruggendo così pure la loro brillante storia e il loro know-how maturato in decenni.”
“La decisione di portare le industrie con il loro know-how in altri Paesi, in particolare in Cina, l’hanno presa in molti e massicciamente anche gli Stati Uniti, trovandosi ora ad importare molto più di quanto esportano, incrementando così il problema del disavanzo commerciale - è un altro passaggio del testo -. Va considerato anche che il mercato offre pure sempre meno personale specializzato.”
Per questo, “sfasciare l’industria manifatturiera per un Paese che ha creato i suoi equilibri su di essa è davvero un suicidio”.
“Ricordiamoci - ammonisce il titolare della Raasm - che è grazie soprattutto all'industria manifatturiera che l'Italia, come altri Paesi, è uscita dal disastro del secondo conflitto mondiale. Il cosiddetto “petrolio” dell’Italia non è il turismo, per quanto importante sia, ma il vero petrolio italiano è l’ingegnosità e la creatività del suo popolo con le sue arti e l’arte manifatturiera.”
Dopo il mutamento epocale del boom economico “che ha visto nascere attività di ogni genere, zone industriali e capannoni ovunque” si è dovuto fare presto i conti “con la saturazione del mercato che ha spinto e continua a spingere la creazione di varianti e novità di ogni genere di prodotto, per stimolare sempre più nuove necessità”, generando così “un’economia basata in prevalenza sul consumismo”.
“Questo genere di economia non è certo lungimiranza e tantomeno saper guardare il futuro dei propri figli - avverte Menon -. Un’economia questa, che non potrà reggere all’infinito e pertanto, anche se non sarà facile, dovrà inevitabilmente andare verso una produzione e uno stile di vita eco-sostenibile.”
Nella lettera sul futuro per i 50 anni della Raasm ci sono anche i “servi della gleba 2.0”. Sono le vittime delle “nuove speculazioni finanziarie basate sull’offrire la possibilità di poter ugualmente usufruire di beni come casa, auto, ecc., senza averne la proprietà”.
Accade in campo immobiliare, con la direttiva UE sulla nuova classe energetica per gli edifici che a causa dei crescenti problemi finanziari “per circa il 70-80% dei casi non saranno messi a norma nei tempi stabiliti”: un sempre più esteso mercato per il quale “la grande finanza sta applicando nuove forme di finanziamenti”.
Menon tuttavia non demonizza la transizione ecologica:
“Tutte queste operazioni, fatte con l’intento di abbattere la CO2 e di contenere i cambiamenti climatici, sarebbero anche apprezzabili, ma è assurdo constatare che nel contempo si vanno a bruciare immense risorse in distruttive guerre.”
E riguardo alle guerre del presente, a cui è dedicato un altro capitolo della lettera:
“Oggi il mondo o sarà intelligentemente unito o si polverizzerà, come si sono polverizzati tutti gli Imperi della storia e come si stanno polverizzando anche gli ultimi pezzi d’impero rimasti. Mettiamoci bene in testa, che oggi tutte le economie e le civiltà del mondo sono profondamente interconnesse tra loro, e pertanto o prospereranno insieme o cadranno insieme.”
Giovanni Menon non vuole però svolgere un ruolo da Cassandra:
“Non vorrei fare da cassa di risonanza a tutti coloro che continuano a dire che il mondo sta andando sempre peggio, ma voglio solo evidenziare gli enormi e inevitabili mutamenti con i quali dobbiamo confrontarci oggi.”
Grazie al progresso tecnologico e all’aumento dell’aspettativa di vita negli ultimi decenni, “dal 1900 ad oggi abbiamo ottenuto il più fantastico traguardo di sempre, quello di star bene e di vivere molto più a lungo”.
Un progresso raggiunto grazie anche alle “più piccole e continue necessità e pretese di ogni individuo a stimolare la creazione di sempre più innovazioni, fino ad arrivare pure alla tanto “discussa” Intelligenza Artificiale”: “Pertanto, coscienti o no, tutti, nessuno escluso, siamo protagonisti e generatori di questo progresso.”
Saranno sempre le tecnologie “a permetterci di migliorare la sostenibilità di tutto il sistema socio-economico” e l’Intelligenza Artificiale “accelererà il futuro molto più di quanto sia successo finora”, diventando anche, che piaccia o no, “una grande selezionatrice nel mondo del lavoro” e cambiando “tutti i parametri socio-economici a cui siamo stati abituati fino adesso”.
La lettera rimarca inoltre la necessità di “acquisire consapevolezza dell’importanza dell’ambiente e imparare a tutelarlo, altrimenti questo potrebbe essere presto il vero e insuperabile problema per tutta l’umanità”.
“Ma vogliamo finalmente - incalza il testo - avere un po’ di amor proprio e agire, o no? Spero molto sulla sensibilità dei giovani.”
E allora?
E allora per Giovanni Menon tutto questo non vuol dire che “il mondo sta crollando” ma rispetto a ieri sta diventando sempre più frenetico, competitivo e selettivo:
“In questi nuovi contesti, per fare impresa o per esercitare una qualsiasi professione, non è più sufficiente il solo supporto delle esperienze acquisite, ma bisogna essere sempre pronti e predisposti a nuove sfide e a rimettersi in gioco come se dovessimo cominciare nuovamente tutto daccapo.”
“Pertanto, ci sarà un futuro migliore, ma solo se finalmente ci sarà una politica indipendente dalla finanza e molto più attenta, più responsabile, più capace e più unita di quanto abbia dimostrato di esserlo in questi ultimi decenni.”
“Quindi - assicura l’imprenditore -, posso vedere il futuro con ottimismo, ma solo con il presupposto, di una maggior consapevolezza e responsabilità di tutto il mondo socio-economico. Politica in primis. Per spiegare l’importanza di una buona politica basta tenere in considerazione che una qualsiasi azienda non può prosperare se non c’è una buona amministrazione. Figuriamoci quindi come può prosperare una Nazione se non c’è una buona politica. Per non parlare poi se c’è una politica pure corrotta.”
“In tutti i casi - prosegue - ritengo che ognuno può essere protagonista del proprio futuro e scultore della propria vita. Chi invece non si impegnerà, conservando il vizio delle sole pretese e dei soli diritti, si isolerà presto ai margini della società. Ogni conquista dell’umanità non è mai avvenuta dall’uomo agiato, ma proprio dalle difficoltà che l’uomo ha incontrato.”
E a tal riguardo:
“Mio padre Dante mi diceva sempre che la qualità del mio futuro sarebbe dipesa dalla scuola che avrei saputo trarre proprio dalla mia stessa vita. Devo ammettere che questa lezione l’ho capita via via nel corso degli anni: quanta ragione aveva mio padre e lo ringrazio anche per questo.”
“La scuola della vita mi ha insegnato anche che le lotte, le incertezze, i timori e gli errori, sono parte integrante e il sapore della vita stessa - conferma l’imprenditore -. La vita mi ha fatto capire che chi ha voglia e fame di fare e si scrolla dai condizionamenti esterni, trova sempre il suo “cibo” senza mai essere escluso dal piacere del fare, del realizzare e del vivere.”
“Volontà, onestà, specializzazioni e qualità - conclude la lettera di Menon per i 50 anni della Raasm - sono le sole grandi certezze e soddisfazioni della vita di ognuno e sono le sole garanzie per un gratificante futuro.”
Bisogna insomma ritornare a rimboccarsi le maniche. Nessuno escluso.
È il messaggio di fondo che emerge dalla lettera per costruire un domani più positivo e sostenibile, tratto dal futuro secondo Giovanni.
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