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Caffè iNespresso
La storia infinita del Caffè Italia: approvato dalla giunta comunale il progetto definitivo di ampliamento del locale. Costo 330.000 euro. Potrà essere l’ultimo Caffè col Sindaco prima del voto comunale di giugno 2024?
Pubblicato il 14 set 2023
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Il Caffè Italia? È un Caffè iNespresso.
E neanche George Clooney potrebbe fare più di tanto.
Chiuso e sprangato al pubblico da ben undici anni (l’ultimo gestore ha tolto il disturbo nel 2012), oggetto di un primo intervento di ristrutturazione tra il 2013 e il 2014, aggiudicato in gestione nel 2014 a una società bassanese che poi ha rinunciato, riaggiudicato in gestione nel 2016 a una società lombarda che poi due anni dopo si è volatilizzata, oggetto dal 2019 di un nuovo progetto di ampliamento che ha cambiato i connotati in corso d’opera, condizione necessaria per una nuova gara di pubblico incanto per la concessione del locale, nell’auspicio di una riapertura vagheggiata all’infinito. Fin qui il riassunto delle puntate precedenti: ho esaurito le capsule di iNespresso.
Foto Alessandro Tich - archivio Bassanonet
L’ultima volta che ho scritto del Caffè Italia - incuriosito dal fatto che la questione era scomparsa da lunghi mesi dai radar - è stato lo scorso 7 luglio, con intervista al vicesindaco e assessore ai Lavori Pubblici Andrea Zonta.
I muri dello storico pubblico esercizio sul belvedere più bello della città sono infatti di proprietà del Comune, a cui spetta l’onere della cura - compresa anche, come in questo caso, la cura da cavallo - dell’immobile. L’edificio ha infatti bisogno di un intervento di ampliamento per aumentare i posti per la clientela e ricavare anche un magazzino e risultare pertanto più “appetibile” ai potenziali imprenditori interessati a rilevarne la gestione.
Come è noto, dallo scorso mese di febbraio il progetto di ampliamento e ristrutturazione del Caffè ha gettato alle ortiche la prima e dibattutissima soluzione progettuale dello scatolone di vetro esterno sul belvedere, lato nord.
Soluzione approvata dalla Soprintendenza in fase di progetto di fattibilità e quindi oggetto di osservazioni da parte della stessa Soprintendenza in fase di progetto preliminare, con richiesta di ulteriori modifiche che ne avrebbero aumentato notevolmente la complessità di esecuzione e soprattutto il costo.
Quindi l’amministrazione ha abbandonato gli ardimenti progettuali al di fuori del Caffè e ha optato per una nuova “soluzione interna”, dandone indicazione al progettista arch. Giorgio Strappazzon dello Studio VS Associati Srl di Marostica.
Vale a dire usufruire degli spazi della attigua e medievale Torre delle Grazie, sistemandone l’interrato per realizzare il magazzino e mettendo a disposizione tutti gli altri locali della Torre stessa quale area supplementare per l’attività esercitata dal gestore del Caffè.
“Noi abbiamo il progetto definitivo ed esecutivo che andranno in approvazione entro 15-20 giorni”, aveva dichiarato Zonta in quell’intervista del 7 luglio.
E non c’è che dire: è stato di parola.
Con delibera di giunta comunale n. 309 del 3 agosto 2013 è stato infatti approvato il progetto definitivo dell’ampliamento del Caffè Italia.
Nell’atto deliberativo non troviamo invece ancora scritto “progetto esecutivo”, ma è una sottigliezza da Tich Cavilloso.
In sostanza, la giunta Pavan ha approvato il progetto definitivo dei lavori e il relativo quadro economico, per una spesa complessiva di 330.000 euro di cui 200.867,70 per lavori e 129.132,30 per somme a disposizione dell’amministrazione.
Il vostro umile cronista non può non osservare che l’attuale costo dell’intervento di ampliamento è inferiore di oltre un centone a tre zeri rispetto al quadro economico di 440.000 euro che era stato preventivato nel 2020, a sua volta raddoppiato rispetto ai 220.000 euro che erano stati messi a bilancio nel 2019 dalla stessa amministrazione Pavan relativamente a un primo progetto predisposto dagli uffici tecnici comunali.
Costi che sono andati su e zo, insomma, come l’impianto del Tiramisù e del Riportamigiù che la stessa amministrazione vorrebbe realizzare tra il Prato e il viale dei Martiri, a poca distanza dal Caffè Italia, e che invece rischia di arenarsi ad appalto dei lavori già aggiudicato - come anticipato lo scorso 7 settembre da Bassanonet - per la risalita non preventivata dei prezzi di costruzione.
Ma questa prendetela per quello che è: una divagazione da Tich Dubbioso.
Ritornando al nostro Caffè iNespresso, secondo le sacre scritture a progetto esecutivo approvato si passerà finalmente all’appalto e all'esecuzione dei lavori, propedeutica al fatidico lancio della gara di pubblico incanto per la altrettanto fatidica concessione del locale.
Alcuni aspetti di primaria importanza, però, sono ancora da definire.
Come dichiarato dall’assessore Zonta nell’intervista del 7 luglio, ci sono due opzioni alternative in ballo: fare il bando compresi i lavori oppure eseguire i lavori e poi assegnare lo spazio.
Nel primo caso l’imprenditore che si aggiudica la concessione per la gestione del locale dovrebbe coprire anche la spesa per la ristrutturazione del locale stesso, che - come abbiamo visto sopra - prevede l’esborso di una somma di poco più di 200.000 euro per lavori, poi recuperabili negli anni scalando gli affitti. Tanti schei comunque e a prescindere, per un singolo privato.
In seconda analisi, che però sarà molto probabilmente la prima, è il Comune che si accolla l’intera spesa per l’ampliamento e ristrutturazione e poi affida il Caffè Italia al vincitore del bando, cui spetterà il regolare pagamento dei canoni di locazione all’ente pubblico che è il padrone di casa.
È difficile se non impossibile prevedere al momento le tempistiche dell’operazione nei prossimi nove mesi: partenza e conclusione dei lavori di ampliamento, lancio del bando e aggiudicazione della concessione, allestimento del locale e taglio del nastro.
Al netto di eventuali intoppi tecnici, sempre da preventivare nei Lavori Pubblici e sempre che il bando, come già accaduto in passato, non vada deserto.
Anche se il sogno iNespresso di via Matteotti è che l’ultimo Caffè col Sindaco, prima del voto comunale di giugno 2024, sia proprio questo.
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