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Rapsodia in Blu
Presentato in anteprima il riallestimento del Museo Civico di Bassano, in attesa della ricollocazione delle opere. Con una notizia-bomba: sarà restaurato, riassemblato e in tempi futuri nuovamente esposto il Cavallo Colossale di Antonio Canova
Pubblicato il 05 set 2023
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Oggi, per il titolo, ho scelto George Gershwin. Uno dei miei compositori preferiti.
Perché, una volta riallestito, il Museo Civico di Bassano sarà davvero una Rapsodia in Blu.
È questo infatti il colore dominante del nuovo look delle tre sale principali al primo piano del Museo (Dalpontiana, Canoviana e ‘600) che nei mesi scorsi hanno ospitato i capolavori della grande mostra “Io, Canova. Genio Europeo”.
Foto Alessandro Tich
Dall’allestimento di quella mostra, in cui la tonalità cromatica delle pareti e la particolare illuminazione mettevano felicemente in evidenza le opere del maestro neoclassico di Possagno, sono scaturite le indicazioni per il nuovo corso espositivo della Pinacoteca.
Riguardo ai lavori di riallestimento, siamo finalmente in dirittura d’arrivo.
L’inaugurazione ufficiale del “nuovo” Museo Civico è fissata per venerdì 20 ottobre alle ore 18. Contestualmente, la mostra temporanea “I Bassano. Storia di una famiglia di pittori”, allestita alla Galleria Civica del Museo stesso, è stata prorogata fino all’8 ottobre.
Dopodiché anche i capolavori di Jacopo Bassano e le altre preziose opere della sua prolifica famiglia di artisti prenderanno nuovamente posto nella rinnovata Sala Dalpontiana e negli altri spazi museali a loro dedicati.
In altre parole, ritorneranno a casa.
Incontro stampa, questa mattina, per la presentazione in anteprima del riallestimento del Museo, a sale principali ancora “nude”, in attesa della ricollocazione delle opere.
Per l’occasione interviene una parata di stelle: il sindaco Elena Pavan, il vicesindaco e assessore ai Lavori Pubblici Andrea Zonta, l’assessore alla Cultura Giovannella Cabion, ovviamente la direttrice dei Musei Civici Barbara Guidi e come guest star l’architetto Antonio Ravalli di Ferrara, curatore del progetto di riallestimento degli spazi museali, che aveva già firmato il percorso espositivo della mostra di Canova.
Il sindaco Pavan è la prima a intervenire sulle “pareti scure” che contraddistinguono la riammodernata immagine del nostro Museo. È la rivelazione della soluzione visiva pensata e realizzata per il contenitore delle collezioni permanenti, ma anche sui contenuti saranno annunciate importanti novità.
L’assessore Cabion pone l’accento sul riassetto d’immagine complessivo degli spazi del primo piano, comprese le sale e i corridoi non accessibili al pubblico, per ragioni di allestimento, nel corso della mostra di Canova.
“Abbiamo voluto restituire un museo contemporaneo, come deve essere oggi un museo - afferma la direttrice Guidi -. I musei sono cambiati nell’ultimo decennio e il Museo Civico è stato ripensato dal punto di vista strutturale, impiantistico e allestitivo. Sarà un luogo accogliente, nel senso più ampio del termine, che consentirà a ciascuno di vivere le proprie esperienze.”
L’architetto Ravalli riassume la filosofia dell’intervento, concepito allo scopo di “migliorare la qualità e la profondità dell’impianto”. Le pareti e i soffitti delle tre grandi sale principali sono tinte di colore blu-grigio scuro: una tonalità che a occhio nudo viene comunque percepita in varie gradazioni, a seconda della luce diurna, e che abbinata al nuovo impianto di illuminazione permetterà di valorizzare le opere esposte, per contrasto cromatico, come mai viste prima.
Nulla è stato lasciato al caso: ogni angolo di parete e ogni teca espositiva ha il suo perché e sulle finestre della Pinacoteca l’impatto diretto della luce solare sarà ridotto dell’80/85% grazie all’applicazione di particolari pellicole protettive.
Gli amministratori comunali e l’architetto, incalzati dai cronisti, sono prodighi di notizie.
Ma ci pensa Barbara Guidi - con grande savoir-faire da direttrice - a contenerne l’entusiasmo informativo, per non dire tutto oggi e non “bruciare” tutte le novità.
“Nel blu dipinto di blu”, passando da Gershwin a Domenico Modugno, potrebbe essere l’ideale colonna sonora del riallestimento di un altro spazio-scrigno del Museo Civico: la sala del Guariento, con il grande e straordinario Crocifisso trecentesco dipinto su legno da Guariento di Arpo.
Anche qui, il soffitto e la parte superiore delle pareti sono stati tinti di blu, ma di una tonalità diversa rispetto alle tre sale principali. “È un blu molto scuro”, spiega l’arch. Ravalli, anche se la luce naturale che arriva in quel momento dall’esterno non favorisce tale percezione.
È un blu senza un nome specifico. E io lo ribattezzo, in presenza del sindaco e con l’approvazione dello stesso, “Blu Pavan”.
Il concetto del riallestimento della sala è lo stesso: i nuovi contorni di colore e l’adeguata illuminazione faranno risaltare il capolavoro di arte sacra del pittore padovano influenzato dal suo sommo contemporaneo Giotto.
L’architetto sfugge per un attimo al “contagocce-news” della direttrice e rivela ai giornalisti che nel centro della sala del Guariento sarà allestita una teca in cristallo antiriflesso, con speciale illuminazione interna, nella quale sarà ricollocata e opportunamente valorizzata un’altra eccellenza del nostro Museo: la Croce decorata quattrocentesca in argento dorato del Filarete, attualmente “ospitata” nella mostra dei Bassano.
“Qui abbiamo uno dei capolavori dell’oreficeria del Rinascimento e fino adesso non se ne era accorto nessuno”, commenta la dottoressa Guidi riguardo all’opera del Filarete, fiorentino come lei. E per qualche secondo il Brenta si trasforma in Arno.
Ci trasferiamo quindi nel corridoio “ad elle” che costeggia due pareti, rispettivamente, della Sala del ‘600 e della Sala Dalpontiana. Qui, cromaticamente, si passa dal blu notte al giorno Sahara: tinte sabbia-senape danno il nuovo colore ai muri.
Chiedo a che cosa sarà adibito questo spazio. Barbara Guidi fornisce una risposta enigmatica: “Sarà una sorta di Wunderkammer.”
Vale a dire una “camera delle meraviglie” con una “selezione di opere, sculture e oggetti”.
Tenterò nuovamente la sorte poco dopo chiedendo se sarà riallestita, e come, anche la sezione al primo piano del Museo dedicata ai dipinti dell’Ottocento e Novecento, che per l’occasione non visitiamo in anteprima.
Replica della direttrice, sempre inesorabilmente sorridente: “Sarà una sorpresa.”
Ma la Settimana Enigmistica non esce il giovedì?
Il giro in anteprima per la stampa nel Museo riallestito si conclude laddove, idealmente, il nuovo corso dell’immagine del Museo ha avuto inizio: nella sala dedicata ad Antonio
Canova. Vale a dire il maestro della scultura la cui mostra dei mesi scorsi ha aperto la strada al rinnovato “concept” del riallestimento museale.
Qui i soliti curiosoni dei media locali chiedono se ci sono novità sull’operazione-acquisto del “Ritratto di uomo in armi” di Jacopo Bassano, attualmente esposto nella mostra sui Bassano e oggetto di una raccolta di fondi da benefattori privati, aggiunta a una parte degli incassi della mostra di Canova, per la sua acquisizione nel patrimonio permanente museale.
“Ci siamo quasi - risponde il sindaco Pavan -. La raccolta fondi prosegue fino a fine settembre, ma siamo a buon punto. C’è stata una grande risposta del territorio.”
“Vogliamo dare a Barbara Guidi il prestigio di avere il dipinto tra le nostre opere”, le fa eco l’assessore Cabion.
Anche la Sala Canoviana è ancora vuota, in attesa di accogliere i gessi e le altre opere del Superman neoclassico. Sicuramente il candore delle figure plastiche, contrastato dal blu-grigio scuro dello sfondo e con le opportune luci a faretto, sarà evidenziato al massimo.
Ma un pezzo è rimasto al suo posto, nello stesso punto in cui è stato ammirato nel corso dell’esposizione di “Io, Canova. Genio Europeo”.
È la testa del Cavallo Colossale: quanto rimane di integro ed esponibile del grande cavallo in gesso, dipinto tinta bronzo, scolpito da Canova a modello di un monumento equestre per Napoleone imperatore e successivamente “dirottato”, dopo la caduta di Bonaparte, a modello di un monumento a cavallo per Ferdinando IV di Borbone.
Come narrano le sacre scritture, il cavallo di gesso di imponenti dimensioni (4,5 x 5 m., due tonnellate di peso) fu fatto sezionare e smontare nel 1969, in accordo con la Sovrintendenza, dall’allora direttore del Museo Civico Bruno Passamani.
Da 54 anni, quindi, i pezzi sezionati del monumentale equino - fatta eccezione per la testa - giacciono nei depositi museali.
Ma ecco che il sindaco Pavan, al termine della conferenza stampa-anteprima, rende nota la notizia-bomba.
“C’è un sogno che può tradursi in realtà - dichiara il sindaco -. Sono stati recuperati gli ultimi pezzi e abbiamo trovato due importanti finanziatori per restaurare e riassemblare il Cavallo Monumentale di Canova.”
Clamoroso in via Museo. L’ambizioso progetto è ancora in fase di pre-fattibilità, il bando di finanziamento deve essere ancora formalmente pubblicato e l’intera operazione impiegherebbe un arco temporale di almeno un paio d’anni, ma si prospetta il ritorno del Big Horse di Canova nella sua interezza al primo piano del Museo Civico, dove un tempo si stagliava al centro della Sala Dalpontiana.
Riusciamo a strappare un’anticipazione sulla possibile collocazione del grande gesso equestre, una volta ricomposto: al centro dell’ottagono in mezzo alle tre sale principali, dove adesso si entra in Pinacoteca e dove in futuro non si entrerà più, essendo già previsto per l’avvenire un diverso ingresso per il pubblico.
A questo punto interviene l’uomo che sussurra ai cantieri: l’assessore ai Lavori Pubblici nonché vicesindaco Andrea Zonta.
“Il solaio dell’ottagono - spiega - è già stato ristrutturato, ma in funzione della presenza del pubblico. Riguardo alla collocazione dell’opera, dovranno essere compiute le opportune verifiche e eventualmente un’ulteriore ristrutturazione.”
Ma questa, egregi lettori, è materia del futuro.
Godiamoci intanto la Rapsodia in Blu per orchestra, amministrazione e direttrice.
Fra un mese e mezzo le porte del Museo Civico rinnovato si riapriranno alla città e per quanto riguarda la conclusione del riallestimento, ormai, siamo a Cavallo.
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