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Questa mattina vado al bar a bere un caffè e sfoglio il Giornale di Vicenza.
E nelle pagine di Bassano (quelle che sfoglio) mi imbatto in un interessante articolo a firma di Federica Augusta Rossi. Titolo: “Segnaletica, viabilità, abbandono i tre “punti neri” del Grappa”.
Ma guarda un po’: ero entrato al bar per prendere un caffè e mi ritrovo a consumare un caffè con Grappa.
Monte Grappa, Val delle Mure (archivio Bassanonet)
L’articolo in questione riporta le informazioni sullo stato di salute del Massiccio analizzato da chi se ne intende: Carlo Grigolon, presidente dell’associazione Montegrappa.org, costituitasi a suo tempo per promuovere l’attività del volo libero, che sul Grappa organizza camminate sotto le stelle ed escursioni storico-naturalistiche alle quali hanno partecipato negli anni migliaia di persone da tutto il Veneto.
L’analisi fornita da Grigolon sullo “stato dell’arte” del Massiccio in funzione del richiamo escursionistico e turistico è impietosa.
Si parte dalla segnaletica lungo i sentieri: troppa e disomogenea, con “ogni organizzazione che vuole imprimere il proprio marchio, ma si scelgono materiali sbagliati che nel giro di poche stagioni si deteriorano e diventano immondizia”.
Poi la viabilità, che ancora oggi vede il Grappa diviso a metà, con i pullman impossibilitati a percorrerlo da est a ovest ed a scendere, una volta raggiunta la cima dalla strada Cadorna, verso Seren.
Quindi lo spopolamento e l’abbandono: storiche attività ricettive hanno chiuso e alcune malghe non si dedicano più all’alpeggio e conseguentemente alla manutenzione dei pascoli.
Riguardo al turismo sul Massiccio, come riportato nell’articolo del GdV, il presidente di Montegrappa.org ricorda come quello sportivo legato al volo libero costituisca oggi l’attività principale di Borso del Grappa. Ma, evidentemente, non basta.
“Benissimo la Biosfera MaB Unesco - dichiara testualmente Carlo Grigolon -, ma più che tanti tavoli di lavoro serve chiarezza di idee.”
Ed è come se mi avesse letto nel pensiero.
Come ben sanno i nostri più fedeli lettori, che tra l’altro sono tantissimi, sulla tanto sbandierata e strombazzata Riserva della Biosfera Mab Unesco del Monte Grappa ho più volte espresso su questo portale analisi e considerazioni fortemente critiche.
E non a caso, in uno dei miei articoli, l’ho ribattezzata Riserva della Boh-sfera.
Prestigiosa - dal punto di vista puramente teorico - la bandierina che ci siamo appuntati sul petto il 15 settembre 2021, quando il consiglio direttivo del programma MaB (Man and Biosphere) dell’Unesco, in videocollegamento da Abuja in Nigeria, comunicava l’importante riconoscimento per il Monte Grappa ai vertici dell’IPA Terre di Asolo e Monte Grappa riuniti per l’occasione nella Sala Hangar della Fornace di Asolo.
Era la consacrazione internazionale dell’intero territorio che aveva avanzato la candidatura coordinata dall’IPA: 25 Comuni (tra cui Bassano del Grappa), tre Province e tre Unioni Montane, con le rispettive categorie economiche.
“Tutti insieme appassionatamente - scrivevo in un mio editoriale pubblicato un anno dopo e intitolato “Senza se e senza MaB” - per celebrare la promozione della nostra montagna e dei suoi immediati dintorni a sito di rilevanza mondiale per lo sviluppo sostenibile. Ma fino adesso, tenendo fede al noto modo di dire, la montagna ha partorito il topolino.”
Già, il topolino. Da allora e fino ad oggi, la nomina del Monte Grappa a Riserva della Biosfera - e dell’Unesco, perfino, mica bau bau micio micio - non ha portato ad alcun risultato concreto in termini di sviluppo sostenibile dell’area, lungo il binario del rispetto tra uomo e ambiente.
Solo iniziative-spot per giustificare il “Piano di Azione” conseguente alla nomina conferita dal programma ambientale dell’organizzazione delle Nazioni Unite e per ammirarsi allo specchio: molti tavoli tecnici tra addetti ai lavori, tre bandi di finanziamento per progetti under 30 che chissà se e quando verranno realizzati, uno studio sui curculionidi e cioè sui coleotteri del Massiccio e poco altro.
Nei 25 Comuni della Riserva MaB Unesco, la Biosfera non è “entrata” nel senso comune della popolazione e non è stata promossa localmente dalle istituzioni, rivelandosi un concetto distaccato dalla nostra vita quotidiana.
Il progetto è scomparso dai radar anche a Bassano del Grappa, dove in Parco Ragazzi del ’99 doveva sorgere il “B_Hub Site - Monte Grappa”: un luogo fisico che avrebbe dovuto svolgere il ruolo di spazio di incontro e di “incubatore di idee” nell’ambito del programma MaB Unesco con il coinvolgimento dei giovani under 30 nella creazione di un vero e proprio “acceleratore di sviluppo sostenibile”. Meraviglioso.
Dopo le dimissioni del vicesindaco Roberto Marin, che aveva seguito personalmente la pratica, non se ne è più sentito parlare.
Di tutto un Boh.
Al momento attuale, quindi, la Riserva della Biosfera MaB Unesco del Monte Grappa si trova ancora nella modalità “se ci sei batti un colpo”. Uno spirito da evocare.
Così scrivevo nel mio articolo sui tre bandi di finanziamento per i progetti giovanili, indetti nell’ambito del progetto B_Hub col Comune di Bassano ente capofila:
“L’auspicio conclusivo è che i bandi portino finalmente una ventata di concretezza in quella che fino ad oggi è stata la Biosfera del Boh e che tutto ciò che verrà prodotto grazie al progetto sostituisca i tavoli tecnici e il tavolino del medium.”
E intanto? Nell’ultima newsletter della Riserva della Biosfera, datata 1 agosto, si informa che attraverso la piattaforma online sono state raccolte 113 progettualità candidate a far parte del Piano di Azione, “strumento obbligatorio e previsto dal Lima Action Plan e dalle MaB Unesco Technical Guidelines”.
Per la serie: speak like you eat (parla come mangi).
Prossimi passi: valutazione (agosto); incontro del Comitato di Gestione per definire quali progetti includere nel Piano, costruzione della “banca progetti”, finalizzazione del Piano da parte dei tecnici a partire dalle indicazioni del Comitato di Gestione e incontro del Comitato di Gestione per la presentazione della Bozza completa del Piano di Azione (settembre); assemblea della Riserva della Biosfera aperta al pubblico sempre per la presentazione della Bozza completa del Piano di Azione e per la sua approvazione (metà ottobre).
Tavoli su tavoli su tavoli, altro che poltrone e sofà.
Ma intanto i problemi infrastrutturali del Massiccio del Grappa non sono stati ancora risolti perché mai seriamente affrontati. E qualora venissero affrontati, pagherebbero il fio di essere suddivisi tra più enti competenti e tra più Province.
Anche la montagna, con l’esigenza della sua messa in sicurezza, ci mette del suo: nel recente passato era bastata una frana rocciosa di ridotte dimensioni per rendere necessaria la chiusura a tempo indeterminato del sentiero delle Meatte, percorso mozzafiato del Boccaor sul versante trevigiano.
La ricettività fa marcia indietro: negli anni l’albergo ristorante di Camposolagna e le attività come a Pragolin, a Ponte San Giovanni o a Ponte San Lorenzo hanno issato bandiera bianca.
Aggiungiamoci un eterno problema come quello dell’approvvigionamento dell’acqua potabile tramite autobotti provenienti dalla pianura e, coi tempi economici che corrono, si fa presto a fare due più due.
Sono le considerazioni scaturite dal mio caffè con Grappa.
Da una parte, il progetto di una Riserva della Biosfera ancora nella fase di costruzione di una “governance” per la redazione di un Piano di Azione che consenta un programma di iniziative per “un rapporto equilibrato tra le persone e il territorio, con la tutela della biodiversità e con la promozione dello sviluppo sostenibile”.
“Parole, parole, parole”, cantava a suo tempo Mina con Alberto Lupo.
Dall’altra, un territorio montano in Riserva - ma di carburante - che si trova ad affrontare i problemi della quotidianità, qui e adesso, e non ha tempo di attendere la verifica decennale (vale a dire nel 2031) delle progettualità del Piano di Azione della Riserva della Biosfera da parte del programma Man and Biosphere in funzione della riconferma del riconoscimento.
La cima del monte per motivi storici è un’area pervasa di sacralità, il suo paesaggio sarà anche paradisiaco e con la nomina MaB Unesco il Grappa sarà anche salito nell’Olimpo delle biosfere mondiali, ma il Massiccio rimane figlio di un Dio minore.
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