Attualità

La scuola che verrà: il Veneto apre alle Stem e all’educazione emotiva

Approvato il bando regionale da 350 mila euro per l’anno 2026-2027: finanziamenti a costo zero per le famiglie su innovazione, inclusione e competenze digitali

Pubblicato il 29 apr 2026
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Una lezione di matematica che diventa laboratorio, un’ora dedicata a riconoscere e gestire le emozioni, progetti costruiti insieme tra scuole e territorio.
È questa la direzione in cui guarda la scuola veneta, con un intervento che punta ad ampliare l’offerta formativa e ad adattarla a una società in rapido cambiamento.
La Giunta regionale ha approvato un nuovo bando da 350 mila euro, su proposta dell’assessore all’Istruzione Valeria Mantovan, con l’obiettivo di sostenere progetti per l’anno scolastico 2026-2027.

Valeria Mantovan, assessore regionale all’Istruzione, al Lavoro, alla Formazione e alle Pari Opportunità.

Non solo attività integrative, ma percorsi pensati per affiancare alla didattica tradizionale competenze sempre più richieste: capacità di analisi, lavoro di gruppo, gestione dei conflitti.
Il bando si articola in due ambiti. «La scuola che collabora» punta su progetti condivisi tra istituti, enti locali e associazioni, con finanziamenti fino a 25 mila euro. «La scuola che crea» è invece dedicata alle singole scuole, con contributi più contenuti — fino a 8 mila euro — per iniziative autonome e mirate. «Vogliamo sostenere l’autonomia delle scuole mettendo al centro il benessere degli studenti», spiega Mantovan. L’idea è che accanto alle conoscenze tradizionali trovino spazio competenze trasversali, sempre più centrali anche nel mondo del lavoro.
I temi spaziano dalle discipline STEM e digitali all’educazione alla legalità, fino alla prevenzione del bullismo e della violenza di genere. Non mancano i percorsi legati alla sostenibilità ambientale e alla comprensione degli scenari internazionali.
L’obiettivo è rendere la scuola un luogo più aperto e connesso alla realtà, capace di formare studenti non solo preparati, ma anche consapevoli.
Uno degli elementi centrali del provvedimento è la gratuità. I progetti finanziati non dovranno comportare costi per le famiglie, un aspetto che la Regione sottolinea come prioritario per garantire pari accesso alle opportunità educative.
Le scuole potranno presentare i progetti entro il 29 maggio. L’avvio delle attività è previsto per l’autunno, con l’obiettivo di integrare stabilmente queste esperienze nella vita scolastica.
Più che una riforma strutturale, si tratta di un intervento mirato che prova a intercettare un’esigenza sempre più evidente: affiancare alla trasmissione delle conoscenze strumenti utili per orientarsi in un contesto complesso. La sfida, ora, sarà tradurre le linee guida in progetti concreti capaci di incidere davvero nella quotidianità delle aule.

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