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Guerra e Pace
Ucraina, Russia, Occidente. Tempi di escalation annunciata della guerra: riflessioni sull’esposizione, sopra l’ingresso di una chiesa del nostro territorio, di una bandiera della pace
Pubblicato il 26 gen 2023
Visto 7.610 volte
Effetto Stargate.
Ci vuole un attimo a passare dal contesto locale in cui viviamo, e di cui mi occupo scrivendo sulle pagine di questo portale, all’universo globale a cui tutti comunque apparteniamo.
Basta una suggestione improvvisa. Come quella che mi porta a scrivere queste righe.
Foto Alessandro Tich
È una bandiera della pace, esposta sopra il portone d’ingresso di una chiesa del nostro territorio. La chiesa è quella arcipretale di Santa Giustina a Solagna, il paese dove abito.
Me ne sono accorto per caso oggi, durante il giretto pomeridiano con la mia cagnolina.
È una bandiera della pace particolare: oltre ai soliti colori dell’arcobaleno presenta al centro l’immagine di una grande colomba bianca con il ramoscello di ulivo nel becco.
Ed è esposta da poco, perché qualche giorno fa non c’era. L’evidenza del fatto che è stata esposta per rispondere a un sentimento di attualità. E il sentimento non può che riferirsi alla situazione della guerra e al concreto rischio che degeneri in qualcosa che non possiamo ancora immaginare.
Ucraina, Russia, Occidente: i protagonisti riconosciuti di un distruttivo gioco a tre.
Senza riesumare le notizie dei giorni scorsi, è sufficiente leggere i titoli dell’ANSA di oggi: “Lanciati i missili ipersonici. Blackout a Kiev e Odessa”, “Cremlino, colloqui Putin-Zelensky non più possibili”, “Cremlino, coinvolgimento diretto dell’Occidente in Ucraina”, “Sì ai tank Usa e tedeschi a Kiev, «Ma ci vorranno mesi»”, “Ucraina, Biden: «La Nato sostiene l’Ucraina, alleati sono concordi»”, “Ucraina, Zelensky chiede all’Occidente caccia e missili lungo raggio”, “Trump contro la decisione di Biden: «Prima arrivano i tank, poi le testate nucleari»”.
Mi fermo qui. Penso che basti perché anche alle raffiche di cattive notizie c’è un limite.
Sono tutti segnali di una annunciata escalation di questa sciagurata guerra all’interno dell’Europa, con tanto di coinvolgimento - per il momento indiretto - di altri Paesi.
Quella stessa guerra che da quasi un anno (manca molto poco al primo “anniversario” del 24 febbraio 2022, giorno di inizio dell’offensiva militare in terra ucraina delle forze armate della Federazione Russa) stiamo seguendo come spettatori nell’arena.
Prima con partecipazione e trasporto, nelle prime settimane dell’emergenza umanitaria conseguente all’attacco bellico, poi con progressiva stanchezza e infine con indifferenza.
Dopo lo shock e l’emozione collettiva provocati dall’invasione dell’Ucraina - nei primi due-tre mesi di attacchi e bombardamenti, scaraventati a getto continuo nelle nostre case dalla televisione -, col tempo abbiamo isolato il conflitto in un mondo lontano da noi.
C’è un meccanismo psicologico che spiega questo distacco dall’interesse generale per ciò che accade in quel terreno di guerra: si chiama “rimozione”.
È una valvola di sicurezza inconscia che allontana dalla nostra consapevolezza quei pensieri che il nostro “Io” considera inaccettabili e la cui presenza provocherebbe ansia e angoscia. Grazie Sigmund Freud per la consulenza.
È una guerra che abbiamo quindi “rimosso”, per vivere in pace in primo luogo con noi stessi, ma che con gli ultimi sviluppi degli scenari bellici sta nuovamente bussando alla porta delle nostre coscienze. Ed ecco che ritorna la preoccupazione e sopra il portone di una chiesa compare una bandiera della pace.
Paradossalmente, quella della pace è sempre stata una bandiera “divisiva”, interpretata a seconda dei casi e non riconosciuta universalmente per il suo significato.
Per molti non esprime un sentimento ma un’ideologia, l’anno scorso a Baldissero in Provincia di Torino e a Mairano nel Bresciano i rispettivi sindaci l’hanno fatta togliere dall’ingresso della scuola perché da loro ritenuta “un simbolo politico”.
La bandiera della pace dovrebbe essere un simbolo neutro e universale, ma per restare solo nel nostro Paese è stata più volte presa di mira dall’amministratore comunale di turno per il fatto di richiamare l’ideologia di sinistra e più specificamente il movimento politico della “Sinistra arcobaleno”.
È la sorte riservata allo stesso pacifismo, movimento di coscienze che riemerge come un fiume carsico ad ogni guerra amplificata dai media (perché di guerre nel mondo ce ne sono tante altre, una sessantina in corso “ad alta intensità”, tra guerre militari e guerre civili, senza contare una miriade di conflitti “minori” locali, secondo il report 2022 di Save The Children).
Anche in questo caso si tratta di un movimento - con le sue belle bandiere della pace sventolate nelle manifestazioni e nei cortei - destinato più a dividere che a unire, tacciato da un certo pensiero mainstream di rappresentare un fenomeno “politicizzato” e di parte, a seconda di chi sono gli aggressori e di chi sono gli aggrediti nella guerra di turno.
Ma quando una bandiera della pace viene appesa sopra il portone di una chiesa tutte queste questioni, tutte queste divergenze e tutti questi distinguo si annullano. Automaticamente. Una chiesa non è solo il luogo più sacro, ma anche il più adatto e più votato a lanciare un messaggio come questo. È il luogo dove la pace è un elemento della stessa liturgia e quindi della nostra stessa fede. Dove prima del Covid ci scambiavamo a messa il segno della pace stringendoci le mani, mentre oggi veniamo ancora invitati all’opzione alternativa di scambiarcelo incrociando gli sguardi. Ma anche senza contatto fisico, è un rito che ci esorta alla reciproca riconciliazione. Ed esporre una colomba con l’ulivo sulla facciata principale della chiesa altro non è che proiettare all’esterno il precetto di una virtù di convivenza valido per tutti, agnostici ed atei compresi.
Una bandiera esposta a Solagna non cambierà di certo le strategie dei Dottor Stranamore che covano i loro piani bellici nelle rispettive War Rooms e dei governanti a cui rispondono. Tuttavia è il segno, per quanto minimo, di un’umanità che rivendica il diritto di poter scegliere tra Guerra e Pace e di cui quel vessillo arcobaleno appeso sopra il portone di fronte al Brenta rappresenta solo una molecola.
“Pace e bene”, predicava San Francesco. Anche se per fare del bene ciascuno, nel suo piccolo, può dare il proprio contributo. Ma la pace, quella sui campi di guerra, purtroppo non dipende da noi.
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