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Impressioni di Settembre
Dopo le notizie di cronaca e le reazioni politiche, ecco le mie considerazioni sul caso delle dimissioni del vicesindaco Roberto Marin
Pubblicato il 07 set 2022
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La sorpresa annunciata. È un bell’ossimoro, non c’è che dire.
Ma è la contraddizione in termini che meglio esprime la situazione politica, amministrativa e in primo luogo personale che ha portato alle dimissioni del vicesindaco di Bassano del Grappa Roberto Marin.
Potrei scrivere un articolo intero, e non sarebbe breve, sulla genesi e lo sviluppo del “malessere” che ha caratterizzato l’esperienza di giunta dell’uomo di punta della civica Impegno per Bassano.
Una vicenda partita col piede sbagliato sin dagli inizi, vale a dire nel 2019, dopo la dibattuta e soprattutto sofferta adesione della lista moderata di Marin alla coalizione di centrodestra a sostegno dell’allora candidato sindaco Elena Pavan. Sono diversi i segnali che in questi tre anni hanno fatto percepire il difficile svolgimento di questa storia.
Ma ora che il passo senza ritorno è stato compiuto, di questa storia è doveroso concentrarsi sull’epilogo.
Il comunicato stampa con il quale Roberto Marin ha espresso le premesse e le motivazioni della sua clamorosa decisione è stato un sonoro ed impietoso schiaffo morale diretto all’amministrazione di cui ha fatto parte per tre anni e al sindaco Pavan in primis.
Rappresenta un precedente, nel senso che fino ad oggi le dimissioni e defenestrazioni dalla giunta comunale - di questa e delle precedenti amministrazioni - non sono mai state comunicate direttamente dai fuoriusciti e sono sempre state ufficialmente motivate da cause vaghe, di comodo o di rito: motivi di famiglia, impegni di lavoro eccetera.
Questa volta il fuoriuscito di turno ha sparigliato le carte in tavola. Ha tirato fuori dalla scarpa una caterva di sassi che evidentemente gli impedivano ormai di proseguire lungo il cammino amministrativo e non ha fatto sconti di alcun tipo, in particolare sulla visione strategica della città su cui si è rivelato totalmente dissenziente.
Quello di Marin è il documento di più pesante attacco e critica mai uscito pubblicamente nei confronti dell’amministrazione Pavan e l’inedita gravità delle affermazioni consiste proprio nel fatto che le bordate non sono partite dall’area politica avversaria e quindi sfavorevole a prescindere delle opposizioni, ma dal numero due dell’amministrazione stessa.
Si potrà disquisire sull’opportunità di esternare un simile sfogo tramite comunicato pubblico senza averlo fatto precedere da un confronto diretto a porte chiuse in giunta e maggioranza. Si potrà anche sottilizzare sul fatto che le carenze amministrative contestate da Marin appartengono a un triennio nel quale lui si è trovato nella stessa barca assieme agli altri, per quanto - come rivela il comunicato - con visioni diverse sulla rotta da seguire.
Ma la sostanza non cambia: per arrivare a un punto di rottura simile, inconsueto nei modi e nei contenuti al punto da lavare i panni sporchi non più in casa e da spezzare a distanza i rapporti, devi avere veramente le tasche piene.
Ieri mattina, nella conferenza stampa convocata d’urgenza in municipio, gli assessori della giunta comunale e il capogruppo di maggioranza Gerin si sono stretti a coorte attorno alla sindaca Elena Pavan, apparentemente illesa dopo la tegola caduta in testa e persino sorridente di fronte agli organi di informazione. L’evidente ordine di scuderia è stato quello di mostrare pubblicamente la compattezza del gruppo, l’unità di intenti della squadra.
La parola d’ordine è stata proseguire, minimizzare l’accaduto, andare avanti col programma, ribadire lo spirito di squadra, puntare agli obiettivi di mandato, assicurare che “il progetto continua senza Roberto Marin”.
Lo prevede il gioco delle parti e ci sta, come ci sta il previsto prosieguo della storia.
Il caso sarà ufficialmente archiviato, ora il sindaco dovrà trovare un nuovo assessore al Bilancio (figura strategica e vitale per il bilancio di previsione da approvare entro fine anno) e probabilmente uno degli assessori fedelissimi sarà promosso nel ruolo di vicesindaco.
Tuttavia in questa parte discendente di legislatura comunale - essendo stato ampiamente superato il giro di boa del quinquennio amministrativo - il caso Marin potrà anche essere rimosso dalla coscienza del governo cittadino, ma rimarrà un boccone amaro duro da digerire e una cicatrice difficile da nascondere.
Quello attuale è il momento più critico di sempre dell’attuale amministrazione di Bassano perché comunque la si veda la perdita di un componente di peso della giunta, e per sua decisione, è stata una sconfitta.
Dalle Impressioni di Settembre su questa spiacevole vicenda amministrativa emerge inoltre un non secondario dato politico.
Le dimissioni di Marin non rappresentano “solo e semplicemente” l’uscita di scena del vicesindaco, ovvero della seconda figura più pesante dell’amministrazione, affidatario oltretutto di una delega fondamentale come quella al Bilancio. Significano anche l’uscita di scena della figura di punta di una lista civica che alle ultime amministrative ha ottenuto quasi il 10% dei consensi e sulla quale hanno riposto fiducia molti elettori moderati e non dichiaratamente di destra che nel 2019 hanno deciso di votare per la coalizione Pavan nonostante la presenza di Lega e di Fratelli d’Italia.
La mia sfera di cristallo è in revisione e non so pertanto cosa Marin intenda fare in vista delle prossime elezioni comunali. Anche perché i due anni (un anno e otto mesi, per la precisione) che ci separano dal voto a Bassano sono un periodo molto breve per un’amministrazione che deve attuare gli obiettivi del programma ancora non realizzati, ma ancora molto lungo per prevedere le evoluzioni di scenario politico con cui schieramenti e liste si presenteranno al giudizio dei bassanesi.
Per l’assessore Mazzocco, come da sua dichiarazione pubblica, “c’è già un accordo di Marin con le altre opposizioni per fare il candidato sindaco del centrosinistra” e lo stesso sindaco Pavan ha puntato il dito sul percorso politico dell’ex vicesindaco “probabilmente divergente dal centrodestra”.
Ma solo uno sprovveduto potrebbe pensare che Marin, con oltre vent’anni di esperienza politica ed amministrativa alle spalle, sia così allocco da accasarsi politicamente in via definitiva già adesso, quando da qui a maggio 2024, nelle grandi manovre verso il voto comunale, potrebbe ancora succedere tutto e il contrario di tutto.
Certamente dall’analisi del testo del comunicato dell’ex vicesindaco si evince un chiaro atteggiamento di apertura e disponibilità ad essere ancora della partita.
Lo sottolinea in particolare nella parte conclusiva “personalizzata” del memoriale per la stampa così tanto avversata dai suoi ex colleghi di giunta e da qualche consigliere di maggioranza, laddove Marin si augura che “cittadini e Città, in futuro, possano beneficiare di menti lungimiranti, esperte, sagge” ed afferma “io ci sarò, pronto a continuare a lavorare per un futuro migliore”. Non serve essere esperti in politologia per capire che il diretto interessato stia già pensando al prossimo appuntamento elettorale comunale, ma da qui a sostenere che i giochi siano già fatti e decisi ce ne vuole.
Un’ultima annotazione va doverosamente dedicata al mai sufficientemente considerato aspetto del consenso personale.
E se non ve lo ricordate, ve lo ricordo io: l’attuale coalizione di centrodestra ha perso per strada e con due diverse modalità, nel corso della legislatura, i suoi due esponenti più votati nel 2019. Uno è per l’appunto Roberto Marin, che ha contribuito al successo della Pavan con 698 preferenze personali. Il secondo è l’ex assessore leghista Tamara Bizzotto, defenestrata dal sindaco nel novembre 2020, la più votata della Lega con 522 preferenze.
Sul recentissimo caso del primo e sulla ormai datata vicenda della seconda abbiamo già scritto brentane di inchiostro e non serve ripercorrerne la cronaca e i motivi.
Colpisce tuttavia la dinamica che accomuna le due storie in realtà opposte, perché Marin ha tolto il disturbo di sua sponte mentre la Bizzotto è stata direttamente “licenziata” dal sindaco. E cioè quella di un progressivo isolamento personale denunciato da entrambi al termine delle rispettive esperienze in giunta comunale.
Se ciò corrisponde al vero - e sull’onestà intellettuale di Roberto Marin e di Tamara Bizzotto, avendoli già visti per anni all’opera come consiglieri di opposizione, potrei mettere la mano sul fuoco - c’è qualcosa nella leadership di Elena Pavan, e cioè nella reale capacità di mantenere fidelizzata la sua squadra, che non va.
Il risultato finale è il seguente: con le due fuoriuscite di cui sopra, e al netto delle cause che le hanno generate, il centrodestra ha gettato dal colabrodo i voti di 1220 cittadini bassanesi.
È il concetto di rappresentanza che viene soverchiato dalla ragion di Stato comunale o, se preferite, dalla voce del padrone in politica.
Auguro sinceramente ad Elena Pavan e alla sua giunta di portare avanti l’attuazione delle linee programmatiche di mandato, come rimarcato ieri in conferenza stampa.
Su una cosa però il sindaco di Bassano e la sua maggioranza devono farsi una ragione: lo spirito e lo slancio del 2019 non esistono più. Sono diventati altra cosa, in via di continuo mutamento. E la defezione di Roberto Marin, con la conseguente collocazione della sua civica Impegno per Bassano - non propriamente adesso, ma in prospettiva -, è solamente un aspetto, per quanto rilevante, di questo magma politico in divenire.
Come dice il saggio, ne vedremo delle belle. E da qui a maggio 2024, la signora Maria avrà di che riflettere.
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