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“La pista cifrata”. È il titolo del famoso gioco della Settimana Enigmistica con i puntini numerati, da collegare con la penna per scoprire la figura che viene fuori.
È un po’ il senso con il quale bisogna accostarsi a Matthias Schaller. Antonio Canova, l’installazione fotografica che da oggi e fino al 23 maggio è esposta nell’ottagono appena restaurato del Museo Civico di Bassano del Grappa.
L’autore dell’opera, che mi ricorda il monolite di 2001: Odissea nello spazio, è Matthias Schaller, artista-fotografo tedesco di fama internazionale.
Foto Alessandro Tich
L’installazione artistica è composta da 16 ingrandimenti fotografici ad alta definizione.
A prima vista appare come una una composizione quasi astratta di punti neri su sfondo chiaro, come il pelo maculato di un cane dalmata. In realtà le immagini ritraggono a distanza estremamente ravvicinata alcune porzioni dell’Autoritratto in gesso di Antonio Canova, conservato al Museo Gypsotheca di Possagno e fotografato dall’autore nel 2018.
Gli “sfondi chiari” delle foto sono quindi dei macro-dettagli del volto di Canova, scolpito da Canova stesso per il modello, con l’ingrandimento di tasselli della superficie ondulata, scalfita e graffiata del gesso. Mentre i punti neri della pista cifrata canoviana altro non sono che i repère: i piccoli chiodi di bronzo che il sommo scultore neoclassico sistemava in posizioni simmetriche come punti di riferimento per replicare le dimensioni del modello in gesso nella scultura finale di marmo. Robe da chiodi, insomma.
Nell’installazione riguardante il suo Autoritratto Canova rimane un personaggio misterioso: non è cioè riconoscibile. Le porzioni di viso riprodotte fotograficamente non permettono di riconoscere le fattezze del volto, ma anzi ne scompongono e ricompongono la fisionomia in un continuo passaggio di morbidi chiaroscuri che variano dal bianco al grigio fino al nero dei punti di bronzo che, avendo assunto la forma di grandi cerchi scuri, attirano per primi l’attenzione.
Ma come nel gioco della Settimana Enigmistica, il visitatore scopre anche la figura finale.
Che si trova proprio dietro all’installazione fotografica, con effetto-sorpresa: si tratta dello stesso Autoritratto in gesso di Canova conservato al Museo Civico e appena restaurato dal Museo Civico medesimo. È però un Canova senza il morbillo: diversamente dal selfie scultoreo conservato a Possagno e cosparso di puntini, quello bassanese è liscio come l’olio. È infatti un calco canoviano e non un modello. Ma rappresenta appunto l’identità iconografica del sommo scultore che l’identikit disaggregato di Schaller non permette invece, deliberatamente, di individuare.
L’installazione Matthias Schaller. Antonio Canova, proposta dal Museo Civico per il Bicentenario Canoviano, rientra in un più ampio progetto internazionale ideato dall’autore e curato da Xavier F. Salomon e Peter Jay Sharp, rispettivamente Deputy Director e Chief Curator della Frick Collection di New York, in collaborazione con la Sonnabend Gallery di New York. Il medesimo monolite fotografico è esposto contemporaneamente anche al Museum Kunstpalast di Düsseldorf.
L’opera è accompagnata anche da un libro d’artista, intitolato semplicemente Antonio Canova, che ne costituisce il completamento.
Oltre alla riproduzione delle 16 fotografie, il volume contiene una serie di citazioni sull’“uomo Canova” e sulla sua indole selezionate da Xavier F. Salomon dalle due biografie dell’artista, postume alla sua scomparsa, scritte dai suoi fidati amici e collaboratori Melchiorre Missirini (1824) e Antonio d’Este (1864). Due “ritratti scritti” del genio di Possagno che ci restituiscono ampie tracce della sua personalità privata, al di là del mito generato dalle sue sculture.
“L’intento - informa una nota di presentazione dell’installazione - è quello di instaurare un gioco dialettico tra parole e immagini che, come lenti bifocali, ci inducono ad una lettura mobile dell’effigie dello scultore. Illusi per un attimo di essere riusciti a penetrare il velo del mito che ne avvolge le sembianze, ci ritroviamo nuovamente a domandarci: chi era e com’era veramente Antonio Canova?”.
“Matthias Schaller, più che fotografare le persone, preferisce fotografare gli oggetti che recano le tracce dell’attività delle persone - spiega la direttrice dei Musei Civici di Bassano Barbara Guidi nella conferenza stampa di presentazione -. Il suo lavoro sull’Autoritratto di Possagno, in collaborazione con Xavier Salomon che ha curato la ricerca sulle due biografie, ci fornisce una lettura d’autore sul Canova uomo, che conosciamo molto meno del Canova artista. Ci si chiede chi fosse Canova, ma l’importante non è la risposta quanto piuttosto la domanda stessa.”
Il sindaco Elena Pavan definisce l’iniziativa “un tassello importante del Bicentenario Canoviano che dimostra la programmazione seria della Città di Bassano e dei Musei Civici per questo appuntamento non solo nazionale ma internazionale, che vede Bassano del Grappa come punto di riferimento”. Inevitabile, da parte del sindaco, anche un cenno all’organizzazione della grande mostra del prossimo autunno Canova e l’Europa su cui pende la questione, come anticipato dagli articoli di Bassanonet, del prestito delle opere dalla Russia e dall’Ucraina. “Lo scenario di guerra in Europa - conferma Elena Pavan - porterà sicuramente a delle modifiche.”
“I tempi sono cambiati, siamo molto partecipi a quello che sta accadendo in Ucraina per valutare con attenzione il nostro programma futuro - afferma l’assessore alla Cultura Giovannella Cabion -. Ci avviciniamo alla mostra con tappe di elevato livello. Questa è una tappa per un pubblico diverso che ci mostra un Canova diverso.”
C’è anche Matthias Schaller alla conferenza stampa, videocollegato a distanza da casa causa tampone positivo. Nato a Dillingen an der Donau, vive tra Vienna e Milano e ha studiato antropologia culturale - aspetto fondamentale nel suo approccio alla fotografia - ad Amburgo, Gottinga e Siena. Parla ottimamente l’italiano e gli chiedo dove l’abbia imparato così bene. “Dove? In Italia - mi risponde -. Come? Con la passione.”
“Nel 2018 ero a New York - spiega l’autore dal maxischermo - e ho letto un articolo del New York Times, che mi ha scosso molto, sull’intelligenza artificiale. Scriveva delle figure virtuali che vengono riprodotte dalla mappatura di facce reali. Allora mi sono ricordato dell’Autoritratto di Canova che avevo già fotografato a Possagno e che non era altro che un’anticipazione di questa tecnologia che vediamo oggi. Anche quel gesso era la mappatura di una faccia.” È nata così l’idea dell’installazione fotografica.
“Anche le due biografie di Canova sono delle mappature, per fare concreto l’individuo - continua Schaller -. L’Autoritratto è perfetto per incuriosirsi su chi era Canova. Lo spirito è quello del guess who it is, “indovina chi è”. L’obiettivo è quello di scioccare con questa parete enorme con questi puntini per stimolare la curiosità.”
Curiosità di vedere l’opera che per i cronisti è ormai tangibile. Terminato l’incontro stampa saliamo quindi al primo piano per la visione in anteprima, assieme a sindaco, assessore e direttrice, di Matthias Schaller. Antonio Canova, il monolite in stile Carica dei 101 con tutti quei piccoli chiodi trasformati in punti scuri su sfondo chiaro, che celano abilmente l’identità dello scultore possagnese, che poi si rivela col retrostante Autoritratto di gesso.
La dottoressa Guidi ci spiega ancora alcune cose ed è anche il momento delle foto di rito.
Una cosa è certa: qualunque cosa si pensi al riguardo, l’installazione colpisce l’occhio e stimola la fantasia. Il clima cordiale e piacevole che negli ultimi tempi contraddistingue la frequentazione del Museo Civico di Bassano consente inoltre a quei soliti Gian Burrasca di giornalisti, compreso chi vi scrive, di esprimere anche qualche osservazione scherzosa nei confronti dell’installazione, in particolare sulla profusione di punti in evidenza sui macro-dettagli del volto in gesso di Antonio Canova.
E a un mio autorevole collega della carta stampata spetta all’unanimità il titolo di battuta del giorno: “Il neo classico”. Geniale. Sarebbe stato un grande titolo per questo articolo, ma il copyright è suo.
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