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Man of the Year
L' “Uomo dell'Anno” 2010? Non c'è dubbio: è' l'orso Dino!
Pubblicato il 30 dic 2010
Visto 4.399 volte
L' “Uomo dell'Anno” 2010? E' un orso. Sì, proprio lui: l'orso Dino. E' un bestione a quattro zampe, ma merita il nostro titolo di “Man of the Year”.
Del resto, a umanizzarlo ci abbiamo pensato noi stessi uomini: dandogli un nome, con il quale l'affamato plantigrado, arrivato in Italia dalla Slovenia, ha percorso in lungo e in largo le cronache dell'anno che sta per finire.
La scorsa primavera ne ha combinate di tutti i colori: ha fatto strage di asini sull'Altopiano, ha divorato polli in Valbrenta, ha distrutto arnie, stalle e steccati, ha lasciato tracce nei luoghi più disparati, ha vagato senza sosta - creando apprensione tra le popolazioni residenti - tra i monti dei Sette Comuni e i boschi della Lessinia.
I suoi movimenti, fino a un certo punto, erano stati localizzati grazie a un radiocollare applicatogli nell'ottobre 2009 in Trentino, con un'opportuna anestesia, dalle guardie forestali.
Ma il radiocollare, a un certo punto, si era rotto: trasformando le scorribande dell'animale, non più localizzabili, in un'autentica leggenda metropolitana.
In realtà Dino stava facendo solo il suo mestiere: quello dell'orso. Un orso giovane alla ricerca di una compagna. E siccome l'amore brucia energie, anche alla costante ricerca di cibo. Ma l'incontro fin troppo ravvicinato con l'uomo, non più abituato alla convivenza con questi grossi e pelosi onnivori, lo ha trasformato in un pericolo pubblico.
Hanno fatto anche assemblee, sull'Altopiano, per decidere come allontanarlo. In un summit ad Asiago si era deciso di catturarlo e trasferirlo nuovamente in Slovenia. E a Posina, nell'Alto Vicentino - dove pure ha combinato sfracelli - la gente aveva richiesto alla Polizia provinciale di portarlo via “vivo o morto”.
Ma lui si è fatto beffa di tutti: quando tutti lo attendevano al varco, in estate, temendo nuove scorribande tra i prati dell'alpeggio altopianese frequentati da carnose e succulente mandrie di vacche, Dino è sparito dalla circolazione. Suscitando nuove leggende sulla sua improvvisa scomparsa.
Finché in agosto uno sbruffone ha raccontato al “Giornale di Vicenza” di aver partecipato sull'Altopiano a una cena tra cacciatori con l'orso Dino quale piatto principale.
Ucciso da un bracconiere, scuoiato, messo in pentola e trasformato in ragù: davvero una fine ingloriosa per il re del bosco. La notizia, inevitabilmente, seppur mai confermata aveva scatenato un terremoto di reazioni e polemiche.
Ma in realtà - per restare sempre in tema di animali - era una bufala grande e grossa: lo scorso 12 novembre Dino, riconosciuto dal suo inconfondibile radiocollare rosso, è stato fotografato da una fototrappola in Slovenia, confermando di essere vivo e vegeto e di essere tornato nelle sue terre, dove peraltro la caccia all'orso è consentita.
Ce n'è quanto basta per capire come mai l'irrequieto quadrupede sia diventato, nel 2010, un autentico fenomeno mediatico.
Giornali, televisioni, siti internet, blog: ne hanno parlato tutti. La “Dino Story” è finita persino sul New York Times. E la pagina di facebook “L'Orso Dino deve vivere!!!”, che si aggiunge ad altre pagine a lui dedicate sul social network, ha conquistato fino ad oggi quasi 15mila fans.
Col WWF, più volte intervenuto in sua difesa, il divoratore di polli e di malcapitati asini è assurto al ruolo di animale-simbolo.
E qualcuno, tra i supporters del bestione, ha pensato addirittura all'orso come “risorsa turistica da valorizzare”.
Alla “Festa degli Gnocchi” di Santa Caterina di Lusiana, non ci hanno pensato due volte: proponendo, nel menù della tradizionale manifestazione, il “Piatto dell'Orso Dino” con formaggio, miele, noci e marmellata ai frutti di bosco.
Tutto questo - e non solo - è la storia dell'Orso, “Man of the Year” di un 2010 in cui nessun essere umano, e men che meno i politici, è riuscito a conquistare la stessa popolarità.
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