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San Leopoldo Superstar
San Leopoldo Mandić, il “piccolo grande Santo” croato venerato nel santuario di Padova, fu novizio e divenne frate al convento dei Cappuccini di Bassano. La storia sarà raccontata in prima serata dalla Tv nazionale croata
Pubblicato il 27 set 2017
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San Leopoldo Mandić (Herceg-Novi o Castelnuovo di Cattaro, 1866 - Padova, 1942) era piccolo di statura, ma è uno dei grandi Santi venerati in territorio veneto.
Il suo santuario a Padova in piazzale Santa Croce è meta costante di visite e pellegrinaggi di fedeli da ogni dove. Merito della sua carismatica e inconfondibile figura, diventata un'icona: quella di un omino dalla lunga barba, vestito nel saio da frate Cappuccino, che emana un profondo magnetismo di benevolenza spirituale.
Quello che forse non tutti sanno è che la città di Bassano del Grappa, nella vita del “piccolo grande Santo”, ha svolto un ruolo fondamentale.
Un momento della registrazione dell'intervista televisiva al convento dei Cappuccini al Margnan (foto Alessandro Tich)
Proprio qui, infatti, quello che ancora si chiamava Bogdan Mandić, nato da una famiglia cattolica croata nella città del Montenegro, ha svolto il noviziato e ha vestito l'abito francescano, ricevendo il nuovo nome di “Fra Leopoldo” e impegnandosi a vivere la regola e lo spirito di San Francesco d'Assisi.
Aveva 18 anni e il luogo dove è diventato frate è il convento dei Padri Cappuccini di San Sebastiano al Margnan. Il primo passo di un lungo cammino volto all'aspirazione missionaria ed ecumenica che negli anni, nonostante il suo carattere schivo, lo portò a godere di una sconfinata devozione popolare.
Il seminario a Udine, il noviziato a Bassano, gli studi filosofici e teologici nei conventi di Santa Croce a Padova e del Santissimo Redentore a Venezia, il vicariato a Capodistria, i ministeri della confessione alla Madonna dell'Olmo di Thiene e finalmente al Convento di Santa Croce a Padova nel 1909.
Poi le peregrinazioni in giro per l'Italia dopo la rotta di Caporetto nel 1917 e nuovamente, dal 1919, il ritorno a Santa Croce a Padova. Qui, nella città di un altro Santo, e tranne una breve parentesi al convento dei Cappuccini di Fiume (Rijeka), avrebbe trovato il suo definitivo luogo di culto e di servizio, fino alla morte.
Sono le tappe principali della vita di questo piccolo frate dalla minuta corporatura e dalla smisurata grandezza d'animo, nominato Santo nel 1983 da Papa Giovanni Paolo II.
Il sogno di Leopold Mandić era quello di ritornare nella sua terra e i suoi occhi erano “sempre rivolti ad Oriente”, ma il suo servizio di ministero sacerdotale e direzione spirituale si è svolto quasi completamente da queste parti. Compresa nuovamente Bassano, dove nel 1900 venne richiamato per cinque anni al convento del Margnan come confessore.
Confessarsi con Fra Leopoldo non era una formalità religiosa, ma un'esperienza speciale. Dopo il suo ritorno al convento dei Cappuccini di Santa Croce a Padova nel 1919 gli Annali della Provincia Veneta dei Cappuccini riportano: “Nella confessione esercita un fascino straordinario per la grande cultura, per il fine intuito e specialmente per la santità della vita. A lui affluiscono non solo popolani, ma specialmente persone intellettuali e aristocratiche, professori e studenti dell'Università e il clero secolare e regolare”.
San Leopoldo Superstar: la sua iconografia fa parte dell'immaginario collettivo cattolico e su di lui sono stati scritti libri e biografie, realizzati film e documentari. Cliccando il suo nome su internet, esce una messe di informazioni. Un riscontro inevitabile per quello che è il “secondo Santo” di Padova, dove ogni anno nel mese di maggio si celebra una partecipatissima festa in suo nome, e il più famoso Santo della Croazia.
Molto meno si conosce invece dei suoi inizi giovanili bassanesi, dove si è costruito l'ABC della sua futura santità.
E così, molti interessanti dettagli sul novizio Bogdan e quindi Fra Leopoldo Mandić a Bassano saranno rivelati da una persona che, in fatto di divulgazione storica al grande pubblico, se ne intende davvero.
Il suo nome è Robert Knjaz: conduttore e autore televisivo della HRT, la televisione nazionale croata. Un anchor-man molto popolare nel suo Paese, grazie al successo della trasmissione di intrattenimento culturale “Hrvatski Velikani” (“I grandi della Croazia”) nella quale, con piglio simpatico e stile brioso, racconta le figure dei maggiori personaggi della storia, della scienza, della letteratura e quant'altro che hanno reso onore, in Europa e nel mondo, al nome della Croazia. Basta fare un nome su tutti: Nikola Tesla.
Per la nuova stagione della serie televisiva, una puntata del programma sarà appunto dedicata a San Leopoldo Mandić. 52 minuti di trasmissione che andranno in onda nel 2018 prima di Pasqua sulla rete ammiraglia nazionale HRT 1 in prima serata, dopo il telegiornale.
La trasmissione inizierà con la parte dedicata a Bassano, per raccontare il Mandić novizio, per poi proseguire con le riprese ai conventi del Santissimo Redentore a Venezia e di Santa Croce di Padova che saranno realizzate tra domani e dopodomani.
Questa mattina Robert Knjaz, accompagnato dal cameraman Domagoj e affiancato dall'interprete Marinka Sirotnjak, si è dunque recato al convento dei Cappuccini al Margnan per effettuare la registrazione del programma. Portando con sé anche un pezzetto di Bassano del Grappa: il treppiede per le riprese fisse e la borsa-trolley per gli obiettivi della troupe della HRT sono infatti di Manfrotto.
A fare gli onori di casa, il superiore Fra Lanfranco Dalla Rizza, originario di Bessica di Loria, da appena dieci giorni nuovo Padre Guardiano del Convento di San Sebastiano: capigliatura “alternativa”, grande affabilità, disponibilità immediata.
Tra il conduttore Tv e il padre superiore si è subito instaurato il feeling giusto per una interessante chiacchierata a più riprese davanti alla videocamera.
Fra Lanfranco, nel raccontare in ripresa mobile continua e in presa diretta storia e curiosità sul futuro San Leopoldo a Bassano, ha accompagnato la troupe nei principali luoghi del convento, in gran parte tali e quali a come li aveva visti il futuro Santo nel suo noviziato e nel suo successivo servizio da confessore. La chiesa, i confessionali, il chiostro, le stanzette dei novizi al primo piano, il refettorio. “Anche se Leopoldo - ha rivelato il Padre Guardiano - non mangiava tanto, soffriva spesso di stomaco.”
Tutti spazi adeguati a quello che un tempo era un convento molto frequentato da novizi e religiosi: oggi i frati del Margnan sono rimasti solamente in 16.
Quindi la visita del bellissimo giardino interno e - dulcis in fundo - la piccola cappella nell'angolo dell'orto dove il 2 maggio 1884 Leopoldo Mandić vestì l'abito religioso.
“È l'unico luogo del convento dove possiamo dire che Leopoldo è sicuramente stato - ha spiegato con sagacia Fra Lanfranco -. Ai suoi tempi nessuno ha annotato con esattezza in quale stanza dormiva, in quale tavolo mangiava e in quale confessionale confessava, perché allora non si sapeva che sarebbe diventato un Santo...”.
La piacevole intervista si è sviluppata tra spiegazioni storiche e aneddoti raccontati dall'intervistato e domande curiose e battute volanti del conduttore. L'ultima domanda di Knjaz al padre superiore: “Sei felice?” Risposta: “Sì, sono felice perché sono contento del servizio che svolgo.” Abbraccio finale.
Dopo essersi accomiatata dai padri del convento, la troupe della HRT ha quindi proseguito con un giro in centro per le riprese del panorama col Ponte (ovvero col cantiere del Ponte), del Grappa in lontananza e di alcuni scorci caratteristici.
Tutto andrà in onda in prima serata dagli studi televisivi di Zagabria. Creando un ponte ideale, nel nome di San Leopoldo, con la città di Bassano del Grappa.
L'ennesima conferma che il mondo, come questo grande Santo arrivato dall'altra sponda dell'Adriatico, è piccolo.
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