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MagnaMose
Giovedì 2 aprile agli Incontri senza censura a Bassano si parla del sistema della corruzione e degli appalti nel Veneto. La serata è dedicata allo scandalo Mose, ma il tema è di un'attualità senza fine
Pubblicato il 28 mar 2015
Visto 3.588 volte
Quando si dice “stare sul pezzo”. Giovedì 2 aprile alle 20.45, per la rassegna del Incontri senza censura alla libreria La Bassanese in città, è in programma la serata sul tema “La corruzione veneta - Lo scandalo Mose”. Sottotitolo: “MagnaMose”. Il quale, spostando l'accento, può essere letto anche alla romana: “Magnàmose”.
Perché in realtà, quando si parla di tangenti, malaffare e mazzette per gli appalti, viene subito in mente lo scandalo supremo di “Roma Capitale”.
Oppure, spostandoci nella capitale economica e finanziaria d'Italia, il valzer vorticoso della corruzione per le opere dell'Expo di Milano.
Fonte immagine: blogiodonna.it
Come se il Veneto (a proposito, nelle inchieste sull'Expo sono coinvolti dei notissimi imprenditori veneti) fosse indenne dal fenomeno del saccheggio del denaro pubblico per scopi privati, o dello scialacquio di soldi privati per conquistare le prebende pubbliche. E invece purtroppo - memoria corta collettiva a parte - la nostra regione, in fatto di magna-magna istituzionalizzato, ci è dentro fino al collo. In maniera uguale, se non per certi versi ancora più grave, agli altri sistemi predatori evidenziati dalla cronaca nazionale.
Ce lo ricorda il libro “Mose - La Retata Storica”, scritto dai giornalisti del Gazzettino Gianluca Amadori, Monica Andolfatto e Maurizio Dianese, pubblicato per i tipi di Nuovadimensione.
Un lucido, documentato e cronisticamente spietato resoconto sullo scandalo Mose, scoppiato alle prime ore del mattino del 4 giugno 2014 con il blitz disposto dalla Procura veneziana che ha portato a una sfilza di arresti eccellenti, dando il via al lagunamoto che ha travolto Venezia e il Veneto e coinvolto ministri e portaborse, grandi aziende e cooperative rosse, imprenditori di ogni sorta e politici di destra e di sinistra.
La “serata senza censura” del 2 aprile sarà appunto dedicata alla Retata Storica, clamorosa punta di un iceberg del malaffare che nella terra del Leon ha trovato terreno fertilissimo. Interverranno due dei tre autori del libro-inchiesta - Gianluca Amadori, che è anche il presidente dell'Ordine dei Giornalisti del Veneto, e Maurizio Dianese - per raccontare i protagonisti, i retroscena, la cronaca, i verbali di una delle pagine più nere della storia recente del Veneto.
Sfogliando i capitoli del volume, ce n'è davvero per tutti i gusti e per tutte le tasche. Tasche riempite di soldi per salire sulla grande barca della madre suprema degli appalti pubblici: il sistema delle dighe mobili per difendere Venezia dall'acqua alta, gigantesca creatura del Consorzio Venezia Nuova e del suo dominus Giovanni Mazzacurati.
Tra i principali personaggi e interpreti di quello che purtroppo non è un romanzo ma è cronaca vera, sono elencati in ordine alfabetico: Piergiorgio Baita, numero uno della Mantovani Spa, che “conferma e ricostruisce nei verbali di interrogatorio il mondo “mazzettaro” del Mose; Renato Chisso, “assessore alle Infrastrutture della Regione Veneto, accusato con Galan di aver fatto parte del sistema corruttivo”; Giancarlo Galan, “presidente della Regione Veneto per quindici anni, accusato di aver fatto parte del sistema Mose”.
E poi ancora Giovanni Mazzacurati, presidente del Consorzio Venezia Nuova, “l'inventore del sistema Mose, fatto di mazzette e sponsorizzazioni”; Claudia Minutillo, segretaria di Giancarlo Galan quando era governatore del Veneto, “principale accusatrice, con Baita e Mazzacurati, di Chisso e Galan” e Giorgio Orsoni, all'epoca sindaco di Venezia, “accusato di finanziamento illecito per la campagna elettorale delle comunali”.
Protagonisti attorniati da una miriade di comparse nel tentacolare sistema politico-imprenditoriale che per anni, di fatto, ha costituito negli atti e negli intenti una società per azioni a scopo di lucro. Il tutto ricostruito con precisione cronistica nel libro dai tre giornalisti della redazione veneziana del quotidiano, con tanto di verbali di interrogatorio e altri documenti giudiziari che mettono nero su bianco le parole dello scandalo.
E parlarne proprio in questo periodo - tra l'altro, casualmente, ad un mese dalla partenza della campagna elettorale per le regionali - significa davvero stare sul pezzo. Perché parlare di MagnaMose non vuol dire soltanto ripercorrere la vicenda più clamorosa della recente cronaca giudiziaria del Veneto.
Significa anche affrontare alla radice le caratteristiche di un sistema di potere affaristico e corruttivo il cui Dna riemerge a più riprese anche nelle notizie di questi giorni, relative a tutt'altre inchieste della magistratura.
Neanche il tempo, infatti, di lanciare l'edizione 2015 degli Incontri senza censura di primavera, con le anticipazioni da parte dell'organizzatore Marco Bernardi di tutte le serate, compresa quella sulla corruzione veneta e lo scandalo Mose (era il 14 marzo), ed ecco che, il 16 marzo, è scoppiata la notizia-bomba degli arresti della Procura di Firenze per l'inchiesta sull'Alta Velocità e Grandi Opere.
In manette, tra gli altri, il fino allora sconosciuto al grande pubblico, ma ben noto agli addetti ai lavori Stefano Perotti, che tra i suoi plurimi incarichi professionali era anche il Direttore dei Lavori della Superstrada Pedemontana Veneta.
Incarico che, secondo le intercettazioni dell'inchiesta, l'ingegner Perotti avrebbe ottenuto grazie ai buoni uffici di Ercole Incalza, potente capo della Struttura Tecnica di Missione del Ministero delle Infrastrutture, pure arrestato su ordine della Procura fiorentina.
Il coinvolgimento di Perotti nell'inchiesta non riguarda la Pedemontana Veneta, ma è un dato di fatto - come da noi già riportato in un precedente articolo - che dopo l'arresto il suo nome è stato cancellato a tempo di record dal sito istituzionale della Pedemontana www.commissariopedemontana.it, intestato al commissario di governo per l'emergenza traffico che ha giustificato la realizzazione della superstrada in project Silvano Vernizzi. Una cancellazione contestuale all'immediata rimozione di Perotti dall'incarico da parte del Concessionario dell'infrastruttura, sostituito alla Direzione dei Lavori da un nuovo responsabile, l'ing. Adriano Turso.
Non è dato sapere se il siluramento di Perotti sia stato motivato dall'opportunità di affidarsi ad un altro professionista non coinvolto in indagini giudiziarie, oppure dalla necessità di sbarazzarsi di un nome diventato all'improvviso scomodo e imbarazzante. La vicenda, tuttavia, dimostra come il sistema delle grandi opere pubbliche, nel Veneto come nel resto d'Italia, sia il vero nervo scoperto del sistema di potere nel nostro Paese. Fatto non solo di mazzette, laddove sono state erogate, ma anche di concentrazioni di ruoli, di favori negli incarichi e di commistioni tra grandi imprese e grandi uffici.
Un Mare Magnum che non è ancora totalmente emerso: e neanche il Mose lo potrebbe contenere.
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