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Mons. Tomasi: “Tempio Ossario, facciamo chiarezza”

Dopo l'annuncio della costituzione di un Comitato per la riapertura del Tempio Ossario, l'arciprete abate di Bassano esprime la posizione della parrocchia di Santa Maria in Colle “per evitare strumentalizzazioni”

Pubblicato il 12 mag 2014
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Sulla riapertura del Tempio Ossario - tema ricorrente di questa campagna elettorale, sul quale si è anche costituito un apposito Comitato, promosso e presieduto dall'assessore Elena Donazzan - interviene con una nota ufficiale l'arciprete abate di Bassano del Grappa mons. Renato Tomasi, parroco di Santa Maria in colle, parrocchia proprietaria del sacro edificio.
“Invio un comunicato di chiarificazione - scrive mons. Tomasi nel messaggio inviato in redazione - sulla questione del Tempio Ossario, attorno alla quale la discussione non è sempre chiara.”
Lo riportiamo di seguito:

L'arciprete abate di Bassano mons. Renato Tomasi (foto: archivio Bassanonet)


Parrocchia di S. Maria in Colle - Bassano del Grappa
COMUNICATO SULLA SITUAZIONE DEL TEMPIO OSSARIO


Ho appreso che è stato costituito un Comitato per la riapertura del Tempio Ossario, e che lo stesso impegno è anche diventato materia di programmi elettorali. Ovviamente esprimo riconoscenza sincera a chi si è mosso e si sta muovendo per risolvere una situazione di stallo insostenibile, ma ritengo doveroso esprimere la posizione della Parrocchia, per evitare strumentalizzazioni.

Come è noto, il 17.06.2009 è stato siglato un Accordo di Programma tra il Comune di Bassano, la Regione Veneto, il ministero della Difesa -mediante il Commissariato per le onoranze ai caduti (Onorcaduti)-, il Ministero per i Beni Culturali. In quell’Accordo, i quattro Enti pubblici esprimevano la determinazione consensuale e condivisa di procedere al finanziamento e all’attuazione degli interventi di restauro e risanamento conservativo del Tempio Ossario. La Parrocchia di Santa Maria in Colle, proprietaria, si impegnava a trasferire la proprietà dell’edificio allo Stato, alla fine dei lavori. L’incarico della realizzazione degli interventi (a nome e per conto degli Enti sottoscrittori) fu affidato al Comune di Bassano,
A seguito degli sforamenti di spesa dovuti a situazioni imprevedibili, sopravvenute nel corso dei lavori, il Comune di Bassano comunicò agli altri Enti (Regione, Onorcaduti, Beni Culturali) la necessità di un ulteriore finanziamento, che rendesse possibile la conclusione dei lavori, ma la risposta di tutti fu che non c’erano fondi a disposizione.
La difficoltà principale venne però da Onorcaduti, il quale, dopo aver firmato l’Accordo, ha dichiarato di subordinare il passaggio di proprietà del Tempio al restauro totale dell’edificio, avanzando un’interpretazione discutibile dell’Accordo stesso. Infatti nell’atto erano previsti interventi per un quadro economico complessivo di euro 1.000.000, il che rende chiaro che si trattava di interventi parziali e di messa in sicurezza, essendo impensabile che con quella cifra fosse possibile il risanamento totale dell’edificio. Il passaggio di proprietà restava e resta comunque l’obbiettivo finale dell’Accordo, che non può essere considerato compiuto senza tale adempimento.
Per questo motivo la situazione del Tempio Ossario non si limita al fatto economico, ma chiede una soluzione complessiva che può essere trovata solo in un tavolo comune fra tutti gli Enti firmatari dell’Accordo, in vista del completamento dello stesso con il passaggio di proprietà.

In questo contesto, la Parrocchia (a motivo della assoluta mancanza di risorse per la gestione del Tempio) non può e non intende ora accettare soluzioni diverse dall’adempimento dell’Accordo, anche circa il passaggio di proprietà.
La Parrocchia non è quindi disposta a riprendere e a riaprire un edificio inagibile, e non è nemmeno in condizione di farlo, perché, in base all’Accordo di programma, essa (per rendere possibile un intervento pubblico su un bene privato) ha trasferito il possesso del Tempio Ossario al Comune di Bassano per tutta la durata dei lavori, e fino al collaudo degli stessi, non ancora avvenuto. Tale non disponibilità vale anche qualora l’edificio fosse restaurato, ma non ci fosse la certezza totale del successivo passaggio della proprietà allo Stato.
Per queste stesse ragioni la Parrocchia (disposta ad adempiere a tutti gli obblighi assunti) non ritiene suo compito chiedere alla Regione un contributo finanziario per la conclusione dei lavori, dal momento che ciò comporterebbe per essa la possibile contropartita di oneri nuovi e diversi, con il rischio di ritrovarsi poi sulle spalle il carico ingestibile del Tempio. E d’altra parte una richiesta di finanziamento alla Regione, da parte della Parrocchia, sarebbe del tutto fuori luogo, dal momento che la Regione è uno degli Enti firmatari dell’Accordo di programma, e quindi può far arrivare il contributo attraverso quel canale, già esistente e concordato.

L’Arciprete Abate, mons. Renato Tomasi

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