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La città confusa
Discussioni, distinguo, polemiche. Il tema della “Grande Bassano” rischia già di stufare
Pubblicato il 20 feb 2020
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Parla Tizio, replica Caio, dissente Sempronio. Da quasi due settimane, e cioè da quando il G.I.S.P. di Santa Croce ha ben pensato di proporre un confronto pubblico sull'argomento tra i sindaci del comprensorio, siamo bombardati da interventi e dichiarazioni a mezzo stampa sul tema della “Grande Bassano”. Mi ci metto di mezzo anch'io, visto che anche Bassanonet sta facendo la sua parte nel tenere desta la discussione su questa ennesima chimera per la Repubblica degli Asparagi. Ma l'effetto-boomerang della questione, almeno per quanto mi riguarda, è il rischio di stufarcene prima ancora che Tizio e Caio ribattano al Sempronio di turno: perché chi di tormenton ferisce, di tormenton perisce.
Una cosa è certa: in mancanza di altri temi rilevanti riguardo all'attività dell'amministrazione comunale bassanese, di qualcosa bisognerà pur parlare.
E l'argomento della “Grande Bassano” ben si presta a riempire gli spazi mediatici che altre e più urgenti priorità amministrative non riescono ad occupare. Mi concentro su Bassano del Grappa - e non sugli altri Comuni contermini che su questo “progetto” risultano in gran parte latitanti - perché è indubbio che occuparci dell'aspirazione a diventare una “città diffusa” significa in realtà occuparci della presunta leadership di quello che dovrebbe essere il Comune di riferimento del nostro territorio. Ma qui e adesso non me ne occupo perché fonderei la tastiera a forza di scrivere. Quello su cui invece vorrei concentrare la mia e la vostra attenzione è l'indefinitezza del concetto stesso di “Grande Bassano”, su cui gli stessi sindaci intervenuti a quel confronto pubblico non hanno trovato l'accordo.
Foto Alessandro Tich
Cosa si intende, cioè, con “Grande Bassano”? Un'unica entità amministrativa, frutto di un lungo, complesso, azzardato e assai difficile processo di fusione tra gli attuali Comuni del comprensorio bassanese? Oppure un insieme di municipalità autonome, quali sono oggi i nostri Comuni, che tuttavia condividono gli stessi e identici servizi per tutti i cittadini, concordati e messi in atto a livello sovracomunale? Logica vuole che l'opzione 2 sia la più praticabile. O, se preferite, la meno impraticabile. La strada è comunque lunga e tortuosa, perché si tratta di sradicare secoli di campanilismo applicato.
La mentalità localistica è insita nelle nostre genti venete e nei loro amministratori, per la maggior parte propensi a curare prevalentemente il proprio orticello. Non si tratta necessariamente di un limite, dal momento che questo modo di vedere le cose ha prodotto quel famoso “policentrismo” che a sua volta ha generato l'epoca d'oro del Nordest economico e produttivo. Ed è un localismo convinto che alla serata del G.I.S.P. è stato ben esemplificato dai due sindaci - guardacaso, entrambi leghisti - di Cartigliano e di Rosà, Germano Racchella e Paolo Bordignon. Il primo che si è spinto a dichiarare di “essere disposto a condividere i servizi con chiunque, anche con Nove”, ma a sottolineare anche e subito dopo che “Cartigliano deve rimanere Cartigliano”. Il secondo, invece, che ha voluto puntualizzare sul progetto della “Grande Bassano” quanto segue: “Io entro a far parte di un progetto quando questo progetto mi dà una cosa in più di quello che ho già.”
Per la serie: parliamone pure, ma io distinguo. Altro che “città diffusa”. Qui ci troviamo di fronte, più che altro, a una “città confusa”.
L'ho già scritto nel mio resoconto sulla serata a Santa Croce e sono costretto a ribadirlo anche adesso. La “Grande Bassano”, per quanto ancora indefinita nei termini, altro non è che l'ennesima riproposizione del sogno di una “Bassano allargata” che ha già prodotto negli anni e nei decenni altre forme di progettualità megalomani, di cui quella attuale è diversa nel nome ma non nelle aspirazioni più o meno dichiarate.
Tentativi di grandezza che si chiamano (o si chiamavano) Provincia di Bassano del Grappa, Area Vasta, Smart City della Pedemontana. Qualche altra forma “aggregativa” degli “attori” territoriali è stata invece realizzata, come il “Forum degli Interessi dell'Area Bassanese” dei tempi che furono, ma per l'appunto si è trattato di esperienze che hanno avuto un inizio e una fine, per esaurimento effettivo e naturale di volontà politica.
Anche il progetto del Marchio d'Area per lo sviluppo dell'attrattività turistica del territorio, che oltre i promotori privati vede coinvolti i Comuni del comprensorio tramite l'IPA Pedemontana del Brenta, è costantemente fermo sulla pista di decollo. Tuttavia tra i corresponsabili del suo grave ritardo ci sono anche quelle stesse categorie economiche che risultano tra i partner del Tavolo di Marketing Territoriale e che oggi tuonano per la “latitanza di Bassano” nel percorso costitutivo della “Grande Bassano”.
Diventare grandi, in ogni senso, significa diventare adulti. Ma tra sogni per il futuro e incomprensioni del presente, Bassano del Grappa e la sua area territoriale di riferimento sembrano eternamente relegate alla fase dell'adolescenza.
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