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Sessantanni pieni di complessi
Disponibile alla Palazzo Roberti il libro che colleziona i gruppi musicali di Bassano e dintorni dal '50 a oggi
Pubblicato il 03 dic 2010
Visto 7.804 volte
Succede quando si mette in moto chi la musica l'ha divorata per tutta la sua vita. Roberto Stringa e Giovanni Riello hanno messo in piedi un progetto straordinario e unico, che fa lustro a Bassano e dintorni: Una gioventù piena di complessi è un libro che racconta sessantanni di musica bassanese, dai primi complessini alle ultime band che hanno fatto la piccola grande storia di questo territorio. Il testo verrà presentato venerdì 10 dicembre alle ore 21 nella libreria Palazzo Roberti, eccezionalmente aperta per l'occasione, dove si possono già acquistare le prime copie stampate.
Con il medesimo spirito che li ha portati a collezionare vinili e cimeli per un'intera vita, hanno passato ore a sfogliare i giornali di cinquant'anni fa, a suonare campanelli, a fare telefonate, a riappacificare e a costringere intere famiglie a ribaltare la casa in cerca di foto, locandine, dischi, e ricordi.
La copertina del testo di Roberto Stringa e Giovanni Riello.
“Con Gianni l'idea è nata dalla passione comune per la musica e per la collezione” racconta Roberto “io avevo già fatto una cosa simile qualche anno fa sul beat italiano. Ci siamo detti: perché non fare lo stesso con i gruppi di Bassano e limitrofi?” Il risultato delle prime ricerche è sorprendente: i due si trovano di fronte a una vera cornucopia di musica: “si sarebbe potuti andare avanti davvero all'infinito! Eravamo partiti con un progetto di un centinaio di band da raccontare, e ci siamo trovati con 372 pagine e 314 gruppi. Senza contare tutti quelli di cui abbiamo sentito parlare ma dei quali non abbiamo avuto notizie, che sono raccolti in fondo pagina”.
La prima foto è datata 1932, e vede il prof. Righele (oggi a un passo dai 100 anni, storico insegnante bassanese che molti over non possono aver dimenticato) imbracciare una chitarra: “cosa piuttosto rara per l'epoca. Il professore risulta inoltre essere una figura determinante per la musica bassanese degli anni cinquanta e sessanta: nel '62 costrinse addirittura il preside ad allestire nella scuola un laboratorio di fotografia e una proto-sala prove, con strumenti musicali e amplificatori. E, oltre ad avere una memoria incredibile, ha conservato negativi e cimeli dell'epoca di gruppi, che oggi quasi si son dimenticati di aver suonato insieme!”
Il lavoro si è rivelato giorno dopo giorno una vera impresa, che ha portato i due amici a mettere ordine in un marasma di aneddoti ed episodi raccontati dall'uno o dall'altro protagonista di quegli anni. Per questo, il limite della ricerca si è imposto da solo: “ci siamo dovuti fermare a Breganze, perché se ci fossimo spinti oltre sarebbe stato davvero un disastro! Per questo, nella quarta di copertina compare una stilizzazione di una strato (la leggendaria Fender Stratocaster) il cui manico è la Valsugana e la cassa il territorio coperto dal nostro progetto”.
Lo splendore di sessanta e settanta è ben descritto dal libro, con foto e racconti dalla viva voce dei protagonisti: dagli ancora attivi Lollardi, ai Green River Boys, assieme ai Beatles ad Amburgo (!), ai The Flaming Stars fino alla psichedelia e al prog di Progressive Electric Sound, La Farmacia di Turno, e molti altri, gli attori di quella scena sono tantissimi. “E pochissimi hanno proseguito a fare musica, vuoi per rapporti finiti male e ancora oggi congelati, vuoi per la naja (causa principale di rottura per le band di quegli anni)”.
Gli anni ottanta, invece, sono affidati alla voce prestigiosa di Carlo Casale, cantante dei bassanesi Frigidaire Tango, tra i più importanti portabandiera della new-wave italiana. Assieme a loro, famosissimi all'epoca anche i marosticensi Plasticost, raccontati in quattro pagine di foto, copertine e biografia.
La serata di presentazione sarà un viaggio straordinario nella musica, racconterà del beat, della rivoluzione Beatles, della pischedelia, della new-wave, di tutti quei passaggi insomma che hanno caratterizzato la musica e l'arte in genere: “perché non possono essere in alcun modo separate. Il fenomeno pop è tale quando viene generato dalla società e a sua volta la condiziona totalmente. Quando cinema, arte, letteratura e musica vengono veicolati dalla stessa esigenza, dagli stessi bisogni, dalle stesse volontà. Quando tutti questi elementi insieme raccontano una generazione. È così che è successo anche qui: chi in ritardo chi in anticipo, anche a Bassano abbiamo vissuto i momenti irripetibili di una generazione di talenti”.
Il racconto di Roberto è appassionato e sinceramente emozionato: nasconde forse già la consapevolezza di aver fatto un piccolo grande regalo a chi ha dedicato uno, due, dieci, trenta anni ad un'unica passione: la musica.
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