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Laura VicenziLaura Vicenzi
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Interviste

A tu per tu con Marco Missiroli

Marco Missiroli per "La parola agli autori"

Pubblicato il 20-06-2010
Visto 4.022 volte

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Nel presente in cui viviamo, dove possiamo disporre di nuove tecnologie, di sterminate banche dati, dove è in corso una sfida all’immaginazione e alla nostra capacità di gestione, qual è secondo te il ruolo della narrazione?

Corre un vantaggio e un rischio: il vantaggio è quello della facilità della documentazione e della possibilità di scrivere cose che “non si conoscono” con più comodità, vista la facile reperibilità delle informazioni. Il rischio è nel vantaggio: la documentazione è spesso più superficiale e si scrive di qualcosa che non si conosce veramente. Non so più se è una bella o una brutta cosa.

Marco Missiroli foto di Mattia Farronato


La vita quotidiana spesso corre sui binari di un locale: ferma in stazioni banali, avanza anestetizzata dagli scossoni, obbedisce a fischi/squilli che imperano di ripartire. L’atto consapevole dello scrivere è il partire per un viaggio, un nastro trasportatore o una scalata per altre dimensioni?

Non so se è evasione, conoscenza, denuncia, perlustrazione o semplicemente autoanalisi narcisistica. Uno scrive spesso senza sapere il perché o senza conoscere se la fonte è il proprio egoismo o una funzione sociale. Bene così, si scrive per... i tre puntini di sospensione sono necessari per una non risposta costruttiva.

Al festival è in programma un dibattito sul tema del male: interessarsi del male, anche attraverso lo strumento di decifrazione della scrittura, può fare... bene?

Sicuramente sì. La conoscenza del male è umana perché il male è l’umano. Quindi non è altro che un viaggio nell’uomo. Che cos’è la letteratura se non un viaggio nell’umanità?

L’anno prossimo ci sarà un anniversario importante, i 150 anni dell'Unità d’Italia: come leggi e come scrivi il futuro del tuo Paese?

Se la classe dirigente è la sua opposizione rimangono tali non so quali saranno i punti di arrivo. Si sposta sempre la soglia, francamente non so rispondere e questa mancata risposta mi preoccupa moltissimo.

Qual è l’idea, o l’intenzione, da cui è nato il libro che hai presentato al Piccolo Festival?

La possibilità del riscatto e della redenzione in una vita che non la prevedeva.

Riscrivi tu la quarta di copertina del tuo libro, uscendo, se vuoi, dalla logica di un discorso promozionale

A tutti è data una seconda possibilità? Non credo. In questo libro c’è questa seconda possibilità, che potrebbe essere quella di tutti noi.


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