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Laura Vicenzi
Giornalista
Bassanonet.it
Sguardi sugli ingranaggi del tempo
Fino a domenica 4 febbraio si può visitare la mostra Caravaggio, Van Dyck, Sassolino. Tre capolavori a Vicenza, alla Basilica Palladiana
Pubblicato il 05 gen 2024
Visto 5.875 volte
C’è tempo fino a domenica 4 febbraio per visitare a Vicenza la mostra "Caravaggio, Van Dyck, Sassolino. Tre capolavori a Vicenza", ospitata nella Basilica Palladiana.
Curata da Guido Beltramini e Francesca Cappelletti, inaugurata lo scorso 16 dicembre, l’esposizione alle soglie dell’Epifania, a festività natalizie non ancora concluse, ha già registrato ventimila ingressi, quota che testimonia un ampio gradimento della proposta artistica e culturale realizzata.
Grazie anche alla formula gratuita dell’ingresso, offerta ai Vicentini dall’amministrazione comunale del capoluogo, ma anche grazie al ricco programma di incontri e di eventi correlato alla mostra, tutto incentrato sull’idea dello scorrere del tempo, il progetto accasato in Basilica ha dimostrato di aver incontrato l’interesse del pubblico che ha accolto con favore l’idea di “dedicare tempo” a vedere raffigurato e a ripensare il ruolo del tempo nella vita umana e nell’esistenza materiale.
opera di Arcangelo Sassolino, alla Basilica Palladiana di Vicenza
La proposta ha dato la possibilità di ammirare da vicino tre opere di straordinaria bellezza appartenenti a diverse epoche storiche e di partecipare alle numerose attività collaterali in calendario, dai concerti allestiti nei giorni di festa agli incontri con personalità di spicco del mondo della filosofia, dell’arte e della scienza.
La visita all’esposizione, nell’arca della Basilica, essa stessa patrimonio dell’Unesco e Monumento nazionale, si può condurre senza seguire uno stretto senso cronologico. Ad accogliere, è un’opera contemporanea enorme realizzata appositamente per l’occasione da Arcangelo Sassolino, rinomato artista vicentino (di Trissino), intitolata No Memory Without Loss; poi proseguendo nella penombra si arriva a osservarli vicini: uno dei quadri più importanti al mondo, il San Girolamo di Caravaggio, realizzato nel 1606 e solitamente custodito nella Galleria Borghese a Roma e Le quattro età dell’uomo, di Antoon Van Dyck, un dipinto pressoché coevo altresì famoso del Maestro fiammingo che fece tappa a Vicenza lungo un suo viaggio a Venezia — maggior pezzo di pregio della pinacoteca di palazzo Chiericati.
Il concetto del tempo attraversa le tre opere in raffigurazione e in senso simbolico ed evocativo: nel magistrale dialogo di luce e ombra tessuto da Michelangelo Merisi detto Caravaggio, il vecchio Santo austero legge e scrive, afferma la sua vitalità attraverso gli atti consueti della conoscenza; nell’olio del maestro di Anversa si vedono raffigurate per tappe le principali fasi dell’esistenza umana (infanzia, gioventù, vita adulta e vecchiaia) coniugate in una narrazione che ne mette in risalto l’aspetto famigliare); nell’opera rosso sangue, vivente, di Sassolino, si osserva incantati un movimento circolare energetico, dissipatore, che “dice” il tempo con un linguaggio contemporaneo, coniugando la bellezza alla fisica e alla tecnologia. Si scrive da secoli e da ogni dove dei due capolavori provenienti dal Seicento, un occhio di riguardo va riservato all’opera neonata che ha un’allure cosmica, un ritmo insieme cardiaco e astrale.
Il percorso artistico e di ricerca di Sassolino è da anni costellato di successi ed è scandito da mostre personali tenute in sedi prestigiose. Un altro momento in dialogo con i grandi Maestri del passato lo ha visto protagonista alla Biennale di Arte di Venezia del 2022, per il Padiglione di Malta, con «Diplomazija Astuta», lavoro con l’acciaio che diventa luce riferito anche in quel caso all’opera di Caravaggio (il soggetto d’indagine era La decollazione di San Giovanni Battista).
L’opera ospitata in Basilica è frutto di una sua ricerca avanzata sugli oli, materiali viscosi, plasmatici, che nell’uso pur in tempi lunghi o lunghissimi implicano l’esibizione di una perdita, annunciano in un certo senso la loro fine ed evocano pensieri di caducità, di instabilità. L’enorme “quadrante” rosso, un cerchio in realtà, si trasforma in modo poco percettibile ma attimo per attimo: l’olio denso, sanguigno, continua a cadere e la rotazione si ostina a tenerlo su, nel tempo però, è annunciato, il materiale andrà a dissiparsi.
In evidenza, posta davanti agli occhi dell’osservatore, si staglia una condizione di lenta tensione, di sospensione, di imprevedibilità, e insieme, evidenziata dal colore, si avverte una sensazione di pericolo, di fallimento: tutti aspetti ineludibili della condizione umana. Il tempo ineluttabilmente altera, corrompe ma insieme ricrea, fino al finire che è insito, consentito. «Desideravo che ci fosse il realismo della materia che si trasforma, non una finzione» un impegno di rigore dichiarato da Sassolino a proposito della creazione delle sue opere, la cui cifra negli anni si è sviluppata con interventi mutuati da sistemi industriali che diventano attori nella mutazione della materia e nella rappresentazione stessa dell’opera — anche con un apprezzabile riguardo all’impatto climatico, sul fronte dei consumi energetici necessari.
Tra il ricco calendario di appuntamenti in programma a corredo dell’esposizione, domenica 28 gennaio, alle ore 18, il curatore della mostra Guido Beltramini dialogherà con Luca Illetterati e Arcangelo Sassolino.
Apertura e orari: da lunedì a domenica dalle ore 10 alle 18. In concomitanza con gli eventi della rassegna la mostra è aperta fino alle ore 20.
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