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Questa è la storia di un personaggio che all’arte ha dedicato la sua intera esistenza, checché se ne dica Luigi Pellanda è la prova del fatto che con la cultura si può mangiare.
Nato a Bassano del Grappa nel 1964, sin dai primi anni ’70 ha dimostrato uno spiccato interesse nei confronti delle diverse arti e, come autodidatta, ha messo in evidenza il suo naturale approccio alla musica, alla scultura ma soprattutto alla pittura.
Nel 1991 si dedica a un accurato studio sulla natura morta e allo stesso anno risale la sua prima esposizione personale a Bassano. Questa segnerà di fatto il suo percorso artistico e lavorativo; infatti, solamente due anni dopo, comincia a collaborare con varie gallerie d’arte a livello nazionale e, partecipando alle più importanti fiere d’arte contemporanea, il suo nome inizia a farsi conoscere sempre più nel circolo degli esperti.
Nel 2002, realizza la sua prima mostra, “Antologica 1986/2002”, curata da lui e patrocinata dal comune di Marostica, che nel giro di due settimane ottiene un riscontro molto positivo, chiamando a se quasi 9000 visitatori; nello stesso anno inizia una magnifica collaborazione con la “Galleria Cinquantasei” a Bologna, un ulteriore biglietto da visita che permette a Pellanda di diffondere le sue opere, sia a livello nazionale che internazionale.
Nel 2011 è invitato a partecipare alla Biennale di Venezia curata da Vittorio Sgarbi.
Ad aprile di quest’anno termina la terza personale presso “Art Revolution Taipei”, si tratta di un’importante manifestazione artistica asiatica che, dopo una prima esposizione di Pellanda nel 2012, l’ha richiamato a se, avendo suscitato un notevole interesse tra i visitatori.
Ma arriviamo al dunque, spostiamoci a Capri, dove in questi giorni il nostro Pellanda sta esponendo alcune delle sue opere in una mostra a cura di Alan Serri, organizzata dalla “Galleria Cinquantasei” di Bologna in collaborazione con la “Galleria Nabis”, presso cui è organizzato l’evento, dal titolo “Novecento a Capri”. Un excursus di cento anni di pittura, con opere che vanno dal 1913 al 2013, firmate da alcuni dei più grandi artisti italiani del secolo scorso: da Giacomo Balla a Carlo Carrà, Renato Guttuso, Alberto Savinio e Mario Sironi. La mostra è aperta fino al 28 settembre e l’ingresso è gratuito.
Un Caravaggio moderno che dipinge la realtà con un tecnicismo estremamente sofisticato, il quale riesce a dar vita al senso essenziale delle cose che rappresenta. Quella di Pellanda è una pittura fresca, tangibile, la cui definizione è talmente accurata da risultare fotografica; un artista che firma delle opere vive, pulsanti, dove ogni minimo dettaglio è intriso di una cura minuziosa e raffinata. L’arte che lui ci mostra non è definibile “meta-arte”, nel senso di arte fine a se stessa, che si limita al mero piacere estetico che un dipinto ben fatto può suscitare sullo spettatore; l’arte di Luigi Pellanda è una sorta di esercizio sull’intimità dell’animo umano, che rivela le verità che aleggiano nella vita quotidiana e che spesso sono invisibili ai nostri occhi.
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