Pubblicato il 28-07-2013 17:23
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Accadde un Venerdì Santo

All’interno della rassegna Women, a Valdagno e in replica al Lanificio Conte di Schio, è andato in scena il nuovo lavoro di Vitaliano Trevisan

Accadde un Venerdì Santo

foto di Chiara Tanzi, progetto liberamente tratto dal testo teatrale 4:48 Psychosis di Sarah Kane

È andato in scena in prima nazionale venerdì 26 luglio a Valdagno, e in replica ieri sera, sabato 27 luglio, al Lanificio Conte di Schio, il nuovo lavoro di Vitaliano Trevisan intitolato Good Friday Night.
Il progetto è nato dalla lettura di un articolo del Times, pubblicato nel dicembre 2001, titolato “Father helped to kill his daughter “ (Padre aiuta la figlia a uccidersi), un testo nel quale in poche righe era contenuta la sinossi di una storia a cui Trevisan ha voluto restituire tridimensionalità prestandole il linguaggio del teatro.
Tra le News, sul quotidiano compariva il pezzo scritto da Helen Rumbelow che rendicontava in breve la storia di una vita breve e del suicidio assistito che vi ha posto fine: Sarah L., una ragazza inglese ventiduenne che soffriva da depressione da otto anni, e che aveva già tentato di togliersi la vita – reduce anche da un aborto traumatico nella rappresentazione teatrale –, era stata dimessa il giorno del Venerdì Santo dalla clinica psichiatrica dove era ricoverata per aver fumato uno spinello, per avere quindi trasgredito alle regole cercando sollievo in un piccolo cocktail chimico diverso da quello stabilito dal prontuario. Quella notte, suo padre James, un portiere notturno, stette a lungo a parlare con lei, e guardarono entrambi negli occhi quel ragno nero che trasforma i pensieri in parole che, sole, non riescono a consolare. Sarah, verso il mattino gli comunicò lucidamente il suo proposito finale e gli chiese di non lasciarla sola: il padre la accontentò.
L’”apocalisse” avvenne all’alba, o meglio, “all’ora in cui si concentra la maggior parte dei suicidi, come ci ricorda tragicamente Sarah Kane nel suo testo 4:48 Psychosis", spiega Trevisan tra le note di regia. La parola "apocalisse” evoca più catastrofe che salvezza, più distruzione che guarigione e si addice al finale imprescindibile contenuto in queste scritture: guarigione e salvezza assumono l'aspetto di puro scampo di fronte alla coscienza della sussistenza del mondo "così com'è". La videro in due, in quelle ore tragiche, questa prospettiva inadeguata, intollerabile, e in più, in una visione aggiunta per sovradosaggio, hanno compreso che da lì in poi a tracciare un paesaggio vivibile potevano essere solo le matite spuntate della rassegnazione. Sarah, esausta, voleva poter disegnare altro, o nulla più, e suo padre la capì.
Nello spettacolo, al comando del piccolo regno murato e asettico che aveva accolto la ragazza per riassettarle corpo e anima, c’erano dei medici in camice bianco apparentemente materni e paterni, ma con addosso delle maschere a becco d’uccello, di quelle che si usavano a Venezia contro la peste.
In una delle scene che ritmano a frammenti la drammaturgia, fa la sua apparizione anche un prete dalla coda di scorpione, venuto a pungere l’afflitta coll’ammonimento della Storia e del peccato: la Chiesa Cattolica, si sa, vietava di tumulare in terra consacrata coloro che per nascita o per condotta di vita non si fossero uniformati alle sue regole (protestanti, ebrei e ortodossi, ma anche i suicidi, le prostitute, gli attori... ).
Il mondo che sta fuori, è rappresentato sulla scena dalla comparsa di un motociclista in viaggio verso chissà dove, dall’ombra di un albero, dallo spuntino con le fette biscottate e la Nutella… tutto vortica intorno e in qualche modo anche irrompe, infrange il silenzio, ma non trova mai un posto, non quello giusto, nell’esistenza di Sarah. Nella sua mente il tempo si dilata, è imprendibile ogni misura.
Un’overdose di tranquillanti versata in un bicchiere di succo di frutta, un sacchetto di plastica e un ballo che è un abbraccio mettono la parola fine a questa storia. James e Sarah quella notte ascoltarono la canzone preferita dalla ragazza, “You Are My Hero”, specifica l’articolo: “qui e ora” i due attori interpreti del racconto, Giancarlo Previati ed Elena Gargano, hanno chiuso la rappresentazione scomparendo dietro lo schermo in tessuto che delimitava il palco stretti in una danza struggente, seguiti dai passi del lupo.
Good Friday Night affronta un tema delicato, difficile, che il testo di Trevisan e la co-regia di Maria Vittoria Bellingeri hanno risolto per quadri, senza tante didascalie, invitando il pubblico a seguire prima di tutto le tracce di un percorso emotivo franante, i passi su ghiaia di fiume, la luna spenta.

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