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Laura Vicenzi
Giornalista
Bassanonet.it
Conversazioni sulla letteratura
Dal 13 settembre parte un ciclo di appuntamenti in biblioteca a Marostica dedicati ai libri e alla lettura
Pubblicato il 10 set 2012
Visto 3.065 volte
Inizia giovedì 13 settembre, in biblioteca a Marostica, un ciclo di incontri intitolato Conversazioni sulla letteratura. La rassegna è stata organizzata dall’associazione culturale La Fucina Letteraria e propone, nel suo proseguo autunnale, tre appuntamenti dedicati a grandi scrittori e ai loro libri: Philip Roth, Lev Nikolàevič Tolstòj e Italo Calvino. Gli incontri saranno tenuti dal professore Gianni Giolo che analizzerà tre testi scelti tra le opere degli autori: Giobbe. Romanzo di un uomo semplice,
Professore, con quale criterio sono stati individuati gli autori e i testi da proporre? C’è un filo rosso che guiderà le Conversazioni?
Il filo rosso che connette i tre autori Roth, Tolstoj e Calvino è principalmente l’idea dei classici. Ritengo che per saper scrivere e per imparare a scrivere bisogna studiare innanzittutto i classici. Ma l’idea di fondo che unisce i tre autori è la precarietà del destino umano che s’abbatte con violenza e necessità sugli individui più comuni e più deboli e li devasta fino all’annientamento. Mendel Singer un povero ebreo che prega e ama Dio e viene colpito con tutta una catena di indicibili disgrazie che lo riducono all’annientamento di se stesso e della fede in cui aveva sempre creduto, in Roth; la povera donna vittima innocente massacrata dal marito Pordnysev in preda alla gelosia, in Tolstoj; Kublai Kan è l’immagine dell'uomo apparentemente potente che si accorge che l’impero che possiede e che crede la meraviglia delle meraviglie è in realtà “uno sfacelo senza fine né forma”, in Calvino.
L’accesso alle conversazioni ha come condizione opportuna la lettura dei libri. Lei, nel corso degli incontri, offrirà la sua analisi dei testi e delle tematiche che affrontano. Ci scrive la sua quarta di copertina del libro di cui si parlerà al primo appuntamento?
Il primo libro che presenterò è Giobbe di Joseph Roth, pubblicato nel 1930. È la storia del Giobbe biblico trasportata nel nostro tempo, il tempo dell’olocausto che l’autore aveva intravisto e per questo era fuggito dalla Germania. È la storia di un ebreo semplice che vive in Volinia. È devoto, timoroso di Dio, osservante, fedele alle tradizioni, abituato a una vita tranquilla. Aspetta un figlio, il quarto, che risulta minorato. La nascita di questo figlio è l’inizio di tutta una serie di disgrazie una peggiore dell’altra che lo porta alla disperazione e alla bestemmia e alla volontà di “bruciare Dio”. Sua moglie è andata dal rabbino che gli ha predetto che il bambino guarirà, e lei vive tutta la vita sperando, inutilmente, e morirà nella disperazione, nell’attesa di un miracolo che nel nostro tempo, il tempo del silenzio di Dio, non è dato di conoscere. Il libro della precarietà umana, dell’infelicità, dell’attesa dell’imprevisto che appunto perché imprevisto può anche succedere…
Il libro di Calvino quest’anno è protagonista di un progetto su cui lavoreranno molte scuole e istituzioni del territorio. Qual è il segreto della sua attualità?
Calvino è il classico più moderno della letteratura italiana e le sue opere, anzi, sono al di là del moderno perché ci proiettano e ci portano nel futuro. La sua prosa è piena di cose: di deliziosi dettagli: li ama uno per uno: guizza con ognuno di loro; e insieme è avvolgente, sinuosa, complessa, poliedrica, multiforme. Calvino affaccia un tema e subito lo varia, l’interpreta in dieci modi diversi, dall’alto o dal basso, di diritto o di scrocio, grave, tenero, buffonesco, austero, come se la variazione fosse la vera anima della letteratura. L’architettura della sua prosa è sottilissima, perché combina insieme la gravità e la leggerezza, leggerezza sulla cui orma egli legge e rilegge, nelle Lezioni americane, tutta la letteratura italiana. Tutto in lui è leggero e cangiante, umbratile e lussureggiante, fantastico e razionale. Nella sua arte ragione e fantasia, meditazione e immaginazione si fondono insieme. Pochi scrittori come lui – ha scritto Citati – ci hanno condotto così vicini all’essenza di ogni vero libro: fatto, in parti uguali, di libertà e di necessità, di necessità e libertà, che si scambiano i ruoli e le parti, al punto che non riusciamo più a distinguere il destino dal gioco.
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