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Laura Vicenzi
Giornalista
Bassanonet.it
Telefono Amico Bassano: da oltre vent'anni, sempre in ascolto
Il 14 ottobre, in città, la presentazione del corso di formazione dedicato ai nuovi volontari
Pubblicato il 28 set 2025
Visto 3.761 volte
È in partenza dal 14 ottobre, in città, il nuovo corso che formerà i volontari del Telefono Amico.
Lo scorso 14 settembre anche a Bassano, come accaduto in tante altre piazze italiane, i volontari del Centro locale di Telefono Amico hanno allestito un gazebo per farsi conoscere, per informare sul servizio, per offrire nel contempo un punto d’ascolto e raccogliere libere offerte.
Nell’occasione, il motto scelto è stato “butta ciò che ti pesa, coltiva ciò che ti fa fiorire”, un invito a lasciare andare simbolicamente i pensieri negativi e dedicare attenzione a quanto di positivo riserva il quotidiano.
volontarie del Telefono Amico Centro di Bassano
«#nonparlarneè1suicidio» recita invece lo slogan individuato quest’anno da Telefono Amico Italia per accompagnare le attività nella Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio, che si celebra dal 2003 a livello internazionale il 10 settembre. L’appuntamento, anche formalmente, nel suo essere esplicito e usare parole non mascherate, serve a ricordare una verità spesso taciuta: parlare di suicidio è importante, perché il silenzio può diventare un compagno maligno nell’escalation del dolore. I dati, sempre in crescita dal 2015, ci dicono che l’aumento di problematiche legate all’autolesionismo, incluso l’incremento delle dipendenze, fino ad arrivare ai casi di suicidio non è un fenomeno marginale — il suicidio è la seconda causa di morte tra i giovani tra i 15 e i 29 anni.
Si è parlato di questa emergenza di recente anche all’interno della rassegna di Bassanonet Connessioni contemporanee con il professor Stefano Vicari, tra altre cose autore del libro Adolescenti interrotti. Dietro a cifre davvero allarmanti, oltre a un diffuso sentimento di malessere c’è in ombra spesso una piccola-grande comunità ferita: il disagio mentale e il dolore non riguarda soltanto chi li prova direttamente, ma lacera chi vive accanto, vittima di sensi di colpa e forme complesse di pregiudizio.
In questo contesto, la vera arma di prevenzione è la relazione di aiuto. Dare valore all’ascolto, imparare a non avere paura di chiedere vicinanza e sostegno, sapere che esistono realtà pronte a rispondere: sono questi i primi antidoti a pensieri cupi che dichiarano una difficoltà esistenziale, e che in momenti di fragilità particolare diventano insostenibili.
Telefono Amico Italia, con i suoi 20 centri sparsi sul territorio nazionale (più un centro virtuale), circa 600 volontari e un centralino unico che smista le chiamate, ha gestito lo scorso anno oltre 100 mila contatti, di cui più di seimila legati esplicitamente a problematiche di suicidio. Nel 2025 i numeri sono in aumento. Nel Veneto sono cinque i centri attivi e a Bassano, che è uno di questi, opera da oltre vent’anni un gruppo di una ventina di volontari che garantisce un servizio quotidiano, dalle ore 9 alle 24. Il numero nazionale (02 2327 2327), che si auspica presto diventerà un numero di quelli brevi e ancora più facili da ricordare, è gratuito e i volontari operano in regime di anonimato, come resta tutelato dall’anonimato chi si rivolge al servizio.
Negli ultimi anni al numero telefonico sono stati affiancati ad altri strumenti di comunicazione, più vicini alle abitudini “giovanili”: la chat WhatsApp (324 011 72 52), disponibile ogni sera dalle ore 18 alle 21, e l’e-mail (mail@micaTAI). I ragazzi sono più propensi a utilizzare queste modalità, meno esposte e percepite come più sicure.
Un suicidio non è mai solo un dramma privato, ma un evento che lascia segni profondi nel tessuto sociale. Oltre alla sensibilizzazione e al volontariato, servono con urgenza piani istituzionali, l’impegno delle amministrazioni locali, la collaborazione delle scuole, delle famiglie, del mondo della sanità e del terzo settore, con l’obiettivo primario di non lasciare da sole le persone di fronte al dolore. Nel contempo, vanno abbattuti i muri dello stigma, e devono essere diffuse informazioni corrette, con l’ottica di insegnare che chiedere aiuto non è una debolezza, ma un atto di coraggio.
Di questi aspetti legati alla presa in carico delle istituzioni si è parlato recentemente, proprio il 10 settembre, nel corso di un interessante convegno tenuto all’Ospedale di Via dei Lotti, organizzato da Telefono Amico Italia - Centro di Bassano, e AULSS7 Pedemontana.
L’iniziativa in piazza ha voluto rendere visibile ciò che di solito resta nascosto: la disponibilità ad ascoltare senza giudizio. I volontari del Telefono Amico vengono ammessi al servizio alla fine di un corso di formazione teorico e pratico sui temi dell'ascolto empatico e della relazione d'aiuto. «La formazione è di stampo rogersiano» informa Gianni Pallaro, presidente del Centro bassanese, ovvero improntata sull’accettazione e la sospensione del giudizio, sulla fiducia e sul far leva sulla capacità dell’individuo di autodeterminarsi e di trovare in sé risposte e soluzioni. Informazioni sul corso che si svolgerà in città saranno date a chi è interessato e lo farà presente alla mail bassano@telefonoamico.it. Si tratta di un corso che dura circa sei mesi e richiede una frequenza settimanale.
L’obiettivo finale è quello di far capire cosa significhi “ascoltare” le persone al telefono quando sono in una fase di emergenza emotiva.
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