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Cassazione: umiliare il coniuge è come picchiarlo

La Suprema Corte convalida la condanna inflitta dal Tribunale di Bassano a un 62enne per maltrattamenti alla moglie. “Le volgarità di un coniuge feriscono come le percosse”

Pubblicato il 29 dic 2010
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Un coniuge che riserva “comportamenti volgari ed umilianti” all'altro coniuge è esattamente come se lo picchiasse.
E' la motivazione con la quale la Sesta sezione penale della Corte di Cassazione - sentenza 45547 - ha convalidato una condanna ad otto mesi di reclusione per maltrattamenti inflitta nell'aprile 2007 dal Tribunale di Bassano del Grappa ad un 62enne, poi separatosi dalla moglie.
L'uomo, secondo la sentenza del giudice di Bassano, aveva la brutta abitudine di infliggere alla moglie “un regime di vita avvilente e mortificante”. E le volgarità di un coniuge - ha confermato la Cassazione - “feriscono come le percosse”.

Offese e umiliazioni alla moglie o al marito equivalgono dunque a pugni e calci: è il succo della sentenza della Suprema Corte destinata, come sempre, a fare giurisprudenza.

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