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Colpo di cena
Cena sul Ponte. Intervento di Andrea Cunico Jegary rivolto al direttore di Bassanonet dopo l’articolo sull’edizione 2024 del gala gastronomico: “Operazione paesana di marketing anni ‘60”. Le mie considerazioni al riguardo
Pubblicato il 29 lug 2024
Visto 13.985 volte
L’intervento, rivolto alla mia persona, mi è arrivato privatamente sul telefonino sotto forma di messaggio WhatsApp.
Solo che poi l’autore del messaggio lo ha rilanciato tale e quale su Facebook, facendolo diventare di dominio pubblico e costringendomi pertanto a prenderlo pubblicamente in considerazione.
L’autore in questione del testo è Andrea Cunico Jegary, uno degli ex Tre Tenori del tavolo di marketing territoriale e del Marchio d’Area Territori del Brenta, sempre sensibile ai resoconti o agli editoriali giornalistici laddove si uniscono le parole “promozione” e “città” ovvero “promozione” e “territorio”.
Foto Alessandro Tich
Le affermazioni di Cunico Jegary sono state scritte in reazione all’articolo “Indovina chi non viene a cena”, dedicato alla Cena sul Ponte 2024, e in particolare alle parole introduttive della prima parte del pezzo, riguardante le corsie preferenziali di Confcommercio Bassano nei confronti degli organi di informazione.
Si tratta del seguente passaggio:
“Che cos’è, fondamentalmente, la cena di gala sul Ponte di Bassano?
Che piaccia o meno, con il suo format vecchio ed immutabile da quasi trent’anni, è uno dei principali eventi di promozione d’immagine della città.”
Replica Cunico nel suo messaggio affidato ai social:
“Direttore Tich, lei sostiene davvero che questo per Bassano “è uno dei principali eventi di promozione d’immagine della città”? Verso quale dimensione culturale o quale mercato? O è vero che si celebra una operazione paesana di marketing anni ‘60 dove l’Associazione Commercianti locale incontra i suoi clienti: gli amministratori e i politici locali, gli operatori e i giornalisti allineati.”
“L’eccellenza raggiunta dai ristoratori è riconosciuta - prosegue -, ma sul piano dell’attrattività la città sopravvive nell’incapacità di innovazione, nell’assenza di una visione di territorio e - peggio - nel declino competitivo della percezione di destinazione.”
In un successivo messaggio su WhatsApp, Cunico Jegary sostiene che “non si vuole dibattito su queste dinamiche” perché “l’analisi tratteggerebbe uno scenario di consorteria”. Per questo “quanto più è temuto diventa proprio un tavolo di marketing territoriale”, dal momento che “tutto deve restare blindato (una fondazione governerà il turismo)”.
“C’è da chiedersi - conclude - come questa Bassano che cena sotto i tricolori del ponte “degli Alpini” non alzi i calici pretendendo la riapertura della ciclabile tra la Valsugana e …i Territori del Brenta.”
Ringrazio innanzitutto Andrea Cunico Jegary per il suo contributo al dibattito critico sull’argomento.
Che non è l’argomento della Cena sul Ponte in quanto tale, ma del ruolo svolto dall’annuale evento gastronomico in rapporto a una “visione di territorio” correlata all’attrattività del territorio stesso, inteso come “destinazione turistica”.
Dopodiché mi appare opportuno replicare a mia volta alle sue cortesi osservazioni.
È vero: ho affermato e ribadisco che la cena di Confcommercio sul Ponte di Bassano è uno dei principali eventi di promozione d’immagine della città.
Ho scritto “eventi” e non “manifestazioni” come possono essere Operaestate Festival oppure gli appuntamenti espositivi, e quindi manifestazioni culturali, del Museo Civico.
Dal punto di vista delle singole iniziative dedicate in città alla valorizzazione dell’eccellenza locale (storico-architettonica e paesaggistica con il Ponte ed enogastronomica con l’apporto dei ristoratori), da consegnare alla promozione della “Bassano da scoprire”, non è che il convento passi chissà quali altre cose.
Il problema è che la Cena sul Ponte di Bassano dovrebbe primariamente rivolgersi ad un pubblico non locale, che per “gustare” l’esperienza davvero unica di cenare sul Ponte palladiano dovrebbe arrivare e di corsa anche da altre province e da altre regioni, come accade ad esempio per la Cena sul Ponte di Valeggio sul Mincio, anch’essa gestita dai ristoratori locali.
Solo nell’edizione dell’anno scorso, la cena di Valeggio sopra il fiume Mincio ha richiamato quasi 3000 commensali, provenienti da tutta Italia e dall’estero, per degustare un menù a base dei famosi Tortellini di Valeggio, poeticamente (e astutamente, sotto il profilo del richiamo promozionale) denominati “Nodo d’Amore”.
Va specificato che gli spazi di Bassano del Grappa e di Valeggio sul Mincio sono completamente diversi e che sul Ponte Visconteo del Comune veronese è possibile allestire due tavolate di circa 600 metri ciascuna.
Ma è proprio questo l’aspetto che ne decreta il successo: la cena di Valeggio è un evento popolare, inclusivo; quella di Bassano è un convivio di élite, esclusivo.
Eppure le due cene condividono lo stesso prezzo di partecipazione: 140 euro a persona.
Non è quindi il costo il nodo della questione, bensì l’aspetto del suo valore aggiunto: e cioè come fare in modo che la cena bassanese si tramuti in un evento di richiamo per commensali “provenienti da tutta Italia e dall’estero”, con conseguente beneficio anche per gli alberghi e i B&B della città e del comprensorio.
Per aspirare ad avere almeno un terzo del numero dei partecipanti alla cena di Valeggio, la Cena sul Ponte di Bassano dovrebbe innanzitutto ripetersi più volte nel corso dell’anno, durante la bella stagione.
Poi dovrebbe valutare l’opportunità di cambiare il proprio assetto: passare cioè dai tavoli rotondi in stile cena da Club Service alle più capienti e “popolari” tavolate, come già positivamente sperimentato al recente pranzo sul Ponte dei partecipanti alla “Ferrari Cavalcade 2024”, il raduno Ferrari che lo scorso 3 luglio ha avuto la sua tappa finale a Bassano del Grappa.
Infine, ma è il primo aspetto da considerare: la promozione, da estendere ben oltre i confini della città e del territorio.
Come ho già rilevato nel mio articolo di resoconto sulla cena, quest’anno la promozione dell’evento è stata pressoché inesistente.
Sembra quasi, in barba a tutta la retorica su Bassano “città turistica”, che alla Confcommercio sia sufficiente riempire i 130 posti a sedere della serata gastronomica accontentandosi della partecipazione di commensali locali.
Giornalisti locali (e non ad esempio anche delle testate turistiche o gastronomiche nazionali) compresi, a patto che siano invitati.
Ed è così che uno dei principali eventi di promozione d’immagine della città si trasforma nell’ennesima occasione in cui Bassano si guarda piacevolmente allo specchio, vedendo ed ammirando solamente sé stessa.
Sinceramente non so se, come dichiara Cunico Jegary, si tratta di “una operazione paesana di marketing anni ‘60 dove l’Associazione Commercianti locale incontra i suoi clienti”.
Ma dà la netta sensazione, sotto il profilo dell’eccellenza enogastronomica bassanese che andrebbe fatta conoscere soprattutto a chi arriva da fuori, di una Ferrari volutamente bloccata dall’organizzazione con il freno a mano.
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