Attualità

“Be Stupid”: la Diesel si dà al dialetto

La nuova campagna della multinazionale di Molvena si rivolge ai dialetti locali. Da Milano a Bari, passando per Roma, tanti modi diversi di inneggiare alla “stupidità”

Pubblicato il 17 ago 2010
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Gli studiosi di comunicazione hanno già coniato il termine: “federalismo pubblicitario”. Strepitoso. Del resto, non c'è campagna mediatica della Diesel di Renzo Rosso che non scateni le reazioni, dividendone le opinioni, degli addetti ai lavori.
A suscitare così tanto interesse è la nuova versione della campagna globale “Be Stupid”, lanciata l'anno scorso dall'azienda di Molvena con il provocatorio scopo di rivalutare la “stupidità” delle persone - contrapposta all'“intelligenza” del sistema - come autentica chiave di successo nella vita.
Per la nuova stagione 2010-2011, i creativi dell'universo Diesel - per il mercato italiano - l'hanno pensata bella: abbandonare nella pubblicità il “solito” inglese e lanciare i messaggi in dialetto. Con l'obiettivo dichiarato “di avvicinarsi di più alle realtà locali e creare sempre più prossimità con il consumatore”.

Lo slogan della Diesel in versione milanese

E così - tanto per fare qualche esempio - nei manifesti Diesel a Milano si apprende che “el furb va a ciapà i rat, el stupid la topa” (“il furbo va a prendere i topi, lo stupido la topa”) oppure che “el dütür laüra, el stupid giüga al dütür” (“il dottore lavora, lo stupido gioca al dottore”).
A Bergamo, invece, i cartelloni avvertono: “Stupid ada che ghè ol negòse de Diesel a Oriosenter, pota”. (“Stupido, guarda che c' è il negozio di Diesel all'Oriocenter”).
Altra storia a Napoli, dove “'o scienziato tinne' 'e ampolle, 'o stup'd 'e pppalle” (“lo scienziato ha le ampolle, lo stupido le palle”).
Un caso a parte è quello di Bari, dove lo slogan prescelto ha scatenato un mare di discussioni: “iè megghie ies stupid, che tr’mon” (“è meglio essere stupido, che “trimone” ) dove “tr'mon” è una “parolaccia” - resa celebre (pensate un po'?) da Antonio Cassano negli spot televisivi di Sky - che dal suo significato originario, riferito a una persona dedita alla masturbazione giovanile, è passata poi ad indicare un individuo “fesso, scemotto”.
E non manca, per il Lazio, il riferimento alla capitale: “Roma fa la stupid stasera”.
La campagna proseguirà nelle altre città dello Stivale, ciascuna col suo vernacolo e i suoi coloriti modi di dire.
Un'idea - a quanto pare - che ha fatto ancora una volta centro: gli slogan dialettali della multinazionale del casual, oltre a far drizzare le antenne del pubblico e della stampa, stanno spopolando anche su facebook.
Un'ultima curiosità: Renzo Rosso lancerà i nuovi messaggi anche nel “suo” Veneto?
Be stupid, mica mona.

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