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Dì qualcosa di sinistra
Presidenze delle commissioni consiliari e legge regionale sulle case popolari: insorge la minoranza bassanese
Pubblicato il 02 ago 2019
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Dì qualcosa di sinistra. In questo momento di potere assoluto del centrodestra a Bassano, la famosa frase del film di Nanni Moretti riecheggia idealmente al Caffé dei Libri in città, dove tre esponenti di spicco del centrosinistra locale convocano la stampa per esprimere la loro vibrata protesta su due distinte questioni che stanno a cuore all'attuale minoranza. Riccardo Poletto, Roberto Campagnolo e Oscar Mazzocchin, affiancati dal consigliere regionale del PD Stefano Fracasso, puntano il dito da una parte sul totale accaparramento delle presidenze delle commissioni consiliari ad opera della nuova maggioranza e, dall'altra, sulla “iniquità” della legge sulle case popolari della Regione Veneto che ha riformulato la normativa in materia di edilizia residenziale pubblica, con preoccupanti conseguenze sociali che si stanno verificando anche nella nostra città.
Ma, come dice il saggio, andiamo per ordine. Punto primo: come sottolineato dagli esponenti di opposizione, e liberamente riformulato da chi vi scrive, in quanto alle presidenze delle commissioni consiliari permanenti del consiglio comunale la maggioranza ha voluto giocare il ruolo di asso pigliatutto. E questa cosa, sotto il profilo degli equilibri istituzionali all'interno del Palazzo, non va bene.
“È tradizione che una presidenza delle commissioni consiliari venga assegnata alle minoranze - afferma l'ex sindaco, nonché consigliere di Bassano Passione Comune Riccardo Poletto -. Tutte le Amministrazioni hanno sempre assecondato questa consuetudine. Noi abbiamo approntato un dialogo per capire quali erano le intenzioni di questa maggioranza e ci è stato risposto che, prima ancora di poter ragionare, per la sindaca era inaccettabile che un rappresentante della passata giunta, quindi o sindaco o assessore, potesse essere un presidente di commissione.” “Di fronte a questo diktat che tagliava fuori gran parte dei rappresentanti della minoranza - prosegue Poletto -, abbiamo ritenuto che fosse inaccettabile discutere in questi termini e per tutta risposta la maggioranza ha nominato come presidenti soltanto suoi rappresentanti, contravvenendo a una tradizione che è significativa anche perché significa riconoscere che si è vinto, ma anche che non il 100% dei bassanesi hanno scelto questa maggioranza e quindi una rappresentanza è legittimo che sia data anche alle minoranze.”
Roberto Campagnolo, il consigliere regionale del PD Stefano Fracasso e Riccardo Poletto (foto Alessandro Tich)
E si tratta oramai e comunque di un punto di non ritorno.
“I giochi sono fatti - conclude Poletto -. A meno che non ci sia una marcia indietro da parte della maggioranza che decide di riaprire con nuove elezioni qualche presidenza, tutte le presidenze sono in mano alla maggioranza. Certo questo non è un bel modo di iniziare i rapporti tra le diverse forze in consiglio comunale perché significa voler mettere all'angolo e non dare rappresentanza a chi comunque ha preso migliaia e migliaia di voti da parte dei bassanesi.”
Ma non di sole commissioni consiliari vive l'uomo. Ci sono questioni ben più pregnanti che bussano alla porta e che richiedono attenzione per la loro impattante rilevanza sociale. Nuovi casi di disagio, se non di vera e propria emergenza per i cittadini, vengono infatti segnalati a Bassano, come nel resto del Veneto, a seguito dell'applicazione della nuova legge regionale del 2017 sull'edilizia residenziale pubblica, che ha riformulato le modalità di calcolo dei canoni di locazione e soprattutto i requisiti degli aventi diritto al beneficio alloggiativo.
“Noi abbiamo incontrato, ed è la verità, alcuni inquilini bassanesi delle case Ater che ci hanno chiamato disperati dicendo che si sono trovati l'affitto triplicato dall'oggi al domani, l'avviso di sfratto eccetera - riferisce il consigliere comunale del PD ed ex vicesindaco Roberto Campagnolo -. Fatto salvo il principio che è corretto che ci siano dei parametri aggiuntivi per poter accedere agli alloggi popolari, bisogna però tener conto delle specifiche situazioni.”
Ma a cosa è dovuto un simile fenomeno? È presto detto: alla malefica combinazione tra un diritto precedentemente acquisito, come l'accesso alle case popolari, con altri diritti (come ad esempio la liquidazione per cessazione dell'attività lavorativa) che in qualche modo rimpinguano la disponibilità economica degli inquilini, che si trovano da un giorno all'altro “fuori quota” e non più beneficiari dell'alloggio.
“Succede che in applicazione della nuova legge sull'edilizia residenziale pubblica i nuovi criteri di determinazione del canone di affitto hanno introdotto l'indicatore Isee, ma tengono conto anche del patrimonio, mobiliare (e cioè conto corrente eccetera) e immobiliare - spiega il consigliere regionale del Partito Democratico Stefano Fracasso -. Fatto sta che questi nuovi criteri portano a un incremento di affitto, che può essere anche di tre volte, e a molti casi in cui si ha la decadenza del diritto ad usufruire dell'alloggio se si supera la soglia di 20mila euro dell'Isee.”
“Per capirci - prosegue l'esponente Dem - faccio un esempio: anziana signora di 90 anni, con un figlio che è andato in pensione e vive con lei, il figlio ha la liquidazione, la mette in banca, 45mila euro (abbiamo un caso a Padova), e questi decadono.”
“Nella stragrande maggioranza dei casi - sottolinea il consigliere regionale - si tratta di persone che hanno accantonato in conto corrente alcune decine di migliaia di euro. Quindi se l'intento della legge era quello di colpire il furbetto che si è comprato il Suv, in realtà quello che sta succedendo è che ad essere colpite sono le fasce più deboli, soprattutto gli anziani che stanno in quegli alloggi da 15-20 anni, in questi anni si sono messi da una parte qualcosa e oggi si vedono crollare addosso questa situazione.” Situazione che, tuttavia, non è al momento ancora irreversibile. “Questa legge è così perché la maggioranza ha voluto approvare questi criteri - conclude Fracasso -. Noi abbiamo chiesto di sospenderla, e andrà discussa il 3 settembre in consiglio regionale, per rivedere questi criteri e mettere delle clausole di salvaguardia.”
Intanto la minoranza bassanese anticipa la mossa e ha predisposto un Ordine del Giorno per il prossimo consiglio comunale, che se approvato impegnerà l'assemblea civica a invitare il presidente e la giunta regionale del Veneto “a sospendere l'applicazione della Legge regionale n. 39 del 3 novembre 2017 al fine di apportare le modifiche necessarie per eliminare gli effetti iniqui e distorcenti della medesima legge”. Potrà mai la maggioranza comunale a trazione leghista arrivare a sconfessare un provvedimento legislativo della maggioranza regionale a trazione leghista? Ai posteri, come sempre, l'ardua sentenza.
Ma citando il caso del sindaco di Treviso Mario Conte, fortemente critico sui nuovi parametri imposti in Regione, Roberto Campagnolo puntualizza: “Anche ai sindaci leghisti non piace questa legge.”
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