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Gli occhiali rotti
La sconfitta di Angelo Vernillo: analisi di una batosta
Pubblicato il 29 mag 2019
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E così, il nostro caro Angelo non ce l'ha fatta. Eppure di santi in Paradiso ce ne aveva, a cominciare dai quattro sindaci di Bassano che ne hanno tessuto le lodi nella passerella elettorale della sua festa di compleanno nonché presentazione pubblica alla cittadinanza al Teatro Remondini. In più, fra i tre pretendenti alla poltrona di primo cittadino, agli inizi è stato quello che si è mosso indubbiamente meglio.
Assessore comunale uscente, oratore efficace, modi affabili, buona comunicazione ai media affidata ad un professionista del settore, ottime entrature in città negli ambienti della cosiddetta società civile, esperienza amministrativa riconosciuta e la capacità di far trasformare i suoi caratteristici occhiali con la montatura bianca - idealizzati dalla sua squadra come un simbolo “per guardare oltre” - in una icona di coalizione.
Una macchina perfetta, apparentemente, per attirare il consenso di quel popolo di “moderati” che secondo le Scritture costituiscono il Dna dell'elettorato bassanese e in nome dei quali, nei vari comunicati trasmessi puntualmente in redazione, Angelo Vernillo veniva invariabilmente presentato dal suo addetto stampa come “il candidato sindaco del Centro-Centrosinistra”. E la serata al Remondini, in cui davanti al teatro gremito e col coinvolgimento di vari “testimonial” sul palco Vernillo è stato il grande protagonista, da questo punto di vista ha rappresentato un autentico capolavoro.
Foto Alessandro Tich
Eppure, in questa macchina da voti partita a mille, il meccanismo si è inceppato.
E ciò è accaduto a causa di due avarie sopravvenute al motore in corso d'opera e non più riparate: una di strategia personale e l'altra di natura più generale.
Già: perché a un certo punto - e questo è stato il guasto di strategia - il paladino dei buoni propositi Angelo Vernillo ha commesso l'errore costato caro ad altri aspiranti primi cittadini, e non della sua parte politica, prima di lui. E cioè quello di puntare con insistenza sulla denigrazione politica dell'avversario, concentrandosi oltre misura sul valore ideologico della scelta su chi votare. L'inizio della fine è avvenuto proprio alla festa al Remondini, quando nel suo discorso il candidato sindaco ha tracciato un parallelo tra la situazione politica (nazionale) odierna e la peste a Milano nel '600 raccontata dal Manzoni, individuando nella Lega la portatrice del negativo “senso comune” contro il positivo “buon senso”, alimentando “la paura” così come ai tempi di Renzo e Lucia si alimentavano “le fake news” sugli untori che propagavano il morbo.
Da allora e fino all'ultimo comizio in piazza del 24 maggio, Vernillo ha cambiato registro, inasprendo i toni della polemica nei confronti della parte opposta e dando vita a una parte finale di campagna elettorale di reciproche accuse.
Il top si è raggiunto con il caso dei due candidati della lista #Pavan Sindaco e consiglieri comunali uscenti Alessio Savona e Andrea Zonta, che piuttosto ingenuamente avevano sollevato obiezioni sulla presunta eliminazione di delibere e atti dall'albo pretorio online del Comune e su altre questioni, e ai quali il candidato sindaco del centrosinistra e assessore uscente ha replicato con inusitata veemenza minacciando azioni legali e invitando la candidata sindaco Pavan “a richiamare i suoi, visto che al momento sembrano solo annaspare e abbaiare fuori controllo”.
Questo e altri episodi hanno progressivamente sviato l'attenzione dai contenuti veri (e cioè dal programma per la città), esacerbato la contrapposizione tra i due fronti e scolorito l'immagine del sindaco moderato e equilibrato, nonché del sindaco - come dice e come vuole l'abusata formula - “di tutti i cittadini”. Tutta un'altra cosa rispetto al Vernillo ecumenico e rassicurante che si era ufficialmente presentato come candidato sindaco sul sagrato della Pieve di Santa Maria in Colle. Da un politico e amministratore esperto e scaltro come lui, che aveva iniziato la campagna elettorale democristianamente alla grande, non me lo sarei aspettato.
La vera avaria al motore, tuttavia, è stata quella di carattere più generale.
L'Angelo del centrosinistra ha infatti compiuto anche un fatale errore di presunzione.
E cioè la convinzione del fatto che incarnare la prosecuzione dell'Amministrazione uscente fosse la condizione necessaria e sufficiente per essere eletto.
La qual cosa può anche starci, ma non senza aver studiato i punti critici e le debolezze dell'ultimo governo cittadino (e non mi riferisco sempre e solo al solito Ponte) per cercare di capire come rispondere alle carenze, trasformandole in nuovi spunti di evoluzione amministrativa. In questo senso non si è presentato come un elemento di novità rispetto alla stessa maggioranza che ne ha generato la candidatura, con un taglio coerente col passato ma innovativo nei contenuti, bensì come il garante della sua pedissequa continuazione, quasi che il prossimo sindaco dovesse ancora essere Riccardo Poletto, ma con un paio di occhiali bianchi. Il suo stesso slogan #Avanti ne ha suggellato la volontà di continuatore delle gesta altrui (ma anche di se stesso, in veste di assessore uscente), senza portare alla causa un qualcosa che lo distaccasse dal passato e dalla gestione amministrativa degli ultimi cinque anni.
In questo modo, e inevitabilmente, il voto amministrativo di Bassano del Grappa si è trasformato in un referendum sull'Amministrazione comunale 2014-2019. Coi risultati, e coi margini di consenso tra il vecchio e il nuovo, che tutti sappiamo.
È per questi motivi che Angelo Vernillo ha rotto gli occhiali: i bassanesi, riguardo alla visione della città, hanno cambiato ottico.
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