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Via, Almirante
A Roma si vuole intitolare una via a Giorgio Almirante. Poletto twitta: “Revisionismo storico”. Replica la Donazzan: “Almirante gigante della storia della Repubblica. Poletto pensi al Ponte e alla tenuta della sua giunta”
Pubblicato il 17 giu 2018
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Coltelli d'Italia. La notizia è questa: il consiglio comunale di Roma ha approvato una mozione, presentata da Fratelli d'Italia, per l'intitolazione di una via della capitale a Giorgio Almirante, storico segretario del MSI-Movimento Sociale Italiano, scomparso nel 1988. La notizia nella notizia è che la mozione è stata approvata con i voti di un'inedita alleanza FdI-Movimento Cinque Stelle, con una sola consigliera pentastellata, Maria Agnese Catini, che ha votato contro. Ma il sindaco pentastellato Virginia Raggi, già chiamata a fronteggiare la bufera sul nuovo stadio di Roma e che in quel momento era in Tv da Bruno Vespa, è caduta dalle nuvole. E ha chiesto quindi ai consiglieri del M5S di bloccare tutto e di preparare una mozione per “vietare l’intitolazione di strade ad esponenti del fascismo o persone che si siano esposte con idee antisemite o razziali”.
La memoria di Giorgio Almirante, figura carismatica della destra italiana e protagonista della politica nazionale del secondo dopoguerra, leader indiscusso della sua parte politica e grande oratore, divide ancora oggi le coscienze.
Portatore di una solida fede verso il Duce e il Fascismo durante il Ventennio, che non avrebbe mai rinnegato, e già componente della Repubblica Sociale Italiana, Almirante fu l'artefice di un riassetto ideologico e organizzativo del partito della fiamma tricolore che venne definito come la “politica del doppiopetto” e che rimase sempre in equilibrio tra le rivendicazioni dell'eredità fascista e l'apertura al sistema politico italiano.
Il leader del MSI Giorgio Almirante (fonte immagine: lastoriasiamonoi.rai.it)
Quello stesso sistema politico che oggi, alla notizia della mozione per l'intitolazione di una via di Roma a lui dedicata, ha inondato di post pro (categoria: “patriota”) e contro (categoria: “razzista”) le discussioni nei social. Su tutti, il durissimo intervento della comunità ebraica di Roma: “Una vergogna per la storia di questa città: chi ha ricoperto il ruolo di segretario di redazione del Manifesto per la Difesa della Razza, senza mai pentirsene, non merita una via come riconoscimento.”
A questo punto, egregi lettori, vi chiederete il motivo per cui questa accesa polemica capitolina, ma con un'eco inevitabilmente nazionale, sia argomento di un articolo di Bassanonet. E in effetti non ce ne saremmo mai occupati se il sindaco di Bassano Riccardo Poletto, in data di ieri, non avesse dedicato all'argomento un post su Twitter, rilanciato anche su Facebook.
Sui canali social il primo cittadino ha pubblicato una foto della motivazione della Medaglia d'Oro al Valor Militare della città di Bassano del Grappa, scolpita su una lapide alle Fosse Ardeatine a Roma, che furono teatro il 24 marzo 1944 dell'eccidio di 335 civili e militari italiani ad opera delle truppe di occupazione tedesche. E ha commentato: “La motivazione della Medaglia d'oro di Bassano del Grappa presso le Fosse Ardeatine. Nei giorni in cui per un misto di revisionismo storico e di agghiacciante superficialità il Consiglio Comunale di Roma decide di intitolare una via a Giorgio Almirante.”
Dunque via, Almirante. Dove “via” non è sinonimo di strada.
Ma analogamente ai contrapposti pensieri sul piano nazionale, il tweet del reggente pro tempore del Palazzo di via Matteotti ha generato reazioni anche a livello locale.
E ad insorgere contro il messaggio polettiano ci ha pensato la pasionaria di destra Elena Donazzan (e chi altri, se no?), assessore regionale del Veneto.
“Il livore di chi si scaglia contro ‘via Almirante’ - dichiara la Donazzan in un comunicato trasmesso in redazione - è la vera intolleranza che dovrebbe preoccupare noi tutti. Il sindaco di Bassano del Grappa dovrebbe aggiornare le lancette del suo orologio e portare rispetto di fronte ad un gigante della storia Repubblicana Italiana.”
“Almirante - prosegue l'assessore regionale - ebbe il merito universalmente riconosciutogli di contrastare gli impulsi di violenza che emergevano spesso durante gli anni del suo impegno politico, dimostrando in Parlamento e nelle piazze un profondo rispetto verso le Istituzioni, anche attraverso il suo stile elegante e risoluto sotto il profilo dei contenuti, sempre rispettoso dell'avversario politico e della democrazia.”
“Stiamo parlando di una persona che scelse la libertà come valore assoluto in un tempo in cui, quello del dopoguerra e degli anni di piombo, troppi persero la vita in nome di un'idea - continua l'esponente politico di Pove -. Una persona che scelse l'onore alla convenienza, schierandosi in rappresentanza dei vinti senza paura di pagarne il prezzo. Una persona che ancora oggi rappresenta il valore delle idee e della coerenza dei comportamenti, lo spirito di sacrificio e la capacità di guardare al futuro con orgoglio e responsabilità.”
“Chi decide di sostenere pretestuosamente il contrario oggi è chiaramente in malafede oltre che ignorante - conclude Elena Donazzan -. Il Sindaco di Bassano del Grappa farebbe bene a preoccuparsi del Ponte degli Alpini e della tenuta della sua stessa Giunta: la politica, intesa nel più alto dei suoi significati, evidentemente non fa per Poletto.”
Avete visto? Si parte da una questione di richiamo nazionale, fomentata dalle ferite non ancora rimarginate della storia patria, e si finisce sempre e comunque col nominare il Ponte. Un luogo dove la destra e la sinistra non sono due parti di opposta ideologia e visione delle cose, ma solamente due spalle sulle quali una visione ancora non c'è.
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