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Appalto alla baionetta
Vardanega presenta un esposto all'Autorità Nazionale Anticorruzione. Richiesto il “Riconoscimento dell'ingiusta risoluzione del contratto d'appalto disposta dal Comune” con segnalazione di “errori e omissioni” nel progetto esecutivo
Pubblicato il 15 mag 2018
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Fino adesso le controversie sul restauro del Ponte, dopo la firma del contratto nel gennaio dell'anno scorso, si sono trascinate con un'infinita serie di schermaglie tra chi ha commissionato l'appalto e chi da quell'appalto, a seguito di risoluzione contrattuale, alla fine è stato esautorato. Ma ora si parte con l'assalto alla baionetta.
I consulenti legali della Nico Vardanega Costruzioni Srl hanno trasmesso in data odierna un esposto all'ANAC, Autorità Nazionale Anticorruzione. La segnalazione della ditta all'Autorità - che, tra le sue competenze, espleta l'attività di vigilanza nell'ambito dei contratti pubblici, degli incarichi e dei servizi e forniture in ogni settore della pubblica amministrazione - è stata redatta nel formulario relativo alla presentazione di esposti per contratti di lavori.
Il “soggetto segnalante” Giannantonio Vardanega, titolare dell'impresa di Possagno, richiede l'attivazione di un accertamento per “Riconoscimento dell'ingiusta risoluzione del contratto d'appalto disposta dal Comune di Bassano del Grappa ex art. 136 del D.Lgs. n. 163/2006 in danno all'impresa appaltatrice per evitare una risoluzione in base all'art. 132, comma 4, D. Lgs. 163/2006 per errori ed omissioni del progetto esecutivo, nonché per indisponibilità parziale delle aree interessate dall'intervento.”
Sorrisi e strette di mano dopo la firma del contratto d'appalto il 17 gennaio 2017 (archivio Bassanonet)
E già qua, egregi lettori, dobbiamo farci un veloce ripassino della normativa del settore sulla quale ci siamo già fatti tutti una cultura (me compreso) attraverso gli articoli sulle vicissitudini dell'ultimo mese riguardanti il contrastato rapporto tra l'ex appaltatore e la “Stazione Appaltante” e cioè il Comune di Bassano.
L'articolo 136 del Decreto Legislativo 163/2006 (Codice dei Contratti Pubblici) è appunto quello che regola la “Risoluzione del contratto per grave inadempimento, grave irregolarità e grave ritardo”, applicato dal provvedimento del Comune che ha disposto la rescissione in danno del rapporto contrattuale con Vardanega.
L'articolo 132 del medesimo Codice legislativo riguarda invece tutta la tematica delle “varianti in corso d'opera”. Può bastare, per capire i contenuti che seguono.
L'esposto specifica l'oggetto del contratto (“Contratto d'appalto per i lavori di ripristino e consolidamento del Ponte Vecchio detto anche Ponte degli Alpini”), il nome del Responsabile del Procedimento (il RUP Diego Pozza), la procedura di affidamento (“Procedura negoziata per ragioni di estrema urgenza”), l'importo a base d'asta (4.947.775,24 euro) e l'importo contrattuale (3.999.579,59 euro), la fase attuale della procedura (“Risoluzione del contratto d'appalto”) e i provvedimenti adottati dalla Stazione Appaltante (“Determinazione dirigenziale n. 634 del 03/05/2018 di risoluzione in danno all'appaltatore del contratto d'appalto”).
La segnalazione vera e propria all'Autorità Nazionale Anticorruzione è contenuta nei due riquadri relativi alla “Descrizione delle anomalie e/o irregolarità riscontrate nella procedura” e alla “Indicazione delle norme che si ritengono violate”.
Riguardo alle anomalie e/o irregolarità, la ditta denuncia che “il progetto esecutivo presenta una serie di errori e omissioni” che peraltro erano già stati segnalati dalla stessa impresa di Possagno in un precedente esposto all'ANAC dell'8 maggio 2017.
Viene contestata, in primo luogo, l'”inadeguatezza dello stato di fatto”.
“Nonostante la struttura avesse subito dei cedimenti importanti ed improvvisi, prima della sua approvazione, il progetto non è stato adeguato - lamenta l'esposto -, talché le lavorazioni di riallineamento verticale ed orizzontale delle pile cedute non sono state definite con conseguente impossibilità del loro avvio.”
“Il progetto - continua il testo - prevede delle forniture che non sono disponibili sul mercato: legname massiccio di grosse dimensioni con umidità indisponibile sul mercato.” “L'Amministrazione - specifica quindi la denuncia - ha consegnato i lavori e ha lasciato sviluppare le opere provvisionali sebbene non avesse posto in essere gi adempimenti necessari per acquisire la disponibilità di parte delle aree interessate (cosiddetta spalla sinistra del Ponte - Convenzione Nardini).”
In merito invece alle norme che si ritengono violate, l'esposto segnala (e qui ometto i già citati riferimenti di legge al Codice dei Contratti Pubblici) che “a fronte degli errori e delle omissioni inficianti il progetto esecutivo l'Amministrazione avrebbe dovuto attivare le procedure di variante (...) invece di disporre illegittimamente la risoluzione del contratto per presunti inadempimenti dell'appaltatore”.
Viene quindi ribadita l'anomalia della consegna dei lavori da parte dell'Amministrazione nonostante l'indisponibilità della spalla sinistra del Ponte. “Malgrado la consegna dei lavori fosse solo parziale - prosegue il testo -, nel disporre la risoluzione e comminare le penali ha fatto decorrere da essa il termine di esecuzione lavori.”
Qui si conclude il contenuto dell'esposto che per fortuna nostra (di chi scrive e di chi legge) per la conformazione stessa del formulario è necessariamente molto sintetico.
Vengono allegati all'esposto i principali documenti attinenti alle contestazioni sulla procedura di appalto e di progetto: il Contratto d'Appalto del 17 gennaio 2017; la Convenzione del 3 marzo 2016 tra il Comune di Bassano e la Ditta Bortolo Nardini Spa; la determina di affidamento incarico del 6 marzo 2018 all'ing. Giorgio Rizzo, consulente incaricato dal Comune della verifica strutturale sui fabbricati di proprietà Nardini; la Pec del 20 aprile 2018 con la quale la Ditta Bortolo Nardini Spa ha negato all'impresa l'accesso ai locali della grapperia per un sopralluogo di sondaggi esplorativi riferiti ai lavori di posizionamento della trave Bailey sulla spalla sinistra del Ponte; il parere di Federlegnoarredo del 12 settembre 2017 che conferma la non disponibilità sul mercato della qualità di legno prescritta per le colonne delle stilate dal progetto esecutivo; la comunicazione di “interruzione lavori” della Vardanega del 27 aprile 2018 con contestuale richiesta al Comune di chiusura del contratto in autotutela e infine la determina dirigenziale di risoluzione contrattuale del 3 maggio 2018.
È il “malloppone” che sarà ora sottoposto al vaglio dell'ANAC nel corso di una procedura ispettiva che prevede una articolata fase istruttoria, a seguito delle cui risultanze l'Autorità potrà disporre l'archiviazione degli atti o l'apertura di eventuali procedimenti in seno alla pubblica amministrazione.
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