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Lampi di genio
“Chromatica”: dalla sorprendente mostra personale antologica di Roberto Rigon al Castello degli Ezzelini alcune considerazioni sul mondo della ceramica e sulla necessità che a Bassano riconquisti il ruolo che gli compete
Pubblicato il 13 giu 2017
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Dimenticarsi della ceramica, a Bassano, sarebbe una mancanza imperdonabile.
Eppure, nei tempi più recenti, una delle più autentiche tradizioni artigianali e artistiche del nostro territorio appare relegata al ruolo di elemento di contorno.
Qui, tra Bassano e Nove, soprattutto nei decenni passati, la ceramica d'arte e di design ha fatto la storia. Abbiamo avuto dei capiscuola e i ceramisti dalle altre parti del mondo - dall'Europa, dagli Stati Uniti e persino dal Giappone - venivano da queste parti per carpirne i segreti, studiare le nuove tendenze nell'oggettistica e nei pezzi unici, respirare novità e creatività, ispirarsi a una delle più tradizionali e insieme più avanguardiste espressioni del “made in Italy”.
Roberto Rigon tra alcune delle sue opere in mostra (foto Alessandro Tich)
I tempi da allora sono cambiati, e anche la situazione economica del comparto.
Ma la ceramica del nostro comprensorio - checché se ne dica - è ancora viva: il problema è che non ce ne accorgiamo. E mentre il Comune di Nove continua a valorizzare con mostre e manifestazioni quello che è il suo più inestimabile patrimonio, a Bassano siamo più propensi a promuovere e a presentare in vetrina, anche in chiave turistica, altre tipologie di prodotti. Non bastano i negozi di souvenir nelle vicinanze del Ponte, con i piatti decorati e altre produzioni ceramiche di serie, a colmare il gap.
Non c'è più la percezione di Bassano come “Comune della ceramica” o perlomeno come sedicente città turistica che tra le sue unicità può anche offrire - come Faenza, Orvieto o Caltagirone - il valore aggiunto di un artigianato artistico di eccellenza quale parte integrante dell'attrattività del territorio e che in quanto tale produce economia.
Se tuttavia la ceramica di Bassano e dei paesi limitrofi oggi non può ancora rivendicare ad alta voce “io ci sono”, la colpa in parte è anche degli stessi ceramisti.
Artisti maestri nel padroneggiare la materia e il disegno in cui modellarla, ma fondamentalmente gelosi del proprio lavoro e poco propensi a condividerlo al di fuori della propria azienda, a confrontarsi apertamente e a fare anche promozione integrata con altri colleghi del settore, a superare il tipico individualismo veneto per “fare rete”, come si dice oggi. Ma se queste connessioni e partecipazioni d'insieme vengono favorite da altri, allora qualcosa incomincia a muoversi.
Merito di “Lampi Creativi”: il gruppo di lavoro bassanese, fondato e condotto da Fabiola Scremin e Marco Maria Polloniato, che da qualche tempo a questa parte sta operando per ricollocare la ceramica, e con essa i nomi dei suoi protagonisti, al ruolo che le compete.
Sono ormai tante le iniziative promosse dal gruppo per alimentare il rilancio d'immagine del comparto: ad esempio la manifestazione “La ceramica c'è” nel 2015, la mostra “1946-1975: alle radici dell’innovazione” del 2016 al Museo Civico di Bassano, le mostre in villa del progetto “Extra Murum” e il tentacolare calendario di eventi “Lampi Creativi” - con esposizioni trasversali, collettive e personali e incontri con i creativi - a Bassano, Nove e in tutta la provincia di Vicenza. Ma anche l'esposizione temporanea di ceramiche d'autore sulle vetrine dei negozi sfitti del centro storico di Bassano.
Progressive tessere di un mosaico nel quale la ceramica d'arte raccoglie i suoi cocci per presentarsi finalmente nella sua interessante interezza.
L'ultimo tassello, in ordine di tempo, è di scena in questi giorni e fino al prossimo 2 luglio al Corpo di Guardia del Castello degli Ezzelini a Bassano.
Si tratta di “Chromatica - scultura e grafica”, mostra antologica personale di Roberto Rigon. Un esempio sorprendente e insieme altamente rappresentativo di un mondo straordinario, come quello della ceramica d'autore, capace di raggiungere vette espressive ai massimi livelli ma storicamente restio ad uscire allo scoperto.
Rigon, originario di Friola di Pozzoleone dove tutt'ora risiede e lavora, 89 anni portati alla grande e attualmente ancora attivo nell'opera di ricerca e di produzione ceramica, riassume in sé i caratteri dell'artigiano, dell'imprenditore e dell'artista, con riconoscimenti di carattere nazionale. Una vita intera dedicata alla sua grande e irrefrenabile passione creativa. Eppure quella di Bassano è in assoluto la sua prima mostra personale completa e gran parte dei pezzi esposti sono inediti.
Il nume tutelare dei suoi lavori è il figlio Danilo Rigon, che ha compiuto una approfondita ricerca d'archivio sulla carriera artistica del padre.
Il tutto è contenuto nel catalogo della mostra, pubblicato in italiano e in inglese, con traduzioni di Shyama Medhekar. Ma Danilo Rigon è anche un convinto depositario del presente e del futuro economico del suo settore.
Vedendoci avanti già diversi anni fa si è messo in gioco nel settore di internet e ha fondato, realizzato e coordina il portale ceramics.it, dedicato alle ceramiche di Nove e Bassano e pure in versione bilingue, che rappresenta la più ampia vetrina virtuale sulle aziende, i macchinari, i marchi, gli artisti e gli eventi che riguardano il comparto.
La stessa mostra al Corpo di Guardia - che propone una importante selezione degli esiti in scultura e grafica di Roberto Rigon lungo sei decenni, dagli anni '50 ad oggi - è frutto della sua attività di conservatore della produzione paterna, assieme a “Lampi Creativi” che cura l'esposizione. Ampliando gli orizzonti e “facendo rete” in modo concreto: l'evento è stato infatti realizzato con il contributo dell'assessorato alla Promozione del Territorio e Cultura del Comune di Bassano del Grappa, col patrocinio dei Comuni di Bassano e di Nove e dell'Associazione Italiana Città della Ceramica (AICC) e in collaborazione con l'associazione “Nove Terra di Ceramica”.
Negli spazi della torre medievale è così possibile scoprire le suggestive creazioni scultoree dell'autore, formatosi a Nove nel pieno clima di rinnovamento del secondo dopoguerra, entrando in contatto con Giovanni Petucco e Andrea Parini, e mantenendo intatto fino ad oggi l'impulso per la ricerca del proprio stile espressivo, libero da qualsiasi costrizione accademica.
Ma anche disegni e quadri - accanto a fotografie d'epoca e bozzetti - mai apparsi fino ad ora in pubblico. Testimonianze di uno spirito in perenne sfida con se stesso.
Roberto Rigon continua infatti a sperimentare, non ancora pago del proprio lavoro, ma conscio che si può sempre creare qualcosa di nuovo.
La sua biografia è anche uno spaccato di storia del distretto della ceramica.
I primi lavori in azienda presso la SICA e le Ceramiche ZAB poi Alessi, quindi la prima avventura imprenditoriale agli inizi degli anno '50 assieme a Gianni Tosin e Luigi Gheno con l'Etruria. Poi le collaborazioni con altre aziende, tra cui la San Zeno e le Ceramiche Bertoncello di Schiavon per le quali perfeziona forme e smalti di grande successo negli anni '70, e infine la nascita delle Ceramiche Rigon, assieme alla moglie Maria Luigia e ai figli. Una vita d'impresa che l'autore ha sempre e incessantemente affiancato alla propensione per l'arte e per la ricerca pittorica e scultorea, con linee dai richiami geometrici e caratterizzate soprattutto da un cromia dovuta al sapiente uso degli smalti. Manualità, forma e alchimia: è la sintesi della ceramica d'autore.
Ed è quanto si può scoprire, dopo sessant'anni di attività artistica, nella mostra di Bassano. Della serie: non è mai troppo tardi.
L'esposizione al Corpo di Guardia può rappresentare una tappa importante nel percorso di recupero del cordone ombelicale, oggi ancora spezzato in più parti, che lega la ceramica a questo territorio. Perché l'opera, e insieme la vita di Roberto Rigon non è solamente una sintesi dello spirito di iniziativa e della forza creativa di questa terra.
È anche un esempio di quei lampi di genio di cui Bassano, per riconquistare lo status di ottava città del Veneto anche nella cultura, ha fisiologicamente bisogno.
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