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È vero che i fiori si possono mangiare?
Se son rose, fioriranno. E non solo perché l'affollato appuntamento si svolge nella “Sala delle Rose” di Villa Giusti del Giardino, in città, ma anche perché lo spinoso (tanto per restare in tema) percorso del Marchio d'Area “Territori del Brenta” potrebbe finalmente far sbocciare, dopo quattro anni di non facile incubazione, i primi fiorellini.
Conoscendo ormai da lungo tempo come funzionano le cose bassanesi, uso ancora e doverosamente il verbo al condizionale.
Ma è fuor di dubbio che l'incontro pubblico “Fare Turismo”, organizzato dall'Associazione Culturale Territori del Brenta in collaborazione con l'IPA Pedemontana del Brenta, rappresenta il “punto di non ritorno” per l'ambizioso progetto che mira a trasformare un comprensorio di oltre 150mila abitanti come il nostro in un polo di attrattività turistica, sul modello dei Marchi d'Area che già funzionano da anni attorno a noi.
Il "talk" con le associazioni di categoria condotto da Paolo Massobrio (foto Alessandro Tich)
Lo scopo dell'incontro non è infatti la pura presentazione dello stato dell'arte dell'iniziativa e delle sue aggiornate prospettive, come comunque illustrato, nel suo intervento, dal copromotore del progetto TdB Massimo Vallotto.
E neppure solamente ribadire l'importanza di un Marchio d'Area - e quindi di un “brand” che identifichi una strategia condivisa per la valorizzazione del territorio - in rapporto alla gestione organizzata delle destinazioni turistiche, come spiegato dall'altro copromotore Roberto Astuni.
Il vero obiettivo è quello di “stanare” i cosiddetti portatori di interesse, categorie economiche in primis, per far emergere pubblicamente la loro disponibilità, o meno, a mettersi in gioco per l'effettiva condivisione operativa del progetto.
La sfida del Marchio d'Area non è più un esercizio preparatorio di marketing territoriale. Quanto prima dovrà strutturarsi, in compartecipazione tra Pubblico e Privato, e nascerà un ente di governo del progetto che avrà le sue strategie operative e, soprattutto, i suoi nomi e cognomi. Sarà costituito un consiglio direttivo di almeno 7 componenti (5 privati e 2 pubblici) e verrà creata un'“Agenzia per l'Attrattività del Territorio”, con una missione precisa da compiere.
Ovvero quella - come specifica il terzo copromotore di TdB Andrea Cunico Jegary - di “commissionare innovazione” e “fare comunicazione” innanzitutto non all'esterno, ma all'interno del nostro territorio. Attraverso cinque linee di intervento (Identità, Animazione, Tutoraggio, Formazione e Strategia) finalizzate a sviluppare nel territorio diffuso le competenze per “saperci raccontare” e quindi successivamente - in un'ottica di valorizzazione turistica e secondo una comunicazione esterna coordinata e unificata - raccontarlo al mondo.
Come far nascere, dunque, questa “cabina di regia” del turismo sostenibile?
La questione è ancora aperta, proprio perché non calata dall'alto ma bisognosa del contributo di tutti gli interessati. A cominciare dagli stessi enti pubblici, rappresentati dall'IPA Pedemontana del Brenta che da più di un anno a questa parte ha sposato ufficialmente il progetto.
“Il Marchio d'Area - dichiara all'incontro a nome dell'IPA Luca Ferazzoli, sindaco di Cismon del Grappa e presidente dell'Unione Montana Valbrenta - passa attraverso l'individuazione del territorio. È un tema politico, perché riguarda la pianificazione del territorio. Tuttavia l'IPA non ha funzioni amministrative, è necessario costituire un nuovo ente di governo.” “Qual è - chiede alla platea il pubblico amministratore - la dimensione ottimale del governo di un territorio? Abbiamo la capacità di fare turismo insieme? Il Marchio d'Area è la capacità di trasmettere l'emozione del territorio all'esterno. Ma si può fare solo con una governance collettiva.”
Tutti chiamati in causa, dunque. Ferazzoli, insolitamente concreto per essere un politico, traccia la road map dei passi successivi: costituire il direttivo del Marchio d'Area, istituire l'Agenzia per l'Attrattività del Territorio, decidere quale forma giuridica dare e quali risorse mettere in campo. “Riguardo alla rete pubblica - conclude il sindaco di Cismon - sarà elaborato un protocollo d'intesa sul Marchio d'Area da presentare ai consigli comunali. Di seguito si potrà pensare alla struttura, agli incarichi, eccetera.”
Così parlò la controparte pubblica. E quella privata?
Fondamentale, in questo senso, è il ruolo delle categorie economiche.
Che rivolgendosi ai propri associati possono diffondere il verbo dell'adesione al progetto che sarà portato avanti da un vertice gestionale ma che non può fare a meno della “base”, e quindi del territorio stesso, affinché la creazione e il legittimo sfruttamento economico del Marchio d'Area sia un processo “percepito” e “condiviso” dal maggior numero di portatori di interesse possibile.
E a “stanare” i presidenti e referenti delle associazioni di categoria, in un sintetico (per fortuna) ma esaustivo “talk” ci pensa il noto giornalista Paolo Massobrio, che si occupa di enogastronomia e, in quanto tale, di valorizzazione del territorio.
Cinque categorie presenti e - come sottolineato da Massobrio - risultato finale 5:0 a favore del sostegno al progetto.
Paolo Lunardi (Confcommercio) usa una metafora: “Abbiamo 150mila “addetti” e una fabbrica con macchinari ad alta tecnologia, ma non riusciamo a farla andare bene. Dal 2008 l'economia è cambiata e non riusciamo a sfruttare questa grande fabbrica. Questo è il momento importante in cui spingere sull'acceleratore.”
La vera sorpresa è l'adesione della Coldiretti, la più restia fino adesso ad accogliere la novità. Carlo Grandesso: “Il Marchio d'Area è stato accolto con malumore, ma se può essere qualcosa che serve a dare un indotto anche al mondo agricolo, allora sta bene. Per esperienze passate siamo scettici sui marchi in genere ma se il Marchio d'Area valorizza i prodotti agricoli nel mondo turistico, siamo i primi a metterci in gioco.”
Carlo Brunetti (Confindustria): “Mi auguro una parallela visione e sforzo per coinvolgere gli altri Marchi d'Area che ci circondano. Ci manca ancora una “visione”: che cosa vogliamo essere noi? Siamo pronti a comunicare e a coinvolgere i nostri associati, ma con una visione chiara dell'obiettivo da raggiungere.”
Sandro Venzo (Confartigianato): “Crederci è il minimo. Ok al darci una visione, ma serve una spinta. Sì a un tavolo delle categorie economiche su questo progetto, sì a una politica che segue come portare avanti il Marchio d'Area. Però la “missione” è trovare come monetizzare la cosa. Piano strategico, budget, pianificazione reale.”
William Beozzo (Apindustria): “Noi siamo pronti. A questo territorio non mancano la materia prima e le menti pensanti. Serve un piano industriale, stabilire i costi industriali per muoverci sul territorio. Il Marchio d'Area sui nostri siti, bolle di accompagnamento, fatture: pagine del territorio in giro per il mondo per fare il salto di qualità con un'idea collettiva e non di feudo.”
“La domanda non è cosa le categorie andranno a fare, ma cosa il gruppo andrà a fare - conclude Beozzo -. No alle sigle. Concentriamoci sui numeri, facciamo il direttivo, mettiamo giù le date e cominciamo a lavorare. Bisogna fare un Tavolo che dia comunicazioni che devono arrivare. E sconfiggere le sigle.”
Tutti d'accordo dunque, per la gioia suprema dei promotori del Tavolo di Marketing Territoriale e del progetto per il Marchio d'Area “Territori del Brenta”.
Ma la prova del fuoco, come dal “pungolo” del conduttore Massobrio, scatta da martedì prossimo, quando le buone parole espresse all'incontro dovranno essere supportate dal riscontro dei fatti. Per le categorie economiche e i loro associati quella del Marchio d'Area non è infatti una sfida qualsiasi. Bisogna crederci realmente, dedicarci del tempo, mettere a disposizione persone ed energie e - visto che ci siamo - metterci anche i schei.
Perché nessuna rosa può sbocciare senza un'adeguata dose di concime. Dopodiché bisogna pensare anche ai giardinieri. Ma intanto il progetto viene promosso all'unanimità: e già questa, a Bassano del Grappa, è una notizia.
“Forse, questa sera, è nato veramente un Tavolo.” È il commento che un noto ristoratore del territorio, presente tra il pubblico, mi rilascia al termine dell'incontro a Villa Giusti.
E non si riferisce di certo alla tavola imbandita di piccole prelibatezze del buffet che ristora i palati dei numerosi partecipanti.
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